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TAURIANOVA (RC), LUNEDì 15 LUGLIO 2024

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I giudici di pace condannano il comune di Reggio al rimborso dei canoni di depurazione Su ricorso dell’Unione nazionale consumatori Calabria

I giudici di pace condannano il comune di Reggio al rimborso dei canoni di depurazione Su ricorso dell’Unione nazionale consumatori Calabria
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Su ricorso dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, giungono le sentenze emesse nel corso del 2014 che riconoscono il rimborso dei canoni di depurazione riferiti ad anni pregressi, per l’inadempimento del Comune di Reggio Calabria nel servizio di depurazione.

Ad affermarlo è l’Avv. Saverio Cuoco, presidente regionale dell’associazione, il quale precisa che i ricorrenti hanno fatto ricorso per aver pagato un servizio di depurazione a fronte di impianti inattivi o non funzionanti, per cui chiedevano il rimborso dei canoni versati per gli anni pregressi.

Il Giudice di Pace di Reggio Calabria, con diverse sentenze, ha dato ragione ai ricorrenti, evidenziando che il canone di depurazione non riveste carattere tributario ma tariffario, vale a dire deve corrispondere ad un servizio erogato e non può essere chiesto se i depuratori sono inattivi o non funzionanti, diversamente si incorrerebbe in una discriminazione dei cittadini che versano il tributo senza usufruire del servizio di depurazione, inquinando loro malgrado l’ambiente, rispetto a coloro che versano il tributo e si giovano invece del servizio erogato e ciò incoraggerebbe il lassismo degli enti locali a spese della salute dei cittadini e delle future generazioni danneggiate dall’inquinamento che ne scaturisce.

La stessa Corte Costituzionale con sentenza n° 335 del 2008, ha statuito che nei centri dove manca o non è funzionante un servizio centralizzato di depurazione per le acque fognarie, le società che gestiscono il servizio idrico, sia esse pubbliche o private, non possono riscuotere la somma destinata alla depurazione, il cui importo viene caricato sulle bollette degli utenti.

Per effetto di tale statuizione, coloro che hanno pagato la tariffa di depurazione ingiustamente, non avendo potuto usufruire del servizio di depurazione acque, possono chiedere la restituzione delle somme versate.

Gli avvocati Silvana Marino e Maria Vittoria Falzea, legali dell’associazione, hanno pertanto sostenuto nei ricorsi presentati dinanzi al Giudice di Pace il mancato funzionamento dei depuratori di Ravagnese e Gallico, a tale proposito una nota della Provincia e di Acquereggine, ha evidenziato come tali depuratori non adempiono alle funzioni per cui sono stati costruiti.

In particolare il depuratore di Ravagnese è precario e insufficiente a coprire i bisogni della popolazione residente, risulta essere dimensionato per 88.000 abitanti equivalenti e dovrebbe servire circa 20.000 utenze domestiche collegate alla rete fognaria dell’abitato del centro cittadino di Reggio Calabria. Nella stessa area risiedono circa 150.000 abitanti di cui solo il 70% è collegato al sistema fognario di adduzione all’impianto.

Tale impianto non ha mai rispettato i parametri chimico-fisici allo scarico, entro i limiti di emissione previsti dal D.Lgs. n° 152 del 2006 a causa del mancato funzionamento della sezione dei trattamenti preliminari e della sezione di sedimentazione secondaria ed inoltre criticità sono state riscontrate anche nel processo di disinfezione delle acque reflue che hanno impedito il normale processo di depurazione, per cui tali acque non depurate e non disinfettate sono state scaricate direttamente sulla battigia, in una zona di balneazione.

La documentazione copiosa analizzata mette in luce problemi di natura idraulica e di sovraccarico su tutto il territorio, determinati dalla commistione tra acque bianche/meteoriche e acque reflue, rilevando il malfunzionamento dell’impianto di depurazione di Ravagnese e comunque di tutti gli impianti siti in altre località.

Il Comune di Reggio Calabria inoltre, sollecitato più volte dall’Unione Nazionale Consumatori Calabria, non ha provato di aver predisposto un apposito fondo vincolato all’interno del quale far confluire le quote versate dagli utenti come previsto dalla normativa vigente in materia, che disciplina espressamente le procedure finanziarie del rimborso che i gestori devono effettuare attraverso i fondi vincolati, qualora non  impiegati per gli scopi previsti. Tali procedure di restituzione non sono state messe in atto dal Comune di Reggio Calabria, nonostante l’inattività e il mancato funzionamento degli impianti di depurazione che servono il territorio comunale.

I Giudici di Pace pertanto sulla scorta di tali considerazioni, hanno condannato il Comune di Reggio Calabria al rimborso dei canoni corrisposti per il servizio di depurazione per gli anni dal 2008 al 2012, oltre interessi e spese di giudizio.