ALLA CALABRIA LA BEFANA NON PORTA IN DONO CHIUSURA DEL PIANO DI RIENTRO SANITARIO E OMNICOMMISSARIAMENTI
Gen 06, 2026 - redazione
ALLA CALABRIA LA BEFANA NON PORTA IN DONO CHIUSURA DEL PIANO DI RIENTRO SANITARIO E OMNICOMMISSARIAMENTI.
E’ cominciato il 2026 ma per la sanità calabrese siamo sempre all’anno zero (2009) dell’ingiusta imposizione da parte del governo del piano di rientro sanitario alla Calabria che ha voluto dire: chiusura di 18 ospedali, aumento delle accise e delle tasse per i calabresi per oltre cento milioni l’anno, il blocco del tour over, l’imposizione di un prestito lacrime e sangue trentennale a tasso usuraio (sì usuraio), diminuzione dell’aspettativa di vita alla nascita per i calabresi (la prima volta nella nostra storia), l’aumento della spesa per le cure fuori regione (oltre 300 milioni l’anno), l’aumento del numero dei calabresi che evita di curarsi per motivi economici e della mancata applicazione dell’art. 32 della Costituzione che dovrebbe garantire le stesse cure a tutti gli italiani, etc.. etc… .Oltre al piano di rientro la Calabria è sottoposta al commissariamento della sua sanità dal 2011 e dal 2019 ha commissariate tutte e cinque le sue ASP e i tre ospedali regionali. Il fatto che noi calabresi siamo trattati da sudditi e non da cittadini è dato dal fatto che il piano di rientro e omnicommissariamento durano ormai da 17 anni quando è cosa che, anche un bambino può capire, il commissariamento dovrebbe essere un fatto eccezionale e di breve durata come ad esempio il ponte caduto di Genova che il commissario ha ricostruito in un solo anno. Perché allora dopo 17 anni con tanto di commissari, anche con poteri eccezionali, in tutti i posti dove si gestisce la sanità calabrese il nostro presunto deficit non è stato risanato?. Per il semplice motivo che il vero problema della sanità calabrese è che da quasi trenta anni è sotto finanziata ed è questo il motivo per cui i pochi soldi ripartiti alla Calabria dalla Conferenza Stato Regioni non potevano bastare per curare i molti malati cronici in più della Calabria rispetto al resto d’Italia. Il paradosso è che la Calabria pur essendo una delle regioni che ha speso di meno pro capite in sanità (tra gli altri cito il dato dei CENTRI PUBBLICI TERRITORIALI del SISTAN) ha “dovuto” sforare la stessa spesa sanitaria proprio perché aveva ed ha molti malati cronici in più che non nel resto d’Italia. Tutti sapevano e sanno che in Calabria c’erano e ci sono molti più malati cronici,citiamo solo il DCA n. 103 del 30 settembre 2015 dell’allora commissario al piano di rientro ing. Scura che alla pag. 33 dell’allegato n. 1 del DCA recitava “si segnala la presenza di almeno il dieci per cento di malati cronici in più nella Calabria rispetto al resto d’Italia”. In effetti non era il 10% ma ben il 14% per come i può calcolare dalle annesse specifiche tabelle annesse al DCA. E per venire ai giorni nostri basta citare il PIANO NAZIONALE CRONICITA’ del Ministero della Salute che da ai calabresi la “vetta” del numero dei malati con almeno tre patologie croniche, di cui almeno una grave, con il 46% negli ultrasessantacinquenni. A questo documento “cronicità” hanno partecipato oltre al Ministero della Salute la stragrande parte delle istituzioni pubbliche: INPS, ISTAT, AGENAS, CONFERENZA STATO REGIONI etc.. etc.. : della serie tutti sapevano e tutti sanno. Allora cosa fare per chiudere il piano di rientro, gli omnicommissariamenti e trattare i calabresi da cittadini e non da sudditi?. Basterebbe solo applicare una “vecchia” legge dello Stato: comma 34 dell’art. 1 della legge 662 del 1996. Si è una legge del lontano 1996 della quale è stato sempre applicato solo il primo dei cinque criteri elencati per il riparto da parte della Conferenza Stato-Regioni dei fondi sanitari alle regioni. Ed eccoli i cinque criteri del comma 34 “popolazione residente, frequenza dei consumi sanitari per età e per sesso, tassi di mortalità della popolazione, indicatori relativi a particolari situazioni territoriali ritenuti utili al fine di definire i bisogni sanitari delle regioni ed indicatori epidemiologici territoriali”.Ebbene di questi cinque criteri è stato applicato (al 98%) sempre e solo il primo pur essendo evidente che se applicati tutti si sarebbero davvero dati i fondi sanitari in base ai reali bisogni delle popolazioni. Dobbiamo citare il quinto “indicatori epidemiologici” di cui per come abbiamo detto prima tutti sapevano e sanno che si dovevano e si devono inviare più fondi dove ci sono più malati (Calabria) e non meno fondi per come è sempre stato. I numerosissimi commissari che governano da tantissimi anni la sanità calabrese dovrebbero, per onestà intellettuale, dimettersi perché tra l’altro sono una ulteriore spesa, e non da poco, che pesa da moltissimi anni sulla sanità calabrese. I signori sindaci calabresi, ormai riuniti in comitati sanitari provinciali, essendo la prima autorità sanitaria locale negli stati di emergenza (e questa è ormai una vera e propria emergenza) dovrebbero, oltre a protestare davanti agli ospedali e nelle tende, dimettersi in blocco. Le regioni “quelle che vogliono l’autonomia differenziata e che dominano” la Conferenza Stato Regioni, e che in pratica decidono il riparto dei fondi sanitari annualedovrebbero accettare tutti i criteri del comma 34, ma sappiamo che non lo faranno. Ed è anche per questo che il governatore Occhiuto nonchè commissario al piano di rientro, alla costruzione ospedaliera e al PNNR sanità dovrebbe andare alla Conferenza Stato Regioni e “occuparla” (come face Arafat con la pistola in pugno nel 1974 all’ONU) fino a quando questa non applica tutti e cinque i punti del comma 34. Si dovrebbe fare tutto ciò visto che la Corte dei Conti nel 2019 ha mosso forti rilievi sulla gestione da parte del governo del debito sanitario calabrese, la Corte Costituzionale nel 2021 ha dichiarato “parzialmente incostituzionale” il commissariamento e il TAR della Campania, al quale si era rivolto il governatore De Luca ha chiuso d’ufficio il piano di rientro sanitario in Campania (la regione Campania è la regione più vicina alla Calabria per quanto riguarda i problemi sanitari).
Catanzaro 06/01/2025 Dott. Nanci Giacinto medico di famiglia in pensione ed ex medico ricercatore HEALTH SEARCH LPD



