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TAURIANOVA (RC), GIOVEDì 20 GENNAIO 2022

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FLI: FINI PARLERÀ ALLE 18.

FLI: FINI PARLERÀ ALLE 18.

Ci sarà Elisabetta Tulliani ad ascoltare l’atteso discorso di Gianfranco Fini questa sera alle 19 a Mirabello, dopo la rovente campagna mediatica che ha coinvolto la famiglia del presidente della Camera

FLI: FINI PARLERÀ ALLE 18. MARONI: “GOVERNO IN GIOCO”

Ci sarà Elisabetta Tulliani ad ascoltare l’atteso discorso di Gianfranco Fini questa sera alle 19 a Mirabello, dopo la rovente campagna mediatica che ha coinvolto la famiglia del presidente della CameraCi sarà Elisabetta Tulliani ad ascoltare l’atteso discorso di Gianfranco Fini questa sera alle 19 a Mirabello, dopo la rovente campagna mediatica che ha coinvolto la famiglia del presidente della Camera (e della quale l’ex leader di An non tralascerà di parlare nel suo intervento alla festa di Futuro e libertà). La Tulliani, con la quale Fini ha due figlie, è stata vicina al presidente della Camera nei passaggi più delicati del suo recente percorso politico, dal congresso fondativo del Pdl ai viaggi internazionali della terza carica dello Stato. La delicata vicenda della casa ereditata da An e, dopo la vendita ad una società offshore, abitata da Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini, ha coinvolto il presidente della Camera che ha interrotto il suo silenzio estivo con una nota di replica alle notizie del ‘Giornalè, in seguito alle quali sono state invocate nel Pdl le sue dimissioni.

MARONI: “DA MIRABELLO DIPENDE FUTURO ESECUTIVO” «Attendiamo fiduciosi quello che succederà oggi perchè da quello dipenderà probabilmente il futuro del governo e della maggioranza». Lo ha affermato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, interpellato sul discorso che Gianfranco Fini pronuncerà stasera a Mirabello. Parlando delle prospettive dell’attuale esecutivo, a margine dei lavori del Workshop Ambrosetti, Maroni ha detto: «Cerchiamo di avere una maggioranza, se non c’è si va alle elezioni, se c’è si continua. Escluderei comunque un governo con una maggioranza diversa da quella uscita dalle elezioni, sarebbe inaccettabile. Chi ha vinto le elezioni governa, chi ha perso sta all’opposizione. Non c’è alternativa». Interpellato su una tempistica di una eventuale tornata elettorale, il ministro degli Interni ha parlato di «elezioni il più presto possibile se non c’è la maggioranza». «Questo – ha spiegato Maroni – è un principio di chiarezza e di etica politica. Se tu ti presenti con alcuni compagni di avventura per vincere le elezioni e se poi questa compagine non c’è più è giusto che ti presenti agli elettori». A una domanda su un diverso orientamento riguardo alle elezioni da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il ministro ha glissato. «Sono argomenti che suscitano grande passione e tutti sono autorizzati a dire la loro»

