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TAURIANOVA (RC), SABATO 10 DICEMBRE 2022

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L’eloquenza socratica Considerazioni del giurista blogger Giovanni Cardona su un processo politico

L’eloquenza socratica Considerazioni del giurista blogger Giovanni Cardona su un processo politico
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Socrate fu accusato da un prestigioso capo della democrazia, Anito, e da un mediocre cultore della poesia, Melito.
Al celebre patrono Lisia, che gli si offrì per la difesa, oppose un rifiuto: rispose, secondo Senofonte, che egli sperava che “gli Iddii gli preparassero morte pacifica; e, per il resto, si affidava ai posteri, i quali gli avrebbero resa giustizia”.
Così apparve dinanzi alla Sezione di cinquecento membri del tribunale degli Eliasti, composto da cittadini tratti a sorte nelle classi intime del popolo. Non è l’unica volta in cui l’ignoranza è prescelta a giudicare il pensiero.
L’autodifesa di Socrate sprezzò il giudizio dei magistrati e del popolo: “Se mi assolvete col patto che io più non debba filosofare, vi rispondo, a Ateniesi, che io vi amo e vi apprezzo; ma ubbidirò piuttosto a Dio che a voi, sino alla morte, con chiunque incontri, parlerò il linguaggio che ho sinora parlato“.
Nonostante quest’arringa non proprio difensiva Socrate fu condannato per soli tre voti.
Ora, secondo le leggi, lo stesso imputato poteva commutare la pena di morte chiesta dagli accusatori nell’esilio perpetuo; ma così facendo doveva riconoscersi colpevole.
Questo, Socrate non volle fare; anzi rispose alla sentenza col sarcasmo: ”Ateniesi, non l’esilio scelgo: se mi volete, preferisco di vivere sul Pritaneo a spese della repubblica”. Ottanta giudici, che prima si erano dimostrati favorevoli, protestarono contro l’inaudita tracotanza dell’imputato. Cicuta.
Processo politico, dunque: la stessa accusa di “asèbeija” (empietà contro gli Dei) è del tutto politica.
Processo in cui un difensore di professione non avrebbe certamente consentito l’errore procedurale dell’indeterminatezza dell’accusa: ”irreligiosità, corruzione della gioventù“.
Una serie di violazioni procedurali che annullerebbero la sostanza del giudizio: le contestazioni, lo svolgimento del dibattimento, il modo di votazione dei giudici, la mancanza di motivazione nella sentenza.
Ma occorre notare che il codice di procedura penale è un portato del progresso: in esso, anzi, si afferma la civiltà giuridica d’un popolo che presuppone il più alto livello dei rapporti fra Stato, società e individuo.
In sostanza, Socrate non fu un sovrano dell’eloquenza, si potrebbe dire che egli, invasato da ideologie apodittiche, non credeva che lo splendore della parola potesse rendere più efficace l’argomento suo assiomatico.
Socrate non ebbe il calore della parola.
La verità è che i discorsi di Socrate a noi pervenuti sono rivestiti dello stile di Platone, di Libanio o Senofonte; e Libanio scrive molto dopo i fatti e Senofonte è in Asia e quindi non presente, mentre Platone da alle parole del maestro un colore in parte diverso.
Tuttavia l’oratoria di Socrate rimane fra i testi dell’eloquenza politica in cause sociali: un processo politico che, pure in tempo di democrazia, con giudici popolari, atterra la libertà di opinione, tentando di vincere con la morte il supremo arbitrio del pensiero.