Consigli Comunale, maggioranza blindata, minoranza inascoltata, cittadini confusi
Nov 07, 2026 - redazione
Quando il Consiglio diventa un copione già scritto: dalla dittatura democratica alla democrazia dittatoriale. Ormai è un sistema generalizzato. Non si parla di un singolo Consiglio Comunale, di una singola città, di una singola amministrazione. Si parla di una prassi che si ripete, uguale, in tantissimi Comuni d’Italia, da nord a sud, a prescindere che in maggioranza o in opposizione ci siano forze di destra, di sinistra, di centro-destra o di centro-sinistra. È diventata un’abitudine. Un copione fatto e rifatto. In aula si trova una maggioranza tra di loro blindata, compatta, chiusa. Alcune volte si limita soltanto al compitino di evidenziare i punti all’ordine del giorno, senza dibattito vero, senza confronto, senza approfondimento. Si vota, si approva, si va avanti. Una maggioranza che si limita ad ascoltare ciò che viene esposto dai componenti della minoranza quasi con distacco, e anche in maniera incurante, quasi aspettando il tempo utile per poter finire la propria relazione e passare al punto successivo. Dall’altra parte c’è una minoranza che ormai sembra recitare un copione fatto e rifatto: chiede gli atti relativi ai vari punti all’ordine del giorno, come è suo diritto, come è suo dovere per poter controllare e vigilare. Ma come viene riportato in Consiglio, per un motivo o per un altro, quegli atti non vengono rilasciati. Sembrano anche i dirigenti blindati nel non fornire gli atti richiesti. Alcune volte gli atti vengono mandati da parte del Presidente del Consiglio, atti richiesti dalla minoranza, anche qualche secondo prima dei Consigli Comunali, dove viene risposto dalla controparte che avendoli ricevuti in tempi veramente ridotti non sono stati potuti essere visionati. Come si può discutere, votare, decidere sul futuro di una città senza aver potuto leggere le carte? E come ormai per prassi, quando viene riportato da componenti della minoranza che non sono stati consegnati gli atti, la maggioranza non risponde nel merito. Non spiega, non chiarisce, non si impegna a risolvere. La risposta è sempre la stessa, fredda e liquidatoria: “Se non vi sta bene, denunciate i dirigenti”. Come se il controllo democratico fosse un fastidio, come se chiedere trasparenza fosse un atto di accusa, come se il confronto dovesse finire davanti a un giudice e non in aula consiliare. Una frase che dice tutto: non c’è volontà di dialogo, non c’è volontà di rimediare, c’è solo la volontà di andare avanti, costi quel che costi, con la forza dei numeri. E poi c’è il Presidente del Consiglio che si limita a guardare l’orologio e a ripetere molto spesso, come giustamente bisogna fare, di attenersi al punto all’ordine del giorno. Ma attenersi al punto non può significare impedire il confronto. Non può significare tagliare il dibattito. Non può significare trasformare il Consiglio in una corsa contro il tempo. Per non parlare poi delle diatribe che ormai in tutti i Consigli Comunali è abitudine vedere: scontri verbali, alcune volte scontri che vanno fuori dalla regolarità e che sono degni di denuncia alla Procura della Repubblica. Insulti, interruzioni, accuse personali, toni che nulla hanno a che fare con la dignità di un’aula istituzionale. E molto spesso ormai, come abitudine, i Consigli Comunali finiscono con una minoranza che totalmente abbandona l’aula e va via. Per non parlare poi di componenti della minoranza che puntualmente, coprendosi la propria posizione con delle PEC, risultano quasi sempre assenti, per non dire sempre, giustificando il tutto con una semplice perdita di tempo, che la loro assenza è riguardata per motivi personali. Assenze che svuotano ancora di più il ruolo del Consiglio, che tolgono voce ai cittadini che li hanno eletti. Ormai andare a seguire un Consiglio Comunale non si va più per ascoltare i problemi, per vedere dei dibattiti, per vedere dei confronti. Chi va a seguire un Consiglio Comunale va con l’idea, con la convinzione, con la consapevolezza di andare a seguire una commedia napoletana, con tutto il rispetto delle commedie napoletane: _”Ha da passà a nuttata”_. Si va lì sapendo già che si dovrà assistere a battute, recite, ruoli assegnati, sceneggiate, e si aspetta solo che passi la nottata, che finisca la seduta, che cali il sipario. Non si va per capire cosa si farà per la città, ma per vedere la solita rappresentazione. E questa è forse la sconfitta più grande: quando il luogo più importante della democrazia locale viene percepito dai cittadini non più come un’assemblea, ma come uno spettacolo. Tutto ciò sta dimostrando che, per come sono le leggi attualmente e per come sono i comportamenti dei Consigli Comunali, non esiste più una democrazia, ma esiste una dittatura democratica, o se vogliamo meglio dire una democrazia dittatoriale. Si vota democraticamente, ma poi si governa senza ascoltare. Si sta in aula democraticamente, ma poi non si discute democraticamente. E il risultato qual è? Molto spesso è quello del continuare a proporre poco o niente del tutto. Consigli su consigli, ore di discussione, carte, polemiche, abbandoni, assenze, e alla fine per la città resta poco o niente. Nessuna proposta concreta, nessun progetto reale, nessuna soluzione ai problemi quotidiani dei cittadini. Strade, servizi, decoro, lavoro, sanità, scuola, giovani: tutto resta fermo, mentre in aula si recita sempre la stessa commedia. In questo modo a pagare le conseguenze sono le città, dove i cittadini non capiscono più niente per quelli che sono questi comportamenti ormai abitudinari nei vari Consigli Comunali. I cittadini guardano, ascoltano, si disaffezionano. Non capiscono perché non arrivano gli atti, perché non c’è dibattito, perché si litiga, perché si abbandona l’aula, perché chi dovrebbe rappresentarli non è presente. E alla fine a perdere è la fiducia nelle istituzioni, è la partecipazione, è la città stessa. Il Consiglio Comunale dovrebbe essere la casa di tutti, il luogo del confronto, della trasparenza, delle scelte condivise. Oggi, in troppi casi, è diventato solo un teatro dove ognuno recita la sua parte, sapendo già come andrà a finire.



