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TAURIANOVA (RC), WEDNESDAY 02 DECEMBER 2020

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Il Governo pronto a prorogare il commissariamento della sanità calabrese L'Assessore Gianluca Gallo: «Scelta assurda e dannosa: Roma ci ripensi» Invito ai parlamentari eletti in Calabria: «Si battano per evitare uno scempio» Tilde Minasi assurdo la proroga del commissariamento della sanità in Calabria

Il Governo pronto a prorogare il commissariamento della sanità calabrese L'Assessore Gianluca Gallo: «Scelta assurda e dannosa: Roma ci ripensi» Invito ai parlamentari eletti in Calabria: «Si battano per evitare uno scempio» Tilde Minasi assurdo la proroga del commissariamento della sanità in Calabria

«Ho sperato che le indiscrezioni trapelate sulla stampa trovassero smentita. Di fronte al silenzio che suona come conferma, invito il Governo a fermarsi: una proroga del commissariamento della sanità calabrese sarebbe una catastrofe».
Lo dice l’assessore regionale all’agricoltura ed al welfare, Gianluca Gallo, commentando le anticipazioni riportate dai media in ordine alla bozza di decreto che l’Esecutivo Conte sarebbe pronto ad adottare, allo scopo di prorogare ulteriormente il commissariamento della sanità in Calabria e, al tempo stesso, a lasciare in mani commissariali anche la gestione dell’emergenza Covid-19. «Credo che al di là delle appartenenze e dei ruoli – dice Gallo – non vi sia nessuno che possa affermare che il Decreto Calabria, con il quale dal Maggio 2019 ad oggi Roma ha avocato a sé ogni scelta in fatto di sanità, abbia garantito servizi più efficienti ai calabresi. Lo stesso vale per l’emergenza pandemica: commissariati anche in questo, coi risultati che tutti conoscono e contestano». Eppure, sottolinea Gallo, «di fronte alle voci che danno per imminente la proroga del commissariamento, si registra sul fronte del centrosinistra la stessa indifferenza di quando, 10 mesi fa, il Governo tagliò di 40 milioni lo stanziamento destinato alla Forestazione calabrese. Confido che nessuno prediliga l’inerzia, per mero spirito di parte». Prosegue l’Assessore: «Per quanto ci riguarda, lanciamo l’allarme, rispetto a quello che sta per accadere, perché ci si impegni in una battaglia di libertà e civiltà: ai calabresi deve essere consentito di decidere da sé del proprio futuro». Aggiunge Gallo: «La Regione è pronta a fare la sua parte nel confronto con il Governo, ma chiediamo che i parlamentari eletti in Calabria, e con loro i sindacati e le forze vive della società calabrese, facciano altrettanto, con forza e determinazione: si induca Roma a definire, nel confronto con le parti istituzionali e sociali, una strategia che consenta di scrivere pagine di fiducia nel campo della sanità anche in Calabria. In caso contrario, non potremo che opporci ad una scelta che riteniamo scellerata e, in questo momento storico, deleteria e sciagurata».

NOTA TILDE MINASI

TILDE MINASI


Notizie per niente rassicuranti giungono dal fronte governativo sul famoso (o meglio famigerato) decreto Calabria. Ci troviamo di nuovo a combattere contro lo spettro, invisibile ma anche incapace di produrre, di un prolungamento del commissariamento della sanità regionale con tutte le conseguenze del caso ed in un momento difficile e drammatico per l’arrivo della seconda ondata del Covid19. Ricordiamo ancora le parole dell’allora ministro Giulia Grillo la quale, un anno e mezzo addietro, annunciando il via libera del Senato esultò dichiarando “riportiamo il diritto alla salute in Calabria”: i nostri corregionali, e coloro che ogni giorno si impegnano nel comparto, però, non si sono accorti di cotanto sbandierato cambiamento, e risulta persino difficile rintracciare qualche asset vantaggioso all’interno di un provvedimento che, palesemente, soltanto nelle intenzioni del governo giallorosso, avrebbe portato ad un progresso sanitario. Il debito è sempre lì, anzi addirittura peggiorato, l’assistenza latita ad ogni livello, la migrazione sanitaria è ormai un triste ‘must’. Ma invece di trovare soluzioni, invece di colmare quelli che sono gap atavici, si pensa ad allungare e rafforzare la fase commissariale, e, dalla capitale, si diffida a mezzo stampa il presidente Spirlì sulle nomine e non si supporta la regione Calabria nell’affrontare un’emergenza che, era risaputo, una volta arrivata in maniera significativa al Meridione, sarebbe stato ancor più complicato gestire proprio per le condizioni generate dai vari commissariamenti succedutesi. Normalmente, anche nella vita quotidiana, se qualcosa non produce gli effetti sperati si cerca una soluzione alternativa, non si insiste nel mantenere lo status quo, altrimenti non si tratta più di un tentativo, ma di vera e propria determinazione nel proseguire sulla strada intrapresa seppur cieca e senza sbocco. E se questo atteggiamento non può essere accettabile in via generale, lo è ancor meno quando riguarda un diritto sancito dai dettami costituzionali, quale, appunto, la salute. Si tratta di un atto di imperio, attuato esautorando le prerogative regionali sulla pelle dei calabresi, i quali, oltre alla preoccupazione di un aumento dei contagi da Covid, con tutte le difficoltà che ne conseguono, devono anche trovare il modo, ed i mezzi economici, di curare patologie, perfino quelle non molto gravi, fuori dai confini regionali. Ovviamente ci auguriamo che tutto ciò venga risparmiato al già debole settore sanitario, sperando in un ripensamento del decreto in sé o quantomeno degli stringenti parametri sui quali dovrebbe, secondo indiscrezioni, essere redatto. Così non fosse non staremo in silenzio a subire l’ennesimo sopruso.

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