Gioia Tauro, replica al sindaco Scarcella di Antonio Pisano, “quel funzionario sono io e per oltre 43 anni sono stato al servizio della comunità”

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Riceviamo e pubblichiamo da Antonio Pisano

Leggo con molta amarezza le comunicazioni che la sindaca Simona Scarcella ha diffuso, sui giornali e sui siti istituzionali, in merito a comportamenti che un funzionario del Comune, ora in pensione, avrebbe consumato visionando la posta del sindaco di Gioia Tauro, entrando nel sistema informatico dell’Ente.
Ho l’onore di dichiarare alla Città ed a tutti i cittadini che mi conoscono che quel funzionario sono io: Antonio Pisano, per oltre 43 anni al servizio della Comunità, sotto ogni Amministrazione eletta o straordinaria, di centro, di destra o di sinistra. E non ho commesso alcun delitto.
Devo chiarire, a chi non avesse giuste informazioni, quanto segue:

  • al tempo del mio pensionamento sono stato invitato dal Sindaco Alessio a prestare la mia collaborazione agli uffici, gratuitamente e come la Legge consente, per non aggravare la situazione burocratica dell’Ente – privato di quasi tutte le figure apicali per le note ragioni e con assunzioni bloccate dal già dichiarato dissesto. Ho accettato per amore della Città e seguendo il mio innato spirito di servizio. Gli incarichi mi sono stati affidati prima informalmente e, successivamente, con atti formali e specifiche deliberazioni. Non voglio qui ricordare che questa disponibilità da me offerta alla Città ha comportato per me e per la mia famiglia un impegno gravoso, che si è vieppiù manifestato al tempo del Covid durante il quale ho prodotto oltre tremila ordinanze. Naturalmente sono stato, come da sempre, al servizio di tutti gli Uffici e degli Amministratori come incontestata “memoria storica” degli atti. E, come sempre, sono stato abilitato ad entrare nel sistema informatico dell’Ente, ricevendone le relative abilitazioni;
  • prima della sua elezione, la Scarcella mi ha chiesto con molta insistenza, di assicurare la stessa collaborazione gratuita per il caso di sua elezione. Ed io ho acconsentito. È stata proprio Lei, dopo la sua elezione, a fornirmi la sua Password. Ed ho operato al suo fianco fino a tutto il mese di Luglio 2024. La Scarcella conosceva le mie capacità, per esperienza diretta di impiegata di categoria C del Comune di Gioia Tauro, essendo stato io suo superiore gerarchico e nel ruolo. Ho, naturalmente, chiesto che mi venisse formalizzato il mio incarico, avendone assicurazione. Ad Agosto 2024, per ragioni di salute, non mi sono più recato al Comune di Gioia Tauro in quanto i primi giorni di Settembre dovevo sottopormi ad intervento chirurgico e a lunga riabilitazione in Lombardia. In data 20 Settembre 2024 ed in data 21 Ottobre 2024 mi sono collegato al sistema informatico utilizzando la Password fornitami dalla Sindaca al solo fine di verificare se fossi ancora abilitato ad accedere, e ciò ho fatto senza visionare, scaricare, o modificare documento alcuno. Ciò è stato già accertato dai gestori del sistema informativo che hanno relazionato al Pubblico Ministero ed hanno affermato che “non risultano operazioni tracciabili quali inserimenti, modifiche, scarico o visualizzazione di file”.
  • A quelle date nessuno mi aveva comunicato se la mia utenza fosse ancora attiva e se io fossi o meno abilitato ad accedere al sistema. La Sindaca, infatti, non aveva avuto il garbo di comunicarmelo, forse per non dovermi ringraziare per il lavoro svolto per Lei;
  • pur in questa consapevolezza venivo denunciato (partendo con denuncia contro ignoti) e una volta accertata la provenienza delle due “intrusioni” da miei dispositivi, la Sindaca invece di chiarire e giustificare, ha deliberato con la Giunta la costituzione di parte civile nei miei confronti, pur senza potere individuare alcun danno da me provocato agli interessi dell’Ente.
  • Ma non solo: nelle sue esternazioni di questi giorni – che non commento per amor di Patria – la Scarcella ha insinuato che quegli episodi datati ai mesi immediatamente successivi alla sua elezione (settembre 2024 e ottobre 2024), potevano anche collegarsi agli episodi intimidatori che la stessa – ma a due anni di distanza – avrebbe subito nei suoi affetti familiari. Insinuazioni che, lette nella sequenza cronologica data dall’autrice, rappresentano non solo diffamazione, ma pura calunnia nei miei confronti, sapendomi innocente. Mi tutelerò nelle competenti sedi giudiziarie perché non comprendo come io possa essere coinvolto in questo clima di odio che non mi appartiene e mai mi potrà appartenere.
    Affronterò nei prossimi giorni il confronto processuale di verifica delle ipotizzate responsabilità con la fiducia nella Giustizia che ogni uomo perbene deve avere. Mi auguro che tutto sia immediatamente chiarito. E tutta la mia vita mi consente di affermare che la verità prevarrà sulla diffamazione, la irriconoscenza, la calunnia.