DI CLEMENTE CORVO
La risposta è semplice e crudele allo stesso tempo: per miopia strategica.
Antonelli è bolognese, a 40 minuti da Maranello. È cresciuto a 30 km dalla fabbrica più famosa del mondo. Ma a 11 anni, nel 2018, non è stata la Ferrari a bussare alla porta del kartodromo di famiglia. È stata la Mercedes. Toto Wolff lo ha preso, lo ha messo sotto contratto, ci ha investito 10 milioni di euro in 7 anni di Academy.
La Ferrari, in quegli anni, aveva la sua Ferrari Driver Academy. E chi sceglieva? Sceglieva bene, ma non italianissimo. Leclerc è un fuoriclasse, ma è monegasco. Negli anni ha puntato su Schwartzman, su Bearman, su Beganovic. Piloti bravi, ma nessuno con il potenziale generazionale di Antonelli.
Maranello ha sempre avuto un complesso con gli italiani. L’ultimo italiano a vincere con la Ferrari è stato Michele Alboreto nel 1985. L’ultimo italiano in Ferrari titolare è stato Fisichella per 5 gare nel 2009. Sembra quasi che a Maranello avere un italiano forte in macchina faccia paura. Troppa pressione, troppa stampa, troppi ricordi di Ascari.
E così il talento più puro che l’Italia abbia prodotto in 40 anni è finito in Germania. E oggi festeggia con la stella d’argento sul petto.
Ma c’è un secondo punto, ancora più amaro, ed è quello che citi tu:
La Ferrari non perde solo i piloti. Da 18 anni non riesce a mettere in strada una macchina da Mondiale.
L’ultimo titolo piloti è del 2007 con Raikkonen. L’ultimo costruttori è del 2008. Sono 18 anni.
E non è per mancanza di soldi, di ingegneri o di galleria del vento. È per un modello industriale che non funziona più in F1 moderna:
1. Paura di rischiare. La Mercedes nel 2022 ha azzardato il “zero sidepods” e ha sbagliato, ma in due anni ha recuperato e oggi ha la macchina campione del mondo. La Ferrari cambia filosofia ogni anno e mezzo, licenzia un Team Principal ogni due stagioni, riparte sempre da zero.
2. Catena di comando troppo politica. A Brackley decide Wolff. A Maranello decidono in 5: Amministratore Delegato, Team Principal, Direttore Tecnico, Presidente, e John Elkann. In F1 vinci se sei veloce a decidere, non se fai un consiglio di amministrazione.
3. Non sa proteggere il talento. Oggi ha preso Hamilton, il più grande di tutti, a 40 anni. Risultato? Hamilton è secondo nel Mondiale, ma con una macchina che prende 8 decimi al giro dalla Mercedes di Antonelli. Lo sta logorando, esattamente come ha logorato Vettel e Alonso prima di lui.
La verità è che Antonelli è la fotografia perfetta del fallimento Ferrari degli ultimi 15 anni:
Quando c’era un ragazzino italiano di 11 anni che sognava la Rossa, Maranello guardava altrove.
Quando oggi quel ragazzino è diventato il più giovane campione del mondo della storia, Maranello è ancora lì a spiegare perché la macchina “manca di correlazione dati galleria-pista”.
Alla Ferrari non è mancato il pilota. È mancato il coraggio di credere in un italiano e di costruire intorno a lui un progetto vincente.
E oggi, mentre tutta Bologna suona i clacson per Kimi, a Maranello dovrebbero suonare un campanello d’allarme.



