Germano Ventura: “Il Sud non ha bisogno di promesse. Ha bisogno di presenza e di scelte concrete”

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Germano Ventura: “Il Sud non ha bisogno di promesse. Ha bisogno di presenza e di scelte concrete”
Il Sud non chiede assistenza. Chiede attenzione, visione e soprattutto presenza.
È questo il messaggio che emerge con forza dalle parole di Germano Ventura, imprenditore che da anni sviluppa la propria attività partendo dal territorio di Gioia Tauro ma con uno sguardo che si estende ben oltre i confini locali, fino a dimensioni nazionali e internazionali.
La sua è una storia imprenditoriale costruita nel tempo, fatta di lavoro, relazioni e capacità di leggere le trasformazioni economiche. Ma accanto all’attività d’impresa si è progressivamente sviluppata una riflessione più ampia: quella sul ruolo che territori come Gioia Tauro possono avere nel futuro del Paese.
“Il Sud – spiega Ventura – è stato troppo spesso raccontato attraverso le sue fragilità. Ma il punto non è negare i problemi. Il punto è capire che esistono anche opportunità straordinarie che meritano attenzione, investimenti e una strategia seria.”
Tra queste opportunità c’è senza dubbio il porto di Gioia Tauro, una delle infrastrutture più rilevanti del Mediterraneo.
“Non possiamo continuare a pensare a Gioia Tauro come a una periferia. È esattamente il contrario. È una porta strategica tra Europa, Africa e Medio Oriente. Un’infrastruttura che potrebbe generare sviluppo non solo per la Calabria, ma per l’intero Paese.”
Eppure, accanto a questo potenziale, Ventura evidenzia con grande chiarezza uno dei problemi più evidenti e irrisolti del territorio: l’assenza di un vero retroporto.
“Il porto è una straordinaria macchina economica, ma senza un retroporto funzionale e sviluppato il suo potenziale rimane limitato. Il retroporto dovrebbe essere il naturale prolungamento dell’attività portuale: un’area industriale e logistica capace di attrarre imprese, creare filiere produttive e generare occupazione.”
Secondo Ventura, invece, negli anni si è accumulato un ritardo difficile da ignorare.
“Quello che oggi vediamo è purtroppo il risultato di troppi anni di occasioni mancate. Il retroporto avrebbe dovuto essere il grande volano imprenditoriale del territorio. Un luogo capace di attrarre investitori locali, nazionali e anche internazionali. Invece è rimasto largamente sottoutilizzato.”
Un problema che, secondo l’imprenditore, rappresenta anche un banco di prova per la politica.
“La politica nazionale, regionale e locale deve assumersi la responsabilità di affrontare questo tema con decisione. Non basta riconoscere il valore strategico del porto se poi non si costruiscono le condizioni per sviluppare tutto ciò che dovrebbe nascere attorno ad esso.”
Per Ventura il punto centrale è la presenza concreta delle istituzioni nei territori.
“La politica deve tornare ad essere presente in modo costante. Non con visite occasionali o promesse, ma con una presenza reale, capace di ascoltare il territorio e accompagnarne lo sviluppo.”
Una presenza necessaria soprattutto quando si tratta di programmare investimenti e infrastrutture.
“Le scelte sullo sviluppo non possono essere prese lontano dai territori. Serve una collaborazione continua tra istituzioni, imprese e comunità locali.”
Nel suo percorso imprenditoriale Ventura ha sempre cercato di mantenere un forte legame con la dimensione sociale del territorio.
“Fare impresa significa creare valore economico, ma anche assumersi una responsabilità verso la comunità. Quando un’impresa cresce insieme al territorio, genera opportunità reali.”
Tra le priorità che Ventura indica per il futuro del Sud c’è innanzitutto il lavoro per i giovani.
“Troppi ragazzi sono costretti a lasciare la propria terra per costruire il loro futuro. Il nostro obiettivo dovrebbe essere creare qui le condizioni per cui possano restare, lavorare e realizzare i loro progetti.”
E proprio il retroporto potrebbe rappresentare uno degli strumenti più importanti per invertire questa tendenza.
“Se sviluppato davvero, il retroporto potrebbe diventare un grande polo logistico e industriale. Potrebbe attirare aziende, generare nuove attività imprenditoriali e creare occupazione qualificata.”
Un progetto che, secondo Ventura, richiede però una visione chiara e condivisa.
“Non servono interventi isolati. Serve una strategia complessiva che metta insieme infrastrutture, imprese, innovazione e formazione.”
Il messaggio finale è un invito alla responsabilità collettiva.
“Il futuro del Sud non può essere costruito solo attraverso dichiarazioni o programmi. Deve nascere da una collaborazione reale tra tutti gli attori del territorio.”
E Gioia Tauro, conclude Ventura, potrebbe diventare il simbolo di questa nuova stagione.
“Non il luogo da cui si parte per cercare opportunità altrove, ma il luogo in cui le opportunità si costruiscono. Ma perché questo accada servono presenza, coraggio e scelte concrete.”