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TAURIANOVA (RC), WEDNESDAY 28 OCTOBER 2020

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“125 miliardi per dimostrare che siamo capaci di programmare il futuro del Mezzogiorno” Fondi europei per il Sud, D'Ippolito scuote il Movimento 5 Stelle

“125 miliardi per dimostrare che siamo capaci di programmare il futuro del Mezzogiorno”  Fondi europei per il Sud, D'Ippolito scuote il Movimento 5 Stelle

«Sono importanti le rassicurazioni fornite dal ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, a proposito della destinazione dei 125 miliardi che nei prossimi anni riceverà il Mezzogiorno, tra Recovery Fund e fondi strutturali. Questa montagna di denaro verrà indirizzata per rendere attrattivo, competitivo e solido l’intero meridione, per tutto quanto concerne la sostenibilità, l’innovazione, l’inclusione sociale e dunque l’economia e l’occupazione contro il mercato e l’impresa criminali». Lo afferma, in una nota, il deputato M5S Giuseppe d’Ippolito, che rimarca: «Come parlamentari del Movimento 5 Stelle abbiamo la grande opportunità di incidere sul riscatto, sul rilancio e sull’avvenire del nostro Sud, specie aprendo al confronto con le altre forze politiche, gli attori economici, dell’assistenza sanitaria e sociale. Siamo perciò chiamati a giocare uno specifico ruolo propositivo e propulsivo, insistendo sui nostri temi di sempre, sulla tutela e valorizzazione dell’ambiente come casa comune e fonte primaria di ricchezza, sullo sviluppo della rete Internet e della tecnologia a vantaggio dei processi produttivi e dei lavoratori, sul potenziamento, indispensabile, dei servizi sanitari e dello Stato sociale. Si tratta, come ho già osservato, di mettere in atto – prosegue il parlamentare M5S – quel meridionalismo moderno e razionale che ha ispirato il nostro discorso politico nell’esperienza di governo». «Sulla capacità di pensare e programmare il futuro del Sud – conclude D’Ippolito – ci giochiamo moltissimo. Per questo dobbiamo avere l’intelligenza politica di superare frizioni, e fazioni interne, riprendendo le nostre battaglie identitarie e traducendole in proposte concrete, da condividere anzitutto in parlamento».

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