Dialisi a Crotone: un guasto che dura settimane non è più un imprevisto, ma una responsabilità istituzionale 

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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani considera estremamente grave quanto sta accadendo nel servizio di dialisi dell’ospedale di Crotone. Il protrarsi per settimane del malfunzionamento dell’impianto di osmosi, fino alla necessità di ridurre le postazioni operative e riorganizzare i trattamenti, oltrepassa ormai la dimensione dell’inconveniente tecnico e pone una precisa questione di responsabilità istituzionale.
Un guasto può essere imprevedibile. La sua mancata soluzione per un periodo così lungo non può esserlo. È questa la distinzione sulla quale occorre concentrare l’attenzione. Quando è coinvolta una terapia salvavita, non è accettabile che difficoltà di manutenzione, approvvigionamento o reperimento di un componente finiscano per ricadere sui pazienti e sul personale sanitario.
La dialisi non ammette tempi amministrativi incompatibili con quelli della cura. I pazienti non possono essere chiamati ad adattarsi alle inefficienze del sistema, né può essere considerato normale che siano medici, infermieri e operatori a compensare attraverso continue soluzioni organizzative una criticità che avrebbe dovuto trovare una risposta tempestiva. Al personale sanitario, impegnato a garantire comunque i trattamenti, va pieno riconoscimento; proprio il suo sforzo rende però ancora più evidente ciò che non sta funzionando a livello gestionale.
Appare particolarmente debole, se confermata nei termini riferiti, qualsiasi giustificazione riconducibile alle difficoltà di reperire un ricambio nel periodo estivo. Agosto può rallentare una fornitura commerciale, non può rallentare la tutela di una funzione sanitaria essenziale. Se un componente è indispensabile al funzionamento di un impianto dal quale dipendono decine di pazienti, la sua disponibilità non può essere affidata alle normali contingenze del mercato. Deve esistere una programmazione capace di prevedere alternative, scorte, procedure d’urgenza e responsabilità chiaramente individuate.
Il contrasto con il progetto “Dialisi Vacanze 2026”, promosso dall’Azienda sanitaria provinciale per assicurare continuità assistenziale durante la stagione estiva, rende la situazione ancora più difficile da comprendere. Non si mette in discussione il valore dell’iniziativa; si pone invece una questione di coerenza. Non è credibile programmare l’ampliamento dell’accoglienza dialitica se contemporaneamente un’infrastruttura essenziale del servizio ordinario rimane per settimane in condizioni di criticità. La qualità della sanità pubblica non si misura dagli annunci, ma dalla capacità di garantire ciò che è stato annunciato quando interviene una difficoltà concreta.
In questa vicenda, inoltre, rischia di verificarsi un rovesciamento inaccettabile delle responsabilità: sono i pazienti a sopportare tempi più lunghi, sono gli operatori a moltiplicare gli sforzi, mentre la soluzione tecnica continua ad attendere. È esattamente questo meccanismo che deve essere interrotto. L’inefficienza organizzativa non può essere trasferita verso il basso, soprattutto quando a sostenerne il peso sono persone sottoposte a una terapia indispensabile alla sopravvivenza.
Il CNDDU ritiene pertanto che non siano più sufficienti rassicurazioni generiche. L’Azienda sanitaria provinciale di Crotone dovrebbe rendere pubblici con immediatezza lo stato effettivo dell’impianto, le ragioni per le quali la criticità non è stata risolta tempestivamente e la data prevista per il completo ripristino della funzionalità. È inoltre necessario chiarire quali procedure fossero previste per fronteggiare un guasto di questa natura e perché non abbiano consentito di evitare il protrarsi dell’emergenza.
La Fintred ha annunciato di valutare il ricorso alla magistratura. Spetterà eventualmente agli organi competenti accertare l’esistenza di responsabilità giuridiche. Ma vi è una responsabilità pubblica che precede qualsiasi procedimento giudiziario: spiegare ai cittadini come sia stato possibile che una criticità riguardante una terapia salvavita arrivasse a protrarsi per settimane senza una soluzione definitiva.
L’articolo 32 della Costituzione non tutela un diritto alla salute astratto o subordinato alla capacità di adattamento del paziente. Impone alle istituzioni di rendere effettiva quella tutela attraverso servizi affidabili e continui. Quanto maggiore è la vulnerabilità della persona, tanto minore dovrebbe essere lo spazio lasciato all’improvvisazione organizzativa.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede quindi che la criticità venga risolta senza ulteriori ritardi e che siano accertate, nelle sedi competenti, le cause del protrarsi della situazione. Non è più il momento di amministrare l’emergenza: è il momento di spiegare perché non sia stata risolta prima.
Perché, quando si parla di dialisi, dietro un impianto che non funziona pienamente non esiste soltanto un problema tecnico. Esistono persone che non possono aspettare.
Un diritto fondamentale non può dipendere dal tempo necessario per trovare un pezzo di ricambio.