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TAURIANOVA (RC), MARTEDì 11 AGOSTO 2020

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Carceri: un suicidio che non convince

Carceri: un suicidio che non convince

Non la convinceva l’ipotesi di suicidio con la quale era stata “liquidata” e “archiviata” la morte del figlio Carmelo Castro, deceduto il 28 marzo 2009 a soli 19 anni nella Casa Circondariale di Catania di Piazza Lanza, dopo soli quattro giorni dal suo arresto

Carceri: un suicidio che non convince

Non la convinceva l’ipotesi di suicidio con la quale era stata “liquidata” e “archiviata” la morte del figlio Carmelo Castro, deceduto il 28 marzo 2009 a soli 19 anni nella Casa Circondariale di Catania di Piazza Lanza, dopo soli quattro giorni dal suo arresto

 

 

CATANIA- Ora, infatti, Grazia La Venia, madre del diciannovenne, affatto soddisfatta dalle spiegazioni allora addotte, vuole vederci chiaro e, supportata dal proprio legale Vito Pirrone e dall’Associazione Antigone, chiede la riapertura del caso, archiviato il 27 luglio del 2009. Il giovane incensurato, finito in manette con l’accusa di aver preso parte, insieme ad altre due persone, ad una rapina ai danni di un tabaccaio, era stato trovato impiccato con un lenzuolo, che lui stesso avrebbe attaccato allo spigolo della branda della sua cella. L’impiccagione dunque sarebbe all’origine della “morte per asfissia”, come recita la relazione di servizio. Sebbene sulla vicenda della morte di Carmelo Castro, fino ad ora, siano state presentate tre interrogazioni parlamentari al Senato, nessuna di queste ha ottenuto una risposta. Allo scopo di accertare una volta per tutte le cause all’origine del decesso del diciannovenne, L’Associazione Antigone e l’Associazione A buon diritto di Luigi Manconi hanno quindi depositato un esposto presso la Procura di Catania in cui, evidenziando “ le eclatanti contraddizioni e le lacune” che caratterizzano le indagini, ne chiedono la riapertura. Troppe, infatti, le ombre, le incongruenze e i punti poco chiari che emergono dalla ricostruzione degli eventi e dalla lettura degli atti, a partire dalla presenza di lividi sulla schiena e sugli arti di Castro, dal suo viso gonfio, fino alle urla del ragazzo, udite dalla madre e dalla sorella rimaste per diverse ore dopo l’arresto in una piccola stanza della caserma adibita a sala di attesa. Elementi questi che non collimano o comunque non spiegano l’ipotesi di suicidio. Inoltre, si legge nell’esposto, “Nel corso delle indagini preliminari non è stato disposto il sequestro della cella, né del lenzuolo con il quale Castro si sarebbe impiccato. A questo, si aggiunga che non è stato sentito nessuno del personale di polizia penitenziaria intervenuto, né il detenuto che avrebbe portato il pranzo a Castro e che sarebbe l’ultima persona ad averlo visto ancora da vivo”. Ma l’associazione si è spinta oltre, arrivando a chiedere la riesumazione del cadavere per accertare, se ancora possibile, eventuali tracce del “pestaggio cui, secondo la denuncia della famiglia, sarebbe stato sottoposto nella caserma dei carabinieri e che sono visibili dalla stessa foto segnaletica”.

FEDERICA MATTEUCCI

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