Gioia Tauro, Rosario Schiavone: “Attacco alla democrazia da parte del sindaco Scarcella. Intervenga il Prefetto per ristabilire le regole democratiche”

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Sono alla mia quarta consiliatura. Siedo in Consiglio comunale da oltre vent’anni. Ho vissuto maggioranze forti e maggioranze fragili, sindaci autorevoli e stagioni difficili, scontri durissimi e momenti di unità istituzionale.
Ma una cosa così, sinceramente, non l’avevo mai vista. Mai.
Perché qui non siamo davanti ad una normale battaglia politica.
Qui siamo davanti al tentativo evidente di cambiare dentro il Palazzo quello che i cittadini hanno deciso con il loro libero voto. Ed è una cosa gravissima. L’architetto Salvatore La Rosa può piacere o non piacere politicamente. Lo si può contestare, contrastare, attaccare.
Fa parte della democrazia. Ma nessuno può negare una verità semplice: è uno dei consiglieri più votati della città, uno che da anni prende consenso vero, popolare, personale, costruito tra la gente, nelle piazze, nei quartieri, guardando i cittadini negli occhi.
E allora fa impressione vedere proprio lui finire oggi nel mirino di un procedimento che appare sempre più come un tentativo di killeraggio politico e sempre meno come una questione amministrativa.
Perché diciamoci la verità: parlare di “assenze ingiustificate” per pochi minuti di ritardo, per uscite dall’aula durante comunicazioni senza votazioni, o ignorando giustificazioni già presentate e conosciute, significa voler forzare la realtà.
E quando si forzano le regole per colpire un avversario politico, la democrazia inizia a vacillare.
La cosa però che colpisce di più è un’altra.
È dal suo insediamento, infatti, che questa maggioranza accusa l’opposizione di non rispettare il voto popolare, di non volerne prendere atto.
Lo abbiamo sentito ripetere decine di volte. Eppure oggi succede qualcosa di paradossale: proprio mentre il Comune di Gioia Tauro è sottoposto ad una Commissione d’Accesso agli atti nominata dal Ministero dell’Interno — una commissione chiamata a verificare persino eventuali condizionamenti mafiosi nell’esercizio democratico e nell’attività amministrativa — gli stessi che parlano continuamente di rispetto della volontà popolare tentano di togliere di mezzo uno dei consiglieri più legittimati dal consenso dei cittadini.
È questo il punto che dovrebbe fare riflettere tutti. Perché mentre lo Stato verifica se in questa città il voto sia stato davvero libero da pressioni e condizionamenti mafiosi, dentro il Palazzo qualcuno pensa bene di intervenire sugli equilibri del Consiglio comunale provando a far decadere un rappresentante eletto democraticamente dal popolo.
E guarda caso tutto questo arriva proprio mentre la maggioranza perde pezzi, proprio prima del bilancio, proprio nel momento più delicato per questa amministrazione.
Le coincidenze esistono.
Ma a volte sembrano scritte troppo bene per essere casuali. Io conosco bene le dinamiche politiche.
So che maggioranza e opposizione si combattono. È normale. Ma esiste un limite che non dovrebbe mai essere superato: usare le istituzioni per regolare problemi politici interni. Perché il Consiglio comunale non appartiene al sindaco. Non appartiene alla maggioranza. Appartiene ai cittadini.
E chi viene eletto dal popolo deve essere mandato a casa dal popolo, non attraverso interpretazioni piegate alle necessità del momento. Questa vicenda lascia un’amarezza enorme. Perché dà l’idea di una politica impaurita, nervosa, che invece di confrontarsi cerca scorciatoie.
E quando una democrazia comincia ad avere paura delle voci più rappresentative dell’opposizione, allora il problema non è più solo politico. Diventa un problema sociale per tutta la città.
Gioia Tauro merita altro. Merita istituzioni forti, credibili, imparziali.
Merita una politica che vinca con il consenso, libero dei cittadini e non con i cavilli. Perché i cittadini ricordano tutto.
Ricordano chi difende la democrazia.
E ricordano anche chi prova a piegarla quando i numeri iniziano a mancare.