“Gioia Tauro, porta d’Europa verso l’Africa”: Naccari al Festival della Pace rilancia il ruolo strategico della Calabria nel Mediterraneo

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«La Calabria è geograficamente proiettata nel cuore del Mediterraneo e il porto di Gioia Tauro può diventare sempre di più una grande porta europea verso l’Africa e, allo stesso tempo, una porta dell’Africa verso i mercati europei. È una straordinaria opportunità economica, ma anche uno strumento di relazioni, cooperazione e pace».

È uno dei passaggi centrali dell’intervento di Domenico Naccari, Console Onorario del Regno del Marocco in Calabria, al II Festival della Pace di Cosenza, dedicato al tema “Verso una pace disarmata e disarmante”.

Nel corso del confronto, la moderatrice ha rivolto a Naccari una domanda che ha consentito di entrare nel cuore del tema: «Lei parla spesso di Mediterraneo: come possono la diplomazia e i gemellaggi influire sulla pace?»

Naccari ha risposto partendo dal concetto di diplomazia decentrata, quella diplomazia che nasce dal basso e che, senza sostituirsi alle relazioni internazionali tra gli Stati, mette in comunicazione città, territori, università, scuole, imprese, associazioni e comunità religiose.

«La pace – ha sottolineato – non può essere costruita soltanto nelle grandi cancellerie. Deve nascere anche dalle relazioni quotidiane tra i popoli. Quando due città si gemellano, quando i loro giovani si incontrano, quando le imprese collaborano e quando culture e religioni differenti imparano a conoscersi, si stanno già creando condizioni di pace».

Gioia Tauro nel cuore del Mediterraneo.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo strategico della Calabria e del porto di Gioia Tauro.

Lo scalo calabrese si trova in posizione baricentrica sulle grandi rotte intercontinentali del Mediterraneo, lungo la direttrice Suez-Gibilterra, ed è il principale terminal italiano per il transhipment. L’Autorità portuale lo indica come un hub strategico in grado di collegare il sistema produttivo italiano alle grandi direttrici dei commerci mondiali e alle reti europee. 

«Dobbiamo avere l’ambizione – ha affermato Naccari – di guardare Gioia Tauro non soltanto come un luogo nel quale le merci arrivano, vengono trasbordate e ripartono. Dobbiamo immaginarlo come una vera piattaforma mediterranea di sviluppo, capace di collegare stabilmente Europa e Africa».

Una funzione che potrebbe risultare ancora più significativa attraverso il potenziamento della logistica terrestre, dell’intermodalità e delle attività produttive nel retroporto. La stessa Autorità di Sistema Portuale ha indicato tra gli obiettivi strategici il rafforzamento dell’interporto e delle connessioni ferroviarie, con la prospettiva di trasformare Gioia Tauro da grande hub di transhipment in un più ampio polo logistico e intermodale europeo.

Il modello Tanger Med: il porto deve produrre sviluppo anche a terra.

Nel suo intervento Naccari ha richiamato proprio l’esperienza di Tanger Med, sottolineando come la grande forza del sistema marocchino non risieda soltanto nelle banchine portuali, ma nell’ecosistema industriale e logistico sviluppatosi intorno al porto.

«Il vero insegnamento di Tanger Med – ha spiegato – è che un grande porto non deve produrre ricchezza soltanto sul mare: deve produrla soprattutto sul territorio che lo circonda».

Il dato occupazionale rende evidente la dimensione del fenomeno. Se negli anni scorsi si parlava già di oltre 70-80 mila occupati nelle aree industriali collegate a Tanger Med, i dati ufficiali più recenti indicano oggi quasi 130.000 posti di lavoro, oltre 1.400 imprese e circa 3.000 ettari di aree economiche sviluppate nei settori automotive, aeronautica, tessile, agroalimentare, elettronica, energie rinnovabili, servizi e logistica. 

«È questo – secondo Naccari – il modello sul quale dobbiamo riflettere per Gioia Tauro. Non significa semplicemente copiarlo, perché ogni territorio ha caratteristiche differenti, ma comprenderne la filosofia: attorno al porto devono nascere imprese, logistica, trasformazione, servizi e soprattutto lavoro».

