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TAURIANOVA (RC), VENERDì 01 MARZO 2024

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Emanciparsi da legami con criminalità, impegno di De Raho Il procuratore nazionale antimafia: "Amplieremo protocollo per donne e figli che vogliono liberarsi dalla 'ndrangheta. Molte richieste di aiuto dalla Calabria"

Emanciparsi da legami con criminalità, impegno di De Raho Il procuratore nazionale antimafia: "Amplieremo protocollo per donne e figli che vogliono liberarsi dalla 'ndrangheta. Molte richieste di aiuto dalla Calabria"
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“Aiutare le donne cresciute o legate a realtà mafiose che cercano scampo dalle proprie famiglie criminali e dai contesti di provenienza per l’opportunità di una nuova vita per sé e i propri figli”. E’ l’obiettivo del protocollo attivo dal gennaio 2018, sostenuto dalla Procura e il Tribunale dei Minori di Reggio Calabria insieme alla Procura nazionale Antimafia, la Presidenza del Consiglio, Libera e la Cei. “Un’azione comune con cui finora 25 donne e i relativi figli hanno lasciato il loro territorio – in gran parte la Calabria – per essere accolte e sostenute in località segrete”. Lo spiega Federico Cafiero De Raho Procuratore Nazionale Antimafia a margine della presentazione a Viale Mazzini, della quarta stagione (focalizzata in gran parte sulle donne) di Cose nostre, il programma ideato e condotto da Emilia Brandi che racconta chi si ribella alle mafie, in onda dal 4 luglio su Rai 1 per quattro puntate, in seconda serata.

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“Ci sono già altre 20 donne in attesa di essere accolte – dice De Raho – e presto amplieremo ulteriormente il protocollo, con il coinvolgimento del Miur e del Ministero di Giustizia, in modo da poterlo diffondere nelle altre regioni e avere un sostegno economico ancora piu’ robusto”. Il provvedimento “è una cosa diversa rispetto a quello dei testimoni di giustizia. Questo è una forma di sostegno economico, psicologico ed educativo per quelle donne che non hanno niente da dire ma che vogliono sradicare i figli dai luoghi di provenienza, per consentirgli di avere un’educazione normale”.

Al momento, per il protocollo “ci sono a disposizione 150mila euro su tre anni finanziati dal Dipartimento della Presidenza del Consiglio, piu’ la parte data a Libera dalla Cei, che autonomamente si è assunta l’onere di contribuire”. Vista l’iniziale attivazione del protocollo in Calabria, finora gran parte delle donne aiutate erano legate alla ‘ndrangheta, “ma lo estenderemo sempre di piu’. C’è già stato il caso di una donna con un marito in Cosa nostra, che ha appreso del protocollo dalla stampa e per salvare le figlie da quel contesto ha chiesto aiuto al Procuratore di Milano. Da lì siamo intervenuti”. De Raho è convinto che “il nostro futuro di liberazione dalle mafie dipende dal modo in cui saremo in grado di includere le famiglie che vogliono cambiare”.

In merito al programma tv che andrà in onda su Rai 1 il prossimo 4 luglio, De Raho ha detto: “Un programma come Cose nostre fa capire realmente cosa sono la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, non come quelle fiction dove il mafioso è rappresentato come un ricco che si gode la vita. Programmi come questo dimostrano che le donne che vogliono dare ai propri figli un futuro diverso e migliore, scappano dai contesti mafiosi. Questa è la prova chiara di come le mafie, che si rappresentano come ricche e potenti, siano finzioni che non corrispondono alla realtà. La ricchezza è effimera e l’esito di quelle scelte è la galera o la morte”.