Anoia, la Dialisi c’è,  ma il percorso no: perché un paziente fragile costretto a passare dal Pronto Soccorso?

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La Dialisi c’è,  ma il percorso che non: perché un paziente fragile costretto a passare dal Pronto Soccorso?
Nella Piana una vicenda che solleva interrogativi sull’organizzazione dell’assistenza nefrologica territoriale
È una vicenda che merita attenzione quella che, in queste ore, coinvolge un paziente emodializzato residente ad Anoia, nella Piana di Gioia Tauro.
Si tratta di una persona particolarmente fragile, reduce da un percorso sanitario estremamente complesso. Dopo aver vissuto per anni con la dialisi, aveva avuto la possibilità di sottoporsi a un trapianto renale che gli aveva consentito di liberarsi, per un lungo periodo, dalla dipendenza dal trattamento dialitico. Purtroppo, recentemente, il trapianto è andato incontro a rigetto e il paziente ha dovuto nuovamente ricorrere alla dialisi, tre volte alla settimana.
Una situazione già di per sé difficile, ulteriormente aggravata da un lungo ricovero presso il GOM, protrattosi per circa tre mesi e caratterizzato, secondo quanto riferito, anche da momenti di particolare criticità per la sua stessa vita.
Ieri, finalmente, la dimissione.
A quanto risulta, della necessità di proseguire il trattamento dialitico sarebbe stata data adeguata comunicazione e sarebbe stato concordato il successivo percorso assistenziale con i medici nefrologi della Piana di Gioia Tauro
Ed è proprio ciò che è accaduto successivamente a sollevare interrogativi.
Secondo quanto riferito, il paziente sarebbe stato invitato da uno dei sanitari della nefrologia territoriale a presentarsi questa mattina al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Polistena, per essere poi indirizzato al Centro Dialisi di Palmi, dove sarebbe stata disponibile una postazione per effettuare il trattamento.
Una procedura che, se confermata nei termini descritti, appare quantomeno singolare.
Perché un paziente appena dimesso dopo tre mesi di ricovero, con una necessità dialitica già conosciuta e non riconducibile, in quanto tale, a una situazione di emergenza, dovrebbe transitare dal Pronto Soccorso?
Il Pronto Soccorso nasce per affrontare condizioni acute e urgenti. La dialisi di un paziente cronico, quando adeguatamente programmata, dovrebbe invece inserirsi in un percorso assistenziale organizzato dalla rete nefrologica territoriale.
E allora la domanda è inevitabile: quale sarebbe stata la ragione clinica o organizzativa per utilizzare il Pronto Soccorso come passaggio intermedio?
Non si tratta di una questione puramente burocratica.
Per una persona fragile, reduce da un trapianto renale fallito e da un ricovero lungo e complesso, trascorrere ore in un ambiente destinato all’emergenza può rappresentare un ulteriore elemento di disagio e di potenziale esposizione a complicazioni.
E c’è anche un’altra questione: il sovraffollamento dei Pronto Soccorso è ormai una delle principali criticità del sistema sanitario. Utilizzare, eventualmente, questa struttura per gestire una prestazione programmabile rischia di aggravare ulteriormente la pressione su un servizio già chiamato a fronteggiare quotidianamente situazioni di emergenza.
Naturalmente, prima di formulare giudizi definitivi, sarà necessario comprendere cosa sia realmente accaduto.
Occorrerà sapere se esistessero specifiche motivazioni cliniche per il passaggio dal Pronto Soccorso, se il percorso di continuità assistenziale fosse stato effettivamente predisposto prima della dimissione e perché, in presenza di un posto dialisi disponibile, il paziente non sia stato indirizzato direttamente al servizio competente.
Sono domande legittime, soprattutto quando al centro della vicenda c’è una persona che, dopo avere già affrontato una lunga e dolorosa battaglia per la propria salute, avrebbe diritto a trovare nel sistema sanitario continuità, programmazione e presa in carico, non ulteriori ostacoli.
La vicenda pone dunque un interrogativo più ampio che riguarda non soltanto il singolo caso, ma l’efficienza della rete nefrologica territoriale della Piana.
Un paziente cronico e fragile deve davvero arrivare al Pronto Soccorso per poter effettuare una dialisi già prevista?
È una domanda alla quale sarebbe auspicabile che le strutture sanitarie interessate dessero una risposta chiara.
Non per cercare colpe a tutti i costi, ma per capire se il sistema abbia funzionato come avrebbe dovuto.
Perché, soprattutto quando si ha a che fare con pazienti fragili, la continuità delle cure non dovrebbe essere affidata all’improvvisazione.