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TAURIANOVA (RC), GIOVEDì 01 DICEMBRE 2022

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I Racconti della “Lanterna” "Una notte in compagnia di Giunone"

I Racconti della “Lanterna” "Una notte in compagnia di Giunone"

I Racconti della “Lanterna”

“Una notte in compagnia di Giunone”

Era una di quelle sere dove gli dei giocano a fare i dispetti, tra sortilegi e leggende narrate dai cantori epici. Dove lo scenario presente era un palcoscenico trapuntato di stelle e la temperatura aveva era come una carezza fatta con le piume di Giunone.
Si sta seduti in una panchina e si sta in compagnia del tempo, a volte traditore ed a volte dispettoso, non in quel momento non c’era un tempo però l’attesa stringeva quel nodo della cravatta che lo trasformava in un nodo scorsoio, ma non c’era nemmeno la cravatta e cosa stringeva il collo?
Si ascoltavano le onde del mare come se dovessero far emergere un Glauco che andava ad ammirare sulla spiaggia dorata di Zancle, la bella Scilla. E la paura era tanta perché quell’uomo mezzo uomo e mezzo pesce era incorporato nella mia anima indossando un paio di Stan Smith, la cravatta non c’era, quelle sì ed erano diventati un tutt’uno con il colore biancastro di quel travertino.
E mentre l’attesa si prolungava, contavo in me le spine della passione trafitte nel cuore, la melodia e i suoni inventati in quel momento.
Ecco che cambia l’aria di colpo, una musica come una sorgente di acqua chiara e il mare si adombra di quiete, tutto si ferma e tutto tace.
Una figura lieve e gentile, non era un’ombra ma portava con sé la luna in quella luce riflessa di mondi lievi. La sua anima era un falò, una vanità sospesa nell’aria e la sua bellezza come le notti d’estate e nei suoi occhi lo scintillio delle stelle.
Impetuosa nel suo passo dolce, padrona del tempo e degli istanti che, fermo e attonito come una figura marmorea ammirava quella che da lì in poi sarebbe diventata carne e bocca da perdere gli anni vacanti e senza peso.
Lei era un prodigio, un miracolo, i suoi occhi erano Identici agli dei, possono negare o donare ogni cosa. Le sue parole erano inghirlandate di risa e di mistero.
Le ore trascorse furono come in un film di Fellini, in bianco e nero, dove le ombre si forgiarono insieme in un immenso letto fatto di distanze da colmare.
Di bacio in bacio si vive guardando il mare, si vive delle onde e in quei momenti non si teme il ripetersi. Lei, un’opera di Dio dove ogni poeta può tessare la sua rete, come una perla donata dal mare, per metà donna e per metà luce divina.
Momenti in cui si dimentica la ragione del viaggio, nelle stelle in quei fiori che adornano e profumano il paesaggio è stata lasciata la nostra anima.
Dovremmo “ritornare” per riprenderla come figli del mare e delle leggende degli dei, tacendo in una luce improvvisa lì dove gli infiniti si incontrano.
(GiLar)