Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

TAURIANOVA (RC), LUNEDì 15 LUGLIO 2024

Torna su

Torna su

 
 

I Promessi Sposi – Egidio, la Monaca di Monza e i folli tumulti Con questi ultimi personaggi si conclude la narrazione del giurista blogger Giovanni Cardona sui personaggi de “I Promessi Sposi” visti sotto il profilo antropologico-criminale e sociale

I Promessi Sposi – Egidio, la Monaca di Monza e i folli tumulti Con questi ultimi personaggi si conclude la narrazione del giurista blogger Giovanni Cardona sui personaggi de “I Promessi Sposi” visti sotto il profilo antropologico-criminale e sociale
Testo-
Testo+
Commenta
Stampa

Egidio e la Monaca di Monza costituiscono la seconda coppia criminale de’ “I Promessi Sposi”, descritta con maggiore determinatezza.
Egidio è un sanguinario maniaco del decoro e dello splendore della propria casa; la monaca Geltrude, un’isterica suggestionabile, in difetto di senso morale, succube di Egidio, e trascinata nell’abbominazione e nel sangue.
Al centro, poi, dell’ispirazione manzoniana è la psicosi dei tumulti popolari e la follia del mimetismo psichico che obbliga i componenti della moltitudine ad imitare le parole ed i gesti dei circostanti che la compongono; per cui la suggestione – che si sprigiona dalla psico-fisiologia della folla – uniformizza la tinta morale dei singoli.
Per questa ragione di alterazione fisiologica, l’accolta degli individui non dà mai risultati eguali alla somma di ciascuno di essi, e lo stimolo delle circostanze nella moltitudine acquista la terribilità dell’irreparabile.
La folla può essere in potenza tutto; ma è l’occasione quella che determina l’uno o l’altro evento; specialmente l’occasione malvagia, perché la perversità è dote più attiva della bontà.
La folla (non si confonda la psicologia collettiva, di cui ci occupiamo con la psicologia sociale) è un organismo isterico che, come la donna, ha una psicologia estremista capace solo di eccessi.
Ed è splendida la pagina del Manzoni su questa alterazione morale a cui anche gli uomini normali son ridotti nella folla: “Era un incalzar e un rattenere, come un ristagno, una titubazione, un ronzio confuso di contrasti e di consulte. In questa, scoppiò in mezzo alla folla una malcelata voce: – C’è qui vicino la casa del vicario di provvisione; andiamo a far giustizia e a dare il sacco…”.
In ciascuna di queste parti opposte, anche quando “non ci siano concerti antecedenti, l’uniformità dei voleri crea un concerto istantaneo nelle operazioni…attori, spettatori, strumenti, secondo il vento”.
Tipica e fotografica l’osservazione del tafferuglio in cui l’ingenuo Renzo Tramaglino – avvicinatosi per proteggere Ferrer – venne dalla polizia indicato come capo della rivolta, cosi come i sugheri vengono a galla nel torrente che gorgoglia.
Questa limpida verità adegua al minimo il valore della testimonianza nei delitti di folla.
Il Manzoni prospetta il quadro morboso della emotività simpatetica per la quale Napoleone aveva intuito che i diritti collettivi non impegnano le responsabilità individuali; e Nietzsche osservava che la follia – la quale è un’eccezione nell’individuo – è la regola nelle sette e nelle folle.
Gli è che, siccome noi non pensiamo soltanto col nostro cervello, ma con tutto il nostro sistema nervoso, è inevitabile che l’immagine – invadendo d’improvviso gli organi che corrispondono alla percezione – provochi movimenti adatti che solo un contrordine energico ed eccezionale può sospendere.
La vespa, per esempio, ronza in un modo significativo che corrisponde per lei ad uno stato di collera e d’inquietudine; le altre vespe la odono e riproducono il ronzio per eccitamento delle loro fibre nervose.