Ospedale di Polistena: “odissea di un novantaduenne bloccato su una barella del Pronto Soccorso”

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Riceviamo e pubblichiamo

Mio zio Spinelli Salvatore nato a Taurianova il 09 aprile 1934, preso in carico dal Pronto Soccorso dell’ospedale di Polistena, è bloccato da nove giorni su una barella. Nessun reparto vuole prendersene cura: né Chirurgia né Medicina.

La vicenda ha avuto inizio il 19 ottobre 2026, quando mio zio – già da giorni alle prese con un addome gonfio – ha accusato malori improvvisi tali da richiedere l’intervento del 118. Portato in Pronto Soccorso, i medici hanno avviato una serie di esami, tra cui TAC ed Entero Tac.

Dopo alcuni giorni (non ricordo il giorno preciso), pensando che si potesse trattare di una subocclusione intestinale hanno richiesto una valutazione chirurgica. Il chirurgo, dopo attenta valutazione, ha asserito: «il paziente non è di chirurgia». Così, non appena si è liberato un posto nel reparto di Medicina, mio zio è stato portato in barella per il ricovero. Ma i medici di corsia hanno opposto un diniego scritto con poche e lapidarie parole: «il paziente non è di Medicina».

Da quel momento, la situazione si è impaludata. Mio zio è bloccato in Pronto Soccorso, senza che nessuno dei due reparti sia disponibile a prenderlo in carico per prestargli le cure necessarie.

Il conflitto tra chirurghi e internisti sta causando la morte lenta di mio zio, che non ha nessuna colpa, se non quella di essere un fragile signore di novantadue anni con problemi di salute.

Pino Spinelli