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TAURIANOVA (RC), WEDNESDAY 25 NOVEMBER 2020

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Sanità in Calabria, Cangemi (FdI): “basta decisioni imposte dall’alto” L'esponente di FdI rimarca "l'assoluta inefficacia dei commissari come strumento di risanamento"

Sanità in Calabria, Cangemi (FdI): “basta decisioni imposte dall’alto” L'esponente di FdI rimarca "l'assoluta inefficacia dei commissari come strumento di risanamento"

Le condizioni del sistema sanitario calabrese sono, a dir poco, disastrose e il Governo nazionale non riesce ad offrire altra soluzione che la vergognosa proroga del commissariamento.
Eppure, già la prima fase dell’emergenza covid aveva messo a nudo, di fronte a tutta l’Italia, le profonde criticità della nostra sanità regionale, portando anche alla ribalta alcuni gravissimi episodi di scellerata gestione, dimostrando l’assoluta inefficacia dei Commissari come strumento di risanamento.
Basti pensare ai gravissimi problemi delle strutture ospedaliere calabresi, tutti rimasti irrisolti quando non peggiorati, nonostante gli anni di amministrazione commissariale.
Un caso emblematico, che mi tocca da vicino, è quello dell’ospedale civile di Gioia Tauro, di cui mi sto occupando, da mesi, con gli altri consiglieri del mio gruppo, Daniela Richichi e Francesca Frachea.
All’inizio della pandemia era stata ventilata la conversione del nosocomio in centro covid, erano stati effettuati alcuni lavori a tale scopo, ma la strumentazione necessaria non è mai arrivata.
Successivamente, era stato promesso dall’asp un potenziamento del presidio, con una tac già acquistata, ma mai consegnata, l’annunciata assunzione di personale a tempo indeterminato, di cui non si vede ancora neanche l’ombra, conservazione ed aumento dei posti letto, addirittura un eliporto.
Chiacchiere senza peso, alle quali non è seguito nulla di concreto.
Oggi, a sorpresa, si scopre che nel giro di 24 ore si vuole effettivamente realizzare la conversione in centro covid, acquistando in fretta e furia macchinari, senza dare notizie certe sul personale che verrà adibito e, soprattutto, senza alcuna comunicazione preventiva alle istituzioni locali.
Decisioni imposte inaudita altera parte, che i cittadini devono solo subire.
Come nel caso del cup, nei mesi precedenti e tuttora chiuso per la giustificata assenza dell’unico dipendente dell’ufficio.
Più volte abbiamo chiesto un intervento serio, diretto a garantire il servizio alla numerosa utenza, proveniente da tutta la Piana, ma i vertici sanitari hanno fatto orecchie da mercante.
Queste vere e proprie sconcezze accadono nella regione con il più basso numero di prestazioni mediche in Europa, cui corrisponde una migrazione sanitaria pari all’80%.
Questi dati si traducono in debiti per tutti quei calabresi che per avere cure adeguate devono rivolgersi agli ospedali del Nord.
Ma cosa ne è di tutti quei nostri corregionali che non hanno le risorse per affrontare questi viaggi della speranza?
Di certo i commissari non hanno saputo dare una risposta a questi fondamentali problemi.
Se il malaffare ha affondato le proprie grinfie nella sanità calabrese dovrà intervenire e accertarlo la Giustizia, ma questo non può costituire un alibi per deresponsabilizzarsi di fronte ai malati calabresi.
Visti i risultati deludenti e sconfortanti di questi anni di commissariamento, è legittimo chiedersi quale sia il senso di un provvedimento di proroga e come mai, nonostante altre regioni ritenute “virtuose” dal punto di vista sanitario abbiano lasciato emergere, nella fase emergenziale, falle gravissime e gestioni “spensierate”, il commissariamento sia una soluzione riservata solo alla regione Calabria.
A chi serve davvero il commissariamento della nostra sanità?
Non ai malati calabresi, che continuano a vede calpestato il loro diritto, costituzionalmente garantito, alla salute mentre mantengono viva la speranza di potersi curare un giorno senza dover affrontare i disagi di un’offerta sanitaria inadeguata e indecorosa.
E mentre i burocrati governativi s’impegnano a calarci dal cielo romano un nuovo mirabolante decreto che c’imporrà ancora i commissari, i calabresi si apprestano, dopo i giorni lunghissimi di lockdown rispettati con abnegazione e dopo l’altissimo costo pagato dalla nostra già fragile economia ad una nuova chiusura, causata più che dal numero dei contagi dall’incapacità dei dirigenti dell’azienda di dotarci di un numero sufficiente di posti di terapia intensiva.
Ma davvero vogliamo prorogarli?

Lino Cangemi, consigliere comunale di FdI a Gioia Tauro

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