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TAURIANOVA (RC), LUNEDì 15 LUGLIO 2024

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Gennaro Tutino e Cosenza, un legame che vale un Sigillo d’oro Hanno gridato il suo nome, lo hanno amato come uno di famiglia, e hanno gioito insieme a lui ogni domenica, sugli spalti del “Marulla”

Gennaro Tutino e Cosenza, un legame che vale un Sigillo d’oro Hanno gridato il suo nome, lo hanno amato come uno di famiglia, e hanno gioito insieme a lui ogni domenica, sugli spalti del “Marulla”

Di Mariachiara Monaco

Hanno gridato il suo nome, lo hanno amato come uno di famiglia, e hanno gioito insieme a lui ogni domenica, sugli spalti del “Marulla”. Stiamo parlando di Gennaro Tutino, attaccante del Cosenza Calcio (ma di proprietà del Parma), autore di 20 gol nel campionato di Serie B che si è da poco concluso, il quale ha ricevuto presso il Palazzo dei Bruzi, dal primo cittadino Franz Caruso, il Sigillo d’Oro della Città di Cosenza.
Una benemerenza civica che si attribuisce a personalità di spicco, distintesi in campo civile, militare, sociale, sportivo, scientifico e culturale.
Prima di Gennaro Tutino, come ha ricordato il Sindaco, l’alto riconoscimento era stato attribuito alla Madonna del Pilerio, patrona della città; al cardinale Ferdinando Filoni, Gran maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e già Nunzio apostolico del Papa in Giordania, Iraq e Filippine, e ad Anthony Rota, primo presidente italo-canadese della Camera dei Comuni di Ottawa.
Alla cerimonia hanno preso parte il presidente del Cosenza Calcio, Eugenio Guarascio, ed il segretario generale del Comune, Virginia Milano, che ha letto la motivazione dell’alta onorificenza destinata questa volta, al numero 9 più amato dell’intero territorio.
«Questa – ha detto il primo cittadino, rivolgendosi a Tutino- è una delle occasioni più importanti per la città, certamente per quella città sportiva che segue da sempre le sorti della nostra squadra del cuore, insieme alla nostra provincia che, al pari della città capoluogo, ti ama, come ti ama Cosenza».
Sì, perché la storia del centravanti che sta facendo la Storia, parte dalle pendici del Vesuvio, da Napoli. La città che ha nelle vene le prodezze di Maradona, il Santo laico, e che spera nei miracoli, quelli di San Gennaro.
Sarà solo un caso, chissà.
Sta di fatto che Gennaro Tutino, ha rianimato un’intera comunità, e grazie alle sue prodezze ha riportato, insieme a tutta la squadra, anche i più piccoli allo stadio. Perché è bello vederlo giocare: segna di testa, di destro e di sinistro, su calcio di punizione e in acrobazia.
Un mix di talento e serietà fuori dal rettangolo di gioco, che hanno reso il campione napoletano, un simbolo pronto ad unire diverse generazioni, e capace di affascinare anche, chi allo stadio non ci va mai.
Durante la cerimonia, con una sala gremita di tifosi e di giornalisti, Caruso ha ringraziato tutta la dirigenza e la squadra per aver raggiunto l’importante risultato della salvezza prima della fine del campionato. Poi rivolgendosi al campione: «Noi speriamo di raggiungere un sogno e speriamo che questo sogno possa avverarsi insieme a te, Gennaro. Sono certo che il presidente saprà valutare tutte le occasioni e le opportunità che il mercato offre, mettendo in campo tutte le sue arti per fare in modo che si possa raggiungere questo obiettivo che tu hai già raggiunto, ma è importante che tu possa farlo insieme a noi e insieme a tutta Cosenza, che da oggi, con questo riconoscimento, è la tua seconda città».
Il sogno è la serie A, è inutile nasconderlo, perché sarebbe una pecca non sognare visto il passato glorioso che intere generazioni conservano gelosamente nei più cari ricordi.
Una passato, che ha un nome ed un cognome: Gigi Marulla, e un presente che si chiama Gennaro Tutino.
Quest’ultimo, molto emozionato, dopo aver ricevuto il sigillo della Città, ha voluto ringraziare tutti: «Siete stati la mia benzina, e la mia forza. Per me è davvero un onore essere qui».
E quando gli si chiede di sciogliere l’arcano sul suo futuro, risponde: «Sapete tutti come sono legato e innamorato della città. Ho espresso altre volte il mio pensiero. Cosenza è al primo posto nella mia testa, e nella testa della mia famiglia».