DISCORSO ALLA FESTA DELL’API Doveva essere poco più di un saluto ed invece il ritorno di Gianfranco Fini dopo il silenzio di agosto, nell’arena della Festa dell’Api, fissa i capisaldi e la filosofia della rotta che traccerà oggi a Mirabello. «Ci sono dei momenti nei quali bisogna guardarsi dentro e dire che è arrivato il momento di fare ciò che si ritiene giusto anche se non è conveniente», molla gli ormeggi il presidente della Camera che precisa di parlare «in nome degli amici che intendono la destra in un certo modo», rivendica «il primato della politica» e la «necessità di un confronto tra le varie culture abbattendo vecchi muri». Tra chi lo incita a «mandare a casa» il premier Silvio Berlusconi e chi lo contesta come «un traditore», Fini è atteso come ospite d’onore alla Festa di Alleanza per l’Italia. La sintonia tra Fli, Api e Udc, dopo il battesimo sulla mozione Caliendo, è un futuro da costruire anche se, dirà con chiarezza il coordinatore Silvano Moffa sul palco dopo Fini, «è un’area interessante e può essere un punto di partenza per ristrutturare il centrodestra». Fin qui Fini non si spinge, limitandosi a volare alto salendo sul palco, senza però rinunciare a fissare i principi del suo impegno politico che domani disegnerà in un discorso atteso come una nuova svolta dell’ex leader di An. «La propaganda – esordisce – è un momento dell’impegno politico ma la politica è confronto di idee. Se prevale la propaganda, se ci si arrabatta in una fase convulsa e poco edificante, è naturale che un impegno alto e nobile in politica finisce per essere minoritario ma anche se minoritario è essenziale perchè è l’unico antidoto possibile per fermare la crisi di fiducia verso le istituzioni». Una rivendicazione del suo ruolo nel Pdl e una difesa della politica «con la P maiuscola perchè il primato della politica non è un’espressione demodè». E la politica del 2010 che Fini immagina è quella che non comprende «la categoria del nemico» ma solo dell’avversario e che va oltre le vecchie categorie di destra, sinistra e centro. Su grandi questioni, come la cittadinanza, la rielaborazione del welfare o le forme della democrazia il confronto è necessario «perchè altrimenti è da due decenni che si parla di riforme e poi non si realizza nulla». E perchè «in questa lunga interminabile transizione, caduto un muro, se ne alza un altro e l’impressione è che lo si faccia solo per impedire di risolvere i problemi». Parole che Francesco Rutelli, di cui Fini ricorda la stima antica a partire da un dibattito dell’83 coordinato dall’allora giornalista Andrea Ronchi, apprezza. E Bruno Tabacci spera e sprona: «Sono sicuro che faremo cose insieme anche perchè questa è un’area che si è dimostrata capace di far ragionare il governo sulle intercettazioni come sul processo breve». Non il terzo polo, «ma il primo polo che si candida al governo del paese per il XXI secolo», si spinge a pronosticare Ferdinando Adornato dell’Udc.

BINDI. MAI PROPOSTO ALLEANZA A FINI «Non ho mai proposto un’alleanza di governo a Fini». LO precisa la presidente del Pd, Rosy Bindi, a margine della festa nazionale del Pd, a Torino. «Proveremo comunque – aggiunge – a creare in questo Parlamento una maggioranza attorno alla legge elettorale, che non vuole dire creare una maggiorana di governo, e a dialogare con tutti coloro che sono disposti a difendere la Costituzione».
«È da ieri che mi diverto – aggiunge Rosy Bindi – a veder discutere giornali, tv e soprattutto i colleghi del mio partito su una proposta che non ho mai fatto». La presidente del Pd ha poi spiegato l’equivoco: «Mi hanno chiesto cosa è il nuovo Ulivo e io lo ho spiegato e ho detto che al suo interno auspicherei ci fossero Di Pietro e Vendola. Poi ho detto che vorrei una coalizione di governo che, secondo me, potrebbe allargarsi all’Udc. Noi vorremmo costruire – ha continuato – un’alleanza di governo omogenea. Se Berlusconi ci porta alle elezioni con questa legge elettorale e chiede il cambiamento della Costituzione in senso presidenzialista e secessionista, allora noi dialogheremo con tutti coloro che vogliono salvare la Costituzione».

