Aldo Alessio, “Il teatro dell’assurdo non ha bisogno di sceneggiatori: ha l’amministrazione comunale di Gioia Tauro”

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IL TEATRO DELL’ASSURDO

Cronache di Resistenza Politica e Verità Documentate

Editoriale di Satira e Critica Politica • a cura di Aldo Alessio (Ulisse)

Comunicato N° 16 | 03 Marzo 2026

Capitolo I — Prologo: Quando l’Oracolo Parla in Burocrazia

Il 2 febbraio scorso, come un fulmine a ciel sereno ma scritto su carta intestata, è giunto al Gruppo Teatrale Gioiese “Giangurgolo” il temibile avvio di procedimento amministrativo firmato dall’Ing. Bruno Gallè. Nessun preambolo, nessuna telefonata di cortesia, nessun caffè offerto attorno a un tavolo per cercare una soluzione bonaria. Solo la fredda notifica di un procedimento che — per dirla con un pizzico di ironia — sembrava più una dichiarazione di guerra che un invito al dialogo istituzionale.

Come da tradizione delle grandi tragedie greche, all’oracolo non si risponde: lo si subisce. E così il Gruppo Giangurgolo, fedele alla propria vocazione culturale e alla propria storia, ha risposto — e risponde — con la sola arma a disposizione dei cittadini onesti: la parola scritta, la memoria difensiva, la richiesta trasparente di accesso agli atti.

Capitolo II — La Cronologia degli Atti (Ovvero: Chi Tace, Acconsente)

2.1 — Il 2 Febbraio: La Notifica Solitaria

Con la comunicazione del 2 febbraio 2026, l’Ing. Gallè avvia unilateralmente il procedimento amministrativo. Non risulta alcun tentativo preliminare di confronto, né una convocazione informale per esplorare soluzioni condivise. Il procedimento nasce già zoppo: privo del dialogo preventivo che la buona prassi amministrativa — e il semplice buon senso — avrebbero imposto.

2.2 — Il 6 Febbraio: La Memoria Difensiva (e il Silenzio che Segue)

Quattro giorni dopo, il Gruppo Giangurgolo presenta puntualmente la propria memoria difensiva, manifestando piena e totale disponibilità all’incontro e al confronto costruttivo. La risposta dell’ufficio? Un eloquente, assordante silenzio. Né convocazione, né replica scritta, né il minimo riscontro sulle osservazioni avanzate. Nel mondo della burocrazia kafkiana, pare che “ignorare” sia diventata la risposta ufficiale.

2.3 — Il 12 Febbraio: Il Diritto di Accesso agli Atti (Strappato con Fatica)

Il 12 febbraio viene formalmente richiesto l’accesso agli atti. Nemmeno questa volta la macchina amministrativa si mette in moto spontaneamente: solo dopo una successiva sollecitazione, e solo dopo che le dichiarazioni pubbliche del Gruppo Giangurgolo hanno acceso qualche riflettore scomodo, il fascicolo “segregato” viene finalmente consegnato.

Come da copione del teatro dell’assurdo: la verità esiste, ma va conquistata a fatica, un sollecito alla volta.

2.4 — Il 2 Marzo: L’Ora della Verità (E della Delusione)

Solo il giorno precedente alla redazione di questo comunicato, l’Associazione Culturale “Gruppo Teatrale Gioiese Giangurgolo” ha finalmente potuto visionare il contenuto del tanto atteso fascicolo. L’esito è tanto sorprendente quanto emblematico: il fascicolo risulta sostanzialmente vuoto di contenuti rilevanti, privo di qualsiasi elemento che possa giustificare la gravità del procedimento amministrativo avviato. Nessuna prova, nessun rilievo tecnico sostanziale, nessun documento che spieghi perché, a Gioia Tauro, l’unico edificio classificato come “area di pericolo pubblico” sia proprio quello utilizzato dal Gruppo Giangurgolo.

Capitolo III — Il Santo Protettore e i Suoi Miracoli Selettivi

Permetteteci di presentarvi il protagonista di questa commedia in più atti: l’Ing. Bruno Gallè, qui ribattezzato con affettuosa ironia “Santo Protettore della Sicurezza di Gioia Tauro”. La sua straordinaria capacità di individuare pericoli pubblici sembra, però, godere di una selettività degna di nota.

Ci chiediamo, con tutto il rispetto istituzionale del caso: l’Ing. Gallè è a conoscenza del fatto che circa il 90% degli edifici pubblici del comune è sprovvisto di collaudo regolare? Quali provvedimenti intende adottare? Oppure il suo radar della sicurezza è tarato esclusivamente sulla frequenza del Gruppo Giangurgolo?

La lettera del Prefetto, peraltro, dice ben altro rispetto a quanto il fascicolo lascerebbe intendere. Una contraddizione che difficilmente può sfuggire a chi legge con attenzione — e che difficilmente può essere liquidata come semplice distrazione amministrativa.

