Cittanova, il Capogruppo del partito democratico non perde il “vizietto” di tirare dalla giacchetta il direttore del nostro quotidiano. Anziché fare una seria riflessione sulle loro sconfitte politiche-amministrative

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Abbiamo letto il comunicato inviato alla redazione di Approdo dal capogruppo del Partito Democratico di Cittanova e, francamente, siamo di fronte all’ennesimo tentativo maldestro di spostare l’attenzione dai propri fallimenti a presunte responsabilità altrui.
Accusare Approdo e il suo direttore di essere “compiacenti” per un’intervista al sindaco Domenico Antico non è solo eccessivo: è un’accusa grave, infondata e, per certi versi, anche offensiva nei confronti di un lavoro giornalistico che da anni si fonda su pluralismo e libertà.
Qui non siamo davanti a un blog improvvisato o a una pagina social qualunque. Approdo è una testata giornalistica strutturata, riconosciuta, con milioni di lettori ogni mese, costruita in 18 anni di lavoro serio. Numeri che parlano da soli e che evidentemente danno fastidio a qualcuno.
Il punto, però, è un altro.
Il Partito Democratico di Cittanova oggi attacca la stampa perché non riesce a fare i conti con sé stesso.
Dopo dieci anni di governo della città, il risultato è stato sotto gli occhi di tutti: una disfatta politica. Un partito arrivato ultimo, con poco più di 600 voti. Una classe dirigente che, nella quasi totalità, ha scelto di non ricandidarsi. Un ex sindaco che, pur potendo correre per un terzo mandato, ha preferito farsi da parte.
E allora viene spontanea una domanda: davvero il problema sarebbe un’intervista?
In un contesto politico normale, un risultato del genere avrebbe portato a dimissioni, autocritica e ricostruzione. Qui invece si sceglie la strada più facile: attaccare chi racconta i fatti.
Approdo, in questi anni, non ha mai risparmiato critiche a nessuno. Nemmeno all’ex amministrazione. Lo abbiamo fatto pubblicamente, senza ambiguità e senza timori. E continueremo a farlo.
Ma c’è una differenza sostanziale: noi facciamo informazione, non propaganda.
Le nostre interviste — tutte — seguono una linea chiara: dare spazio, mettere l’interlocutore nelle condizioni di esprimersi, lasciare ai cittadini il diritto di giudicare. È un principio elementare di democrazia, prima ancora che di giornalismo.
Chi oggi parla di “compiacenza” dimostra, forse, di avere un’idea diversa dell’informazione: un’informazione che dovrebbe attaccare, colpire, orientare. Non è la nostra.
Non lo è stata in questi 18 anni e non lo sarà adesso.
Approdo ha dato spazio a tutti: destra, sinistra, civici, opposizioni e maggioranze. Chiunque abbia qualcosa da dire, se lo assume la responsabilità di dirlo, trova spazio. Sempre.
Il resto è polemica sterile.
O peggio, è il tentativo di delegittimare chi fa informazione per coprire una crisi politica evidente.
Noi continuiamo a fare il nostro lavoro.
Al Partito Democratico lasciamo il compito — ben più urgente — di fare finalmente i conti con il proprio.