Alecci: “Basta favole sugli appelli a tornare in Calabria. giovane neuropsicomotricista calabrese, rientrata dalla Lombardia per svolgere qui la sua attività, si è scontrata con la disorganizzazione della nostra Sanità”

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Da anni il Presidente Occhiuto ci racconta che per salvare la Sanità in Calabria bisogna fare di tutto per far rientrare i nostri professionisti, le nostre risorse umane che svolgono la propria attività altrove, che la Calabria deve essere “attraente” per il personale sanitario. Ma è solo l’ennesima favola che racconta ai calabresi, perché anche quando questo accade, il sistema sanitario regionale non riesce a trattenere e valorizzare queste preziose risorse.

In questi giorni, infatti, sono venuto a conoscenza della storia di una giovane neuropsicomotricista calabrese che dopo anni di attività in Lombardia, aveva deciso di rientrare a svolgere il suo lavoro in Calabria. Dopo aver approfondito la vicenda e reperito gli atti, ho appreso che questa professionista aveva risposto ad un avviso e aveva ottenuto il trasferimento presso l’Asp di Catanzaro per occuparsi di alcuni giovani pazienti affetti da autismo con casi anche molto gravi. Per svolgere al meglio la sua attività quotidiana si era resa, però, conto della necessità di alcune strumentazioni e ne aveva fatto subito richiesta alla sua Direzione, in modo da poter assicurare cure adeguate ai piccoli pazienti. Di fronte alla mancata fornitura, mese dopo mese, aveva sollecitato via mail più volte le forniture per un totale di circa 2.000 euro, forniture che purtroppo non sono mai arrivate. Stanca di questo modus operandi, di fronte all’ennesima mail di sollecito inviata a vuoto, ha deciso, purtroppo dopo più di un anno, di tornare indietro e trasferirsi nuovamente in Lombardia, dove lavora attualmente.

Questa vicenda, che lascia veramente sbalorditi, rappresenta plasticamente tutte le contraddizioni tra il mondo raccontato dal Presidente e dalla Giunta e la realtà quotidiana delle nostre corsie. Come è possibile perdere una risorsa così importante in un settore caratterizzato sempre di più da carenza di personale specializzato e da liste d’attesa infinite, come più volte anche io ho denunciato? Per quale motivo una Direzione sanitaria non riesce a garantire al proprio personale una spesa di 2.000 euro per poter dare supporto e prestare cure adeguate a decine di bambini e ragazzi con patologie neuropsichiatriche anche molto gravi?

Questa giovane professionista non aveva richiesto né un trattamento economico particolare, né uno scatto di carriera per poter tornare a svolgere la sua attività in Calabria. Voleva solo svolgere il suo lavoro nel modo migliore con la strumentazione adatta a questo importante ruolo. Voleva essere solo utile ai suoi piccoli pazienti e alle loro famiglie. Ma questo sistema sanitario regionale, con la sua disorganizzazione e la sua scarsa attenzione ai problemi reali e quotidiani, l’ha fatta scappare, l’ha fatta andare via. Questa è l’ennesima sconfitta per tutti i calabresi, per tutti noi.