Confiscati beni per due milioni di euro ad un imprenditore originario della Piana per “Legami con ‘ndranghetisti di spicco”: tradito dal tenore di vita. NOME

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Il provvedimento del Tribunale di Torino riguarda un 56enne originario della Piana di Gioia Tauro e residente a Serravalle Scrivia, ritenuto dagli investigatori vicino ad ambienti di spicco della ‘ndrangheta nel Basso Piemonte. Disposta anche la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per quattro anni. La confisca è di primo grado e non è ancora definitiva. Un patrimonio del valore complessivo di circa due milioni di euro, tra beni mobili e immobili, attività imprenditoriali e rapporti finanziari, è stato confiscato a Giacomo Sorbara, imprenditore edile di 56 anni residente a Serravalle Scrivia, in provincia di Alessandria, ma originario della Piana di Gioia Tauro con forti legami con la ‘ndrangheta. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Torino, sezione Misure di prevenzione, al termine degli accertamenti condotti dalla Direzione investigativa antimafia di Torino, in collaborazione con la Divisione Anticrimine della Questura di Alessandria. Secondo quanto riferito dagli investigatori, Sorbara sarebbe legato a esponenti di spicco della ‘ndrangheta insediatisi nel Basso Piemonte e sarebbe stato coinvolto nel corso degli anni in diverse vicende giudiziarie per reati di particolare gravità.

La sproporzione tra redditi e patrimonio del tenore di vita

Alla base della misura patrimoniale ci sarebbe una significativa sproporzione tra la capacità reddituale dell’imprenditore e le disponibilità economiche e finanziarie riconducibili alla sua persona. “Gli approfondimenti – spiegano dalla Direzione investigativa antimafia – hanno consentito di disvelare una consistente sproporzione fra la capacità reddituale del proposto e le disponibilità patrimoniali e finanziarie a lui riconducibili, sia direttamente che indirettamente, attraverso l’interposizione del figlio e della moglie nonché di altri due pregiudicati, finiti perciò sotto indagine per intestazione fittizia di beni”. Nei confronti dell’uomo, ritenuto socialmente pericoloso, è stata disposta la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per 4 anni.

Origini della vicenza investigativa

La vicenda investigativa affonda le proprie radici nel dicembre 2025, quando la collaborazione tra la DIA e la Questura di Alessandria aveva portato a un primo sequestro preventivo di beni per un valore stimato di circa tre milioni di euro. L’operazione aveva interessato quattro province: Alessandria, Torino, Savona e Bolzano. Nel dettaglio, erano stati sottoposti a sequestro otto immobili, i compendi aziendali di tre società operanti nel settore della logistica, 58 mezzi pesanti e 21 rapporti finanziari. La ricostruzione del patrimonio sarebbe stata possibile grazie a un’approfondita analisi documentale e all’esame dei flussi economici e finanziari. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato contatti con persone ritenute vicine alla criminalità organizzata di stampo mafioso, in particolare alla ‘ndrangheta.

I precedenti giudiziari con l’inchiesta denominata “Revival”

Il nome di Sorbara era già emerso nel gennaio 2012 nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Revival”. All’epoca, l’imprenditore, allora quarantunenne, era stato arrestato dalla Polizia di Stato di Asti dopo un appostamento durato 48 ore. Gli investigatori lo avevano individuato mentre rientrava nella propria abitazione a Serravalle Scrivia. Secondo la ricostruzione investigativa pubblicata all’epoca, l’uomo era ritenuto dall’accusa strettamente legato a una famiglia di ‘ndrangheta originaria della Piana di Gioia Tauro. Tra le vicende giudiziarie che lo hanno riguardato figurano procedimenti per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti e porto abusivo di armi. Una confisca ancora impugnabile

Foto copertina: un frame del video della Direzione Investigativa Antimafia