Taurianova laboratorio di rinascita con “Fuga dall’inferno” di Arcangelo Badolati
Ott 20, 2026 - redazione
Può la cultura cambiare profondamente la vita di un uomo condannato all’ergastolo? È stato questo l’interrogativo che ha dato voce alla presentazione di “Fuga dall’inferno – La redenzione letteraria di Gianfranco Ruà”, il libro del giornalista e scrittore Arcangelo Badolati, ospitata all’interno della Chiesa degli Artisti di Santa Lucia a Taurianova, nell’ambito del quarto appuntamento di TauriaNoir, la rassegna dedicata al giallo e realizzata con la collaborazione della libreria Accardi.
Al centro del volume, la vicenda di Gianfranco Ruà, boss cosentino detenuto dal 1994 e condannato all’ergastolo per diversi gravi reati. Una storia segnata dalla criminalità e dalle conseguenze irreversibili delle proprie scelte, ma anche da un percorso umano e intellettuale che, tra le mura del carcere, trova nella cultura una possibilità di profonda trasformazione interiore.
È lo stesso Badolati a ricostruire il cammino di un uomo che, dentro l’angustia della cella, ha scelto di investire nello studio, conseguendo una laurea in Scienze dell’educazione e dei processi formativi presso l’Università di Parma. Un traguardo che non rappresenta un punto d’arrivo, ma l’inizio di un viaggio ancora più impegnativo: quello nella letteratura e nella filosofia.
Ariosto, Torquato Tasso, Schopenhauer, Proust e altri grandi autori diventano compagni di un percorso che conduce Ruà a confrontarsi con se stesso, con la propria sofferenza, con il dolore dei familiari e con quello delle persone care alle vittime dei suoi crimini.
La lettura, dunque, non come semplice evasione dalla realtà carceraria, ma come occasione per guardare dentro la propria coscienza. Un cammino nel quale, come emerge dal racconto di Badolati, il concetto dell’amore assume progressivamente un significato centrale.
Non la ricerca di benefici sulla pena, ma il tentativo di cambiare dentro. È questa la dimensione più significativa della vicenda raccontata nel libro: un percorso interiore che non cancella le responsabilità, non attenua la gravità dei reati commessi e non sostituisce la giustizia, ma pone al centro la possibilità che la cultura aiuti un uomo a interrogarsi sul proprio passato e a riconoscere il dolore provocato.
La redenzione, in questa prospettiva, non coincide con la libertà fisica, ma con una presa di coscienza che nasce dal confronto con le grandi domande dell’esistenza. Una distinzione importante, che restituisce alla letteratura il suo ruolo più alto: non offrire assoluzioni, ma aprire nuove prospettive di comprensione.
Ad aprire l’incontro è stata Emanuela D’ Eugenio, presidente Associazione Parallelo 38, che ha sottolineato come la cultura possa incidere positivamente nella vita di una persona, favorendo un percorso di riscatto rispetto al proprio passato.
Il sindaco di Taurianova, Domenico Romeo, ha espresso gratitudine per l’opportunità di partecipare agli appuntamenti organizzati da Parallelo 38, evidenziando il contributo che queste iniziative offrono alla crescita culturale e sociale della comunità taurianovese.
È intervenuta successivamente Serafina Grillo, responsabile della Biblioteca comunale “A. Renda” di Taurianova, che ha ripercorso le attività realizzate dalla struttura dalla sua apertura, avvenuta nel Maggio del 2024, soffermandosi sul ruolo della biblioteca quale luogo di conoscenza, partecipazione e promozione culturale.
L’incontro, moderato da Mariagrazia Arceri vice Presidente Parallelo 38, ha approfondito il valore della cultura in una terra come la Calabria, erede della Magna Grecia e di una tradizione che ha fatto del pensiero e del confronto intellettuale elementi fondamentali della propria identità.
Di particolare rilievo l’intervento dell’avvocata Giovanna Francesca Russo, Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che ha affrontato il tema delle carceri italiane, soffermandosi sui risultati raggiunti e sulle tante criticità ancora aperte. Al centro della sua riflessione, la necessità di garantire condizioni di detenzione rispettose della dignità umana e di rafforzare i percorsi rieducativi, affinché la pena non si esaurisca nella privazione della libertà, ma mantenga una concreta prospettiva di recupero della persona. Un incontro che ha lasciato il segno poiché la Garante ha proposto di far divenire Taurianova un laboratorio regionale di giustizia rigenerativa da concretizzarsi attraverso iniziative letterarie, percorsi educativi con il coinvolgimento di società civile, istituzioni e mondo penitenziario. Inoltre, l’avv. Russo ha promosso l’introduzione del libro di Arcangelo Badolati in tutte le carceri calabresi affinché la storia di Gianfranco Ruá possa arrivare a tutti i detenuti.
Il momento più toccante della serata è arrivato con la testimonianza di Eva, figlia di Gianfranco Ruà, che ha conquistato l’attenzione del numeroso pubblico presente, composto anche da autorità militari, civili e religiose e da rappresentanti di diverse associazioni.
Le sue parole hanno restituito il volto più intimo e doloroso della detenzione: quello degli affetti sacrificati, della distanza e di un rapporto padre-figlia costretto a misurarsi con le regole e i limiti della vita carceraria.
“Per fare visita a mio papà ho girato tutta Italia, avendo cambiato tanti istituti penitenziari. Ho 32 anni e nella mia vita non ho avuto la presenza di mio papà. Ci diamo l’appuntamento col pensiero tutti i giorni alle 15”, ha raccontato Eva.
Poi il riferimento alle difficoltà dei colloqui e all’impossibilità di vivere la vicinanza fisica come accade in una famiglia libera da quelle restrizioni: “Dopo aver compiuto 12 anni la legge non consente di abbracciare mio papà durante i colloqui, rimanendo a distanza sulle sedie inchiodate al pavimento che impediscono qualsiasi contatto ravvicinato”.
Infine, una dichiarazione che ha racchiuso tutto il peso di una vita trascorsa nella distanza, senza cancellare il legame affettivo: «Sarà sempre l’amore della mia vita».
Parole che hanno spostato lo sguardo dalla vicenda giudiziaria alla dimensione umana, mostrando come la detenzione coinvolga inevitabilmente anche le famiglie e come il tempo sottratto alla quotidianità lasci ferite che non possono essere misurate soltanto in anni di carcere.
A completare l’appuntamento, le letture di Titti Mileto, accompagnate al pianoforte da Antonio Ruoppolo, che hanno arricchito l’incontro con un intreccio di parole e musica, amplificando le emozioni suscitate dal racconto.