Capitolo IV — La Giunta, il Funzionario e il Passacarte

4.1 — Le Leggi Bassanini: Quando la Norma Soccombe alla Politica

Le riforme Bassanini del 1997-1998 hanno ridisegnato in modo chiaro l’architettura della pubblica amministrazione italiana: agli organi di governo (Sindaci e Giunte) spetta l’indirizzo politico e il controllo; ai dirigenti amministrativi compete la gestione tecnica, finanziaria e amministrativa, inclusa l’adozione degli atti vincolanti verso l’esterno. Negli Enti Locali, tale distinzione è sancita con ancora maggiore nettezza dal TUEL, D.Lgs. 267/2000.

Il principio è semplice: chi decide non gestisce; chi gestisce non può essere eterodiretto da chi decide. Peccato che a Gioia Tauro questo principio sembri valere solo sulla carta.

4.2 — La Giunta Irrompe a Metà Scena

Fatto accertato: la Giunta Comunale è intervenuta a procedimento amministrativo già avviato dal Responsabile Ing. Gallè, impartendo un atto di indirizzo perentorio che ha di fatto svuotato le competenze e le responsabilità del dirigente, così come definite dalla legge. In un paese dove le istituzioni funzionano, questo non sarebbe potuto accadere. Si chiama ingerenza politica negli atti amministrativi, e non è una questione di stile: è una questione di legalità.

Vogliamo ricordare — con tutto il garbo possibile — all’Ing. Gallè che possedere i poteri di legge per decidere se e come procedere non implica il dovere di trasformarsi in un docile passacarte istituzionale, pronto a sottoscrivere qualsiasi atto gli venga posto davanti dalla “mannaia” politica dell’amministrazione. Piegare il proprio ruolo tecnico alla volontà della Giunta non è fedeltà istituzionale: è il tradimento più silenzioso delle proprie responsabilità professionali.

4.3 — L’Enigmatico Comandante e il Caso dell’Aspettativa

In questo vivace affresco istituzionale, non può mancare un personaggio rimasto misteriosamente nell’ombra: il Comandante della Polizia Municipale, che ha scelto di porsi in aspettativa senza che i motivi reali siano stati resi noti alla cittadinanza. Misteri del teatro. La sostanza, ad ogni modo, non cambia.

Capitolo V — L’Architetto Invisibile e la Cattedra del Potere Senza Firma

Ma il vero gioiello di questa storia è un altro. Nell’ufficio tecnico comunale, il soggetto contrattualmente più elevato — e conseguentemente più remunerato — risulta essere l’Arch. Mangione, consorte della celebre “Capasanta” (identificativo satirico ormai noto ai lettori affezionati di questa rubrica).

La particolarità? L’Arch. Mangione non dispone di alcuna delega alla firma. Tradotto: comanda senza firmare. Dirige senza assumersi responsabilità. Gode dello stipendio più alto dell’ufficio senza dover apporre la propria sigla su alcun atto amministrativo. Una posizione di comfort istituzionale che farebbe invidia a qualsiasi equilibrista: massimo potere informale, zero responsabilità formale.

Se questa non è una definizione operativa di “zona grigia burocratica”, non sappiamo cosa lo sia.

Capitolo VI — I Fedelissimi della Capasanta e la Democrazia Sorridente

L’amministrazione comunale sembra perseguire con coerenza un preciso modello gestionale: circondare i propri uffici di funzionari docili e «fedelissimi», capaci di piegarsi al volere della Capasanta e di ingraziarsene i sorrisi, a scapito del rispetto delle proprie responsabilità di legge.

Ci sia consentito un appunto: la lealtà verso un’amministrazione politica non può e non deve tradursi in violazione delle norme che disciplinano compiti, funzioni e responsabilità dei dirigenti pubblici. La fedeltà ai superiori è un valore; la complicità nelle irregolarità è tutt’altra cosa.

Capitolo VII — Epilogo: La Regina È Nuda

Siamo giunti al sipario di questo comunicato. E la conclusione — purtroppo — non è divertente come il genere satirico lascerebbe sperare.

Questa non è una battaglia privata. Non è una disputa personale tra il Gruppo Giangurgolo e qualcuno. È una questione di principio, di democrazia, di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Ogni cittadino di Gioia Tauro ha il diritto di sapere perché un’associazione culturale viene presa di mira da un procedimento amministrativo privo di fondamento documentale, mentre il 90% degli edifici pubblici della città naviga in acque assai meno limpide dal punto di vista delle conformità normative.

Ormai la regina è nuda.

E chi ha occhi per vedere, veda.

Firmato,

Ulisse

(Aldo Alessio)

«Il teatro dell’assurdo non ha bisogno di sceneggiatori: ha l’amministrazione comunale di Gioia Tauro.»