Alecci (Pd), “L’Asp di Catanzaro smentisce se stessa sui medici cubani: prima esclude, poi revoca”

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La delibera n. 1069 del 10 agosto 2026 dell’ASP di Catanzaro, con cui viene revocata la precedente delibera n. 1046 del 5 agosto, certifica una clamorosa retromarcia amministrativa nella gestione del primo contingente dei medici cubani. Cosa è cambiato in cinque giorni? Assolutamente nulla. L’unica novità è il nostro atto ispettivo che costringe la Regione a fare i conti con la propria approssimazione. Si è passati da un atto di esclusione a un nuovo provvedimento che, richiamando l’“interesse pubblico, concreto e attuale”, conferma la necessità di mantenere in servizio tutti i medici cubani del primo contingente.
La delibera del 10 agosto, peraltro, svela ulteriori dettagli emblematici della disorganizzazione in corso: con lo stesso atto l’ASP ha dovuto reinserire in extremis un altro medico cubano destinato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Soveria Mannelli, “misteriosamente” escluso o dimenticato nella prima tornata di proroghe di luglio. Non siamo di fronte a un semplice aggiustamento tecnico, siamo al cospetto di un teatrino amministrativo sconcertante che conferma tutte le denunce sollevate con la nostra interrogazione consiliare. E’ la prova che il sistema costruito attorno all’accordo con la CSMC S.A. continua a muoversi tra atti contraddittori, correzioni in corsa e una gestione tutt’altro che lineare dei rapporti con i professionisti impiegati nella sanità calabrese.
Il punto politico è evidente: mentre la Regione Calabria ha rinnovato fino al 31 dicembre 2027 gli accordi con la società cubana CSMC S.A. e continua a fondare su questo modello una parte essenziale della tenuta del servizio sanitario, le aziende sanitarie producono atti che nel giro di pochi giorni si smentiscono da soli. Questo non rafforza il sistema, ne mette in luce tutta la fragilità amministrativa e organizzativa. Questa nuova delibera rende ancora più urgente una risposta chiara da parte della Giunta regionale. Occorre sapere quanti siano oggi i medici di provenienza cubana in servizio, quale sia la loro effettiva posizione amministrativa e contrattuale, quanti casi di esclusione, revoca, reintegro o prosecuzione del rapporto si siano già verificati e con quali criteri.
La vicenda di Soverato dimostra che il problema non è il singolo atto- E’ l’ulteriore testimonianza di come si proceda a tentoni, in una gestione quotidiana «a vista» delle risorse umane con l’assenza di un quadro trasparente e stabile. Se un medico può essere escluso da una proroga e reinserito pochi giorni dopo, allora il nodo vero è politico e amministrativo: chi dirige davvero questo sistema e sulla base di quali regole? La sanità calabrese non può essere governata a colpi di proroghe, revoche e retromarce. Quando un’ASP prima cancella e poi reintegra, il problema non è più il singolo caso, ma è l’intero modello costruito dalla Regione sui medici cubani.