BERLUSCONI: RINUNCIO A PROCESSO BREVE Silvio Berlusconi chiede la fiducia in Parlamento sul documento che contiene i cinque punti prioritari del programma, con una concessione a Fli ed all’opposizione (il processo breve non è più previsto) ed un avvertimento, l’alternativa a tutto questo è rappresentata solo dalle elezioni. Alla vigilia del discorso di Gianfranco Fini a Mirabello, il presidente del Consiglio pare anche voler sgombrare il campo da ogni alibi lanciando ai finiani un ulteriore appello: chi rientra nel Pdl troverà sempre amicizia e sarà ricandidato. Il premier parla in un lungo videomessaggio ai ‘Promotori della liberta« nel quale conferma la linea già espressa ieri sulla pienezza dei poteri del governo e volontà di portare a termine un programma di legislatura, completando in tempi rapidissimi l’organigramma dell’esecutivo con la nomina del ministro dello Sviluppo: la prossima settimana, con in pole il viceministro Paolo Romani. Anche se questa soluzione sarebbe accompagnata da alcuni dubbi nel Pdl soprattutto in merito al gradimento da parte del Colle. Così come dubbi ci sono anche sulla posizione di Napolitano in merito alla norma transitoria sul processo breve. Difficilmente, si ragiona in ambienti del Popolo della libertàil Quirinale potrebbe esprimere un giudizio diverso dai rilievi del Csm di qualche tempo. Da qui la riflessione che avrebbe portato a lasciar cadere questo disegno di legge. I cinque punti su cui il cavaliere chiede la fiducia alla sua maggioranza riguardano fisco, famiglia, federalismo, mezzogiorno e giustizia. Quest’ultimo tema rappresenta sempre un passaggio prioritario per il presidente del Consiglio che così motiva l’accantonamento del processo breve: »quando si tratta di giustizia e di processi non c’è una norma che non tocchi uno dei tanti processi, o meglio delle tante aggressioni che mi sono state rivolte per tentare di sovvertire il voto degli italiani, allora rassicuro: dentro la mozione sulla giustizia che porteremo all’approvazione del Parlamento prossimamente non dovrebbe esserci alcun riferimento al cosiddetto processo breve. E quindi, per favore, la sinistra la piantasse di fare tanto baccano e pensassero piuttosto al loro vuoto di idee, di programmi e di leader«. Una sinistra che per il presidente del Consiglio vorrebbe anche cambiare la legge elettorale continuando »a preferire i vecchi giochi di Palazzo«, con »l’obiettivo fin troppo scoperto di sovvertire il verdetto elettorale e di portare al governo loro stessi, cioè chi ha perso le elezioni«: un »continuo tentativo eversivo« di ribaltare il voto e »di ribaltare la democrazia con il soccorso di alcuni magistrati di sinistra«. In questo »agosto folle« pieno di polemiche da »teatrino della politica« il governo »ha solo lavorato« malgrado le »ossessioni« della sinistra, sottolinea ancora Berlusconi che quindi si rivolge ai finiani: se manca la fiducia »torneremo dagli elettori«. Ma, appunto, con una apertura : quanti, entrati in Fli, dovessero »per senso di responsabilità e per lealtà nei confronti degli elettori, decidere di restare nel gruppo del Pdl, tutti, nessuno escluso, potranno contare sulla nostra amicizia, sulla nostra solidarietà e lealtà, anche nel momento della formazione delle liste elettorali«. Una promessa, quella della ricandidatura, che scatena la reazione di Farefuturo: »No, nessuno seguirà il pifferaio di Arcore«, spara ad alzo zero Filippo Rossi sul webmagazine, evidenziando l»’ossessione« di Berlusconi per le liste che per il finiano è spia di »un’idea di politica costruita sulla promessa, sulla fedeltà personale, sul ‘premiò. Un tempo c’erano i feudi, oggi i posti in lista, ma si direbbe che poco è cambiato«. Come Rossi la pensa, nell’Idv, Luigi De Magistris, secondo cui »Per Berlusconi il Parlamento è un grande discount dove i deputati sono merce che si può spostare da uno scaffale all’altro a seconda delle sue esigenze. Ma soprattutto sono merce che si può acquistare, barattandone la fedeltà con uno strapuntino nelle liste elettorali«.