Riceviamo e pubblichiamo
Con riferimento alle dichiarazioni rese dall’ex sindaco Aldo Alessio e al titolo da lui scelto, “La
bugia è l’anticamera dell’imbroglio”, è opportuno chiarire con nettezza la posizione del legale
del Comune di Gioia Tauro nell’ambito del giudizio promosso dalla lavoratrice che ha proposto
il procedimento. Dalla semplice lettura degli atti emerge un dato incontestabile: al momento
del conferimento dell’incarico all’Avv. Sabina Pizzuto, il contenzioso era già pienamente
avviato, sulla base di una precisa scelta politica e amministrativa assunta dall’allora sindaco
Alessio. Era infatti già stata rilasciata procura ad litem al legale del Comune, il quale si era
costituito in giudizio per resistere integralmente alle domande della lavoratrice, dando
attuazione a una linea difensiva decisa dalla precedente amministrazione. La decisione di
contrastare il ricorso della lavoratrice, non nasce dunque con il legale esterno, ma con gli atti
firmati dall’ex sindaco e dal suo apparato. L’incarico successivamente conferito all’Avv.
Sabina Pizzuto dalla nuova amministrazione si inserisce in questo scenario già definito: a
seguito della soppressione dell’Avvocatura interna e alla luce della complessità delle questioni
in materia di lavoro e discriminazione, si è ritenuto necessario assicurare continuità e
adeguato supporto tecnico alla difesa dell’ente, tramite un professionista esterno individuato
con apposita delibera motivata. Il ruolo del legale esterno è stato, e rimane, esclusivamente
tecnico: prendere in carico un processo già incardinato, operare nel perimetro delle scelte
politiche pregresse e tutelare l’interesse del Comune nelle forme e nei limiti consentiti
dall’ordinamento. Non vi è alcun elemento, negli atti, che consenta di attribuire al Sindaco
Scarcella la paternità della costituzione contro la lavoratrice: quella scelta appartiene a chi,
per primo, ha conferito procura al legale interno e ne ha disposto la costituzione in giudizio.
Alla luce di ciò, l’evocazione di “bugie” e “imbrogli” appare quanto meno paradossale se
proveniente da chi ha dato impulso originario al contenzioso e oggi tenta di rappresentarsi
come estraneo alla sua genesi. In uno Stato di diritto, la verità non sta nei titoli ad effetto, ma
nelle delibere, nelle procure, negli atti di costituzione e nelle sentenze: è su questi documenti
che i cittadini possono verificare chi ha deciso cosa, quando e perché, distinguendo il piano
delle responsabilità politiche da quello dell’attività professionale del difensore dell’ente. La
posizione dell’Avv. Sabina Pizzuto, pertanto, è chiara: l’incarico è stato svolto con rigore,
indipendenza e rispetto dei ruoli istituzionali, senza alcuna partecipazione alle scelte originarie
che hanno posto il Comune in conflitto con la lavoratrice. Ogni tentativo di utilizzare il nome
del legale incaricato come strumento di polemica o come comodo bersaglio per riscrivere a
posteriori la storia del procedimento, non solo è ingiustificato alla luce degli atti, ma risulta
fuorviante per l’opinione pubblica e gravemente lesivo dell’immagine professionale di chi ha
operato unicamente nell’interesse dell’ente e dei cittadini.
Avv. Sabina Pizzuto



