«FLAVIO STASI NON C’ENTRA NULLA CON LA ’NDRANGHETA» LONGO: “LEGGENDO LE CARTE NON EMERGE NESSUN COLLEGAMENTO CON LE COSCHE”
Nov 04, 2026 - redazione
«FLAVIO STASI NON C’ENTRA NULLA CON LA ’NDRANGHETA»: LONGO LEGGENDO LE CARTE NON EMERGE NESSUN COLLEGAMENTO CON LE COSCHE”
Dopo aver letto le carte dell’ordinanza cautelare, arriva una presa di posizione netta: «Non conosco personalmente Stasi, ma quello che emerge dagli atti mi ha lasciato senza parole. Gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, in questo caso, fanno riflettere».
Un intervento destinato ad alimentare il dibattito sulla vicenda giudiziaria di Flavio Stasi e sull’operato della magistratura.
Il direttore di Approdo non usa mezzi termini e, dopo aver esaminato l’ordinanza, sostiene che dagli atti non emergerebbero elementi sufficienti per collegare Stasi alla ’ndrangheta.
«Per quanto mi riguarda si tratta di un errore giudiziario», afferma senza esitazioni.
E aggiunge una considerazione destinata a far discutere: «La Procura poteva approfondire la questione, ma senza arrivare agli arresti».
«HO LETTO LE CARTE E MI SONO MESSO LE MANI TRA I CAPELLI»
Il passaggio più significativo riguarda proprio la lettura dell’ordinanza
Longo fa riferimento in particolare alle pagine 124 a 132, sostenendo che da quella parte degli atti emergerebbe l’assenza di rapporti tra Stasi e il boss menzionato nell’inchiesta.
Secondo la sua lettura, Stasi non avrebbe conosciuto quel soggetto e non gli avrebbe nemmeno chiesto voti.
«Non conosco personalmente Flavio Stasi, non l’ho mai frequentato nella mia vita. Ma ho letto le carte e mi sono messo le mani tra i capelli, anche se non li ho», dichiara.
Una presa di posizione che non lascia spazio a interpretazioni sulla sua valutazione personale della vicenda.
«NON SONO UN GIUSTIZIALISTA O UN GARANTISTA: LEGGO LE CARTE E MI FACCIO UN’IDEA»
Longo fa riferimento al proprio passato nella lotta alla criminalità organizzata.
Ricorda di essersi assunto responsabilità importanti nella denuncia della ’ndrangheta, di aver fatto nomi e cognomi e di aver affrontato, come afferma, le cosche più potenti della Piana di Gioia Tauro, attendendo gli esiti definitivi dei procedimenti giudiziari.
«Non sono né un giustizialista né uno che prende posizione senza conoscere i fatti. Leggo le carte, faccio le mie riflessioni e poi prendo una posizione».
Un ragionamento che, Longo dovrebbe valere soprattutto quando in gioco ci sono la libertà personale e la reputazione di un cittadino.
«SE È QUESTO CHE EMERGE DAGLI ATTI, DEVE ESSERE LIBERATO»
La conclusione è la più forte.
«Da quello che emerge, Stasi è innocente e come tale deve essere liberato», afferma.
Una posizione personale molto netta, che riapre il confronto sul rapporto tra indagini, misure cautelari e garanzie individuali.
Naturalmente, la valutazione dell’intervistato non equivale a un accertamento giudiziario: la responsabilità penale può essere stabilita soltanto attraverso il procedimento previsto dalla legge.
UNA VICENDA CHE FA DISCUTERE E CHE PONE UNA DOMANDA FONDAMENTALE: FIN DOVE PUÒ SPINGERSI LA GIUSTIZIA SENZA CALPESTARE LE GARANZIE DI CHI È SOTTO INDAGINE?
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