Da qui la prospettiva di un grande retroporto calabrese capace di attrarre investimenti e trasformare la posizione geografica della Calabria in sviluppo reale.

«Se un’esperienza di questo tipo riuscisse ad essere adattata e progressivamente riproposta a Gioia Tauro, l’impatto sull’occupazione e sull’economia calabrese potrebbe essere enorme. La nostra sfida deve essere fare in modo che i milioni di container che attraversano Gioia Tauro non attraversino soltanto la Calabria, ma lascino sul territorio valore aggiunto, investimenti e posti di lavoro».

Polverini: il ricordo di Gioia Tauro dall’esperienza sindacale

Sul porto di Gioia Tauro si è soffermata nel corso dell’incontro anche Renata Polverini, già Presidente della Regione Lazio, che ha richiamato la propria esperienza maturata negli anni dell’attività sindacale e il rapporto avuto con la realtà portuale e con il territorio calabrese.

Un intervento che ha consentito di evidenziare anche la dimensione sociale ed occupazionale dello sviluppo portuale.

«Mi ha fatto particolarmente piacere – ha commentato Naccari – che Renata Polverini abbia ricordato Gioia Tauro attraverso la sua esperienza sindacale. Significa ricondurre il porto alle persone, ai lavoratori e alle famiglie. Perché un’infrastruttura assume realmente valore quando produce sviluppo e lavoro per il territorio».

Da Dakhla a Vibo Valentia.

Naccari ha quindi richiamato il percorso di gemellaggio tra Dakhla e Vibo Valentia come esempio concreto di diplomazia decentrata.

«Un gemellaggio non deve essere una fotografia o una firma su un protocollo. Deve mettere in comunicazione scuole, università, imprese, istituzioni culturali, giovani e società civile. Quando una città africana e una città europea decidono di costruire insieme relazioni durature, stanno realizzando concretamente una diplomazia di pace».

Ed è proprio nella combinazione tra gemellaggi, collegamenti economici, infrastrutture e relazioni culturali che Naccari individua una nuova possibile centralità della Calabria.

«Abbiamo Dakhla sulla sponda africana, abbiamo Gioia Tauro nel cuore del Mediterraneo, abbiamo territori calabresi che vogliono aprirsi al mondo. Dobbiamo mettere insieme questi elementi e trasformare la nostra posizione geografica in una politica delle relazioni».

Dal Mediterraneo delle frontiere al Mediterraneo delle connessioni

Nel corso dell’intervento è stato affrontato anche il tema della convivenza tra Islam, Cristianesimo ed Ebraismo, richiamando l’esperienza marocchina e la necessità di costruire società nelle quali le differenze religiose e culturali non si trasformino in contrapposizione.

Naccari ha inoltre sottolineato il ruolo delle comunità marocchine presenti in Calabria, definite «ponti umani tra le due sponde del Mediterraneo», e la necessità di “disarmare innanzitutto le parole”, combattendo pregiudizi e linguaggi capaci di trasformare la diversità in ostilità.

Il messaggio conclusivo ha così riunito i diversi temi del dibattito: pace, diplomazia, infrastrutture, occupazione e Mediterraneo.

«La pace si costruisce anche creando relazioni e interessi comuni. Un porto che unisce economie, un gemellaggio che avvicina due città, giovani che si incontrano, imprese che investono e migliaia di persone che lavorano insieme rendono i popoli più vicini. La Calabria, con Gioia Tauro, può avere un ruolo strategico in questo processo: non periferia d’Europa, ma piattaforma centrale del Mediterraneo e ponte naturale verso l’Africa».

Naccari ha infine ringraziato don Dante Bruno per l’accoglienza e per l’organizzazione dell’iniziativa e Renata Polverini per il contributo offerto al dibattito e per la testimonianza legata alla sua esperienza su Gioia Tauro.

«La sfida è trasformare Gioia Tauro da porto attraversato dal mondo a territorio nel quale il mondo decide di fermarsi, investire e creare lavoro. Se Tanger Med ci insegna qualcosa, è proprio questo: il porto è il punto di partenza, non il punto di arrivo».