“Gioia Tauro, ostaggio dell’odio: minacce, paura e porte forzate. Ora Basta”
Ago 27, 2026 - Luigi Longo
“Gioia Tauro, ostaggio dell’odio: minacce, paura e porte forzate. Ora Basta”
A Gioia Tauro c’è un clima che preoccupa. E quando la tensione politica supera il limite del confronto civile, quando arrivano minacce e si tenta di entrare nella casa di una persona nel cuore della notte, non siamo più di fronte a una semplice contrapposizione politica.
Prima le minacce rivolte alla sindaca Simona Scarcella attraverso una lettera. Poi il grave episodio che ha coinvolto l’ex sindaco Aldo Alessio, figura che negli anni ha assunto una posizione netta nella battaglia contro la ’ndrangheta, anche attraverso la costituzione di parte civile nei processi contro le cosche e la collaborazione con la magistratura.
Qualcuno, alle quattro del mattino, ha cercato di forzare la porta della sua abitazione. In casa c’erano anche la moglie e il nipote. È stata la reazione della moglie, affacciandosi al balcone e facendo sentire la propria voce, a provocare l’allontanamento degli intrusi.
Non spetta a noi stabilire chi siano i responsabili. Spetta alle forze dell’ordine e alla magistratura individuarli e accertare cosa sia realmente accaduto. E proprio per questo occorre evitare processi sommari, accuse lanciate sui social e sospetti trasformati in verità.
Ma una cosa possiamo dirla con chiarezza: questo clima deve finire.
Gioia Tauro è una città attraversata da divisioni profonde. Lo scontro politico è diventato spesso esasperato, le polemiche si moltiplicano e ogni vicenda rischia di trasformarsi nell’ennesimo terreno di contrapposizione.
In questo momento, invece, servono responsabilità e sangue freddo.
C’è una commissione d’accesso al Comune che deve poter lavorare senza pressioni. Ci sono le forze dell’ordine che devono ricostruire la dinamica degli episodi e individuare eventuali responsabili. C’è una magistratura che dovrà valutare fatti, prove e responsabilità.
Lasciamo che siano loro a fare il proprio lavoro.
La politica, nel frattempo, dovrebbe fare il suo: discutere, criticare, proporre, governare o fare opposizione. Ma sempre dentro i confini della democrazia e del rispetto delle persone.
Perché intimidire un sindaco o tentare di violare la casa di un ex sindaco non è politica. È qualcosa di profondamente diverso e molto più grave.
E proprio per questo non dobbiamo permettere che la paura, la rabbia e l’odio diventino la cifra del confronto pubblico.
Gioia Tauro ha già pagato un prezzo troppo alto alla presenza della criminalità organizzata. Non ha bisogno di nuove divisioni, né di un clima nel quale ogni avversario diventa un nemico.
Servono verità, legalità e responsabilità.
E soprattutto serve abbassare la voce dello scontro, perché quando una comunità perde la capacità di confrontarsi senza odiarsi, a vincere non è mai la politica.
A perdere è la città.



