L’opinione. “La sanità calabrese soffre per la cronica mancata applicazione di una legge dello Stato”
Ott 10, 2026 - redazione
Si tratta del comma 34 dell’art.1 della (lontana) legge 662 del 1996. Questa legge al comma 34 dell’art. 1 elenca i criteri con i quali la Conferenza Stato Regioni avrebbe dovuto e dovrebbe ripartire i fondi sanitari alle regioni. I cinque criteri stabiliti dalla legge sono ”1) popolazione residente, 2) frequenza dei consumi sanitari per età e per sesso, 3) tassi di mortalità della popolazione, 4) indicatori relativi a particolari situazioni territoriali ritenuti utili al fine di definire i bisogni sanitari delle regioni e 5) indicatori epidemiologici territoriali”. Di questi 5 criteri la Conferenza Stato Regioni che è l’organo che fa il riparto dei fondi sanitari alle regioni ha applicato (per il 98,5% del riparto) in pratica solo il primo che ha causato l’ultraventennale sottofinianziamento della sanità calabrese. Lo ha fatto perché il criterio demografico si avvale del calcolo della popolazione pesata che da ad una persona ultrasettantente un moltiplicatore di ripartizione anche sei volte superiore ad un giovane di 10 anni ed è per (l’ormai passata) presenza da noi di più giovani che alla Calabria (come alla Campania) sono arrivati meno fondi per la sanità. In questi giorni l’Istituto GIMBE ha pubblicato il riparto pro capite sanitario per regione ed è risultato che la Calabria è la regione che con 2223 ha 5 euro di riparto pro capite più alto della media nazionale. Questo avviene solo da pochissimi anni, per l’imponente emigrazione dei giovani calabresi al nord, perché invece lo studio fatto dai Centri Pubblici Territoriali affiliati al SISTAN (Sistema Statistico Nazionale) sulla spesa sanitaria primaria netta procapite delle regioni dal 2000 al 2018 vede la Calabria al penultimo posto con 1614 euro. La Calabria ha potuto spendere meno delle altre regioni proprio perché ha ricevuto meno fondi dalla Conferenza Stato Regioni. Ad esempio la Lombardia nello speso periodo ha speso 2217 euro procapite cioè per un lombardo si sono potuti spendere in sanità, in tutti questi anni, ben 603 euro procapite in più che per ogni calabrese. Basta fare quindi una semplice moltiplicazione per notare che se la Calabria avesse avuto lo stesso finanziamento della Lombardia avrebbe avuto oltre un miliardo di euro l’anno in più di quanto ha ricevuto e per ben 18 anni. Il fatto che da pochissimi anni la Calabria ha un riparto superiore alla media nazionale è, “purtroppo”, dovuto al fatto che i giovani calabresi sono dovuti emigrare ed è anche per questo che adesso abbiamo un riparto procapite maggiore della Lombardia perché i nostri giovani hanno abbassato alla Lombardia (come ad altre regioni del nord) il riparto procapite. Quanto detto fino ad adesso è riferito solo al primo punto dei criteri di riparto (quello demografico) tutti gli altri se applicati avrebbero dato molti più fondi alla sanità calabrese e a partire dall’inizio degli anni 2000. Specialmente se applicato lo avrebbe fatto il quinto punto “indicatori epidemiologici”, la cui mancata applicazione è il vero grande problema della disastrosa situazione della sanità calabrese perchè se applicato questo criterio avrebbe voluto dire più fondi dove ci sono più malati e non viceversa per come avvenuto per oltre 20 anni. Oltre alla sua ovvietà ad indicare che sarebbe stato corretto applicare prima di tutto questo criterio della epidemiologia lo dicono: 1 )L’ ISTAT, che sicuramente non è di parte, che nel suo ultimo rapporto scrive che “La Calabria è il caso più emblematico: alto bisogno assistenziale ma spesa sanitaria inferiore rispetto ad altre aree del Paese”, 2) l’Istituto GIMBE stesso che scrive nel rapporto LEP e LEA del 2026 “un altro punto critico sollevato riguarda il finanziamento. Per finanziare i LEP sanitari (spiega Cartabellotta alla Commissione Sanità della Camera) le risorse pubbliche dovrebbero coprire i costi necessari per garantirli in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”, 3) il DCA n. 103 del lontano 30/09/2015 firmato dall’allora commissario al Piano di Rientro Sanitario Calabrese Ing. Scura che alla pag. 33 dell’allegato n.1 scrive “si segnala la presenza in Calabria di almeno il 10% di malati cronici in più delle altre regioni”. Visto che il DCA è fornito di specifiche tabelle si è potuto calcolare in 287000 i malati cronici in più nei circa due milioni di calabresi rispetto ad altri due milioni di altri italiani. E, della serie tutti sapevano e tutti sanno, il DCA n. 103 prima della pubblicazione è transitato, come per obbligo del Piano di Rientro Sanitario, prima al Ministero dell’Economia per verificarne la spesa e poi a quello della Salute per valutarne la congruità sanitaria, 4) anche l’ultimo Rapporto Cronicità della stessa Conferenza Stato Regioni conferma che in Calabria ci sono molti più malati cronici che non nel resto del paese. Infine è proprio questo sottofinanziamento che ha costretto la Calabria al Piano di Rientro Sanitario da ben 17 anni e al commissariamento (che dovrebbe essere un istituto provvisorio) per 15 anni: infatti nonostante che la Calabria ha speso in sanità molto meno delle altre regioni ha dovuto sforare la spesa proprio per la presenza dei molti malati cronici in più e quindi costretta al Piano di Rientro sanitario e ai pluricommissariamenti: sanità regionale (almeno fino alla prossima delibera della Corte dei Conti), tutte e 5 le ASP e i tre ospedali regionali. Il Piano di Rientro tra l’altro ha significato ulteriore diminuzione della spesa sanitaria da qui i controlli preventivi fatti per obbligo dal Ministero dell’Economia sui DCA sulla salute della regione Calabria. Ed è anche questo il motivo (cronico sottofinanziamento) per cui dopo 17 anni di Piano di Rientro e 15 di pluricommissariamento la Calabria con 189 punti è l’ultima nell’applicazione dei LEA. Che fare allora? A) Il Presidente e commissario Occhiuto dovrebbe chiedere d’urgenza al governo la chiusura dell’ingiusto Piano di Rientro sanitario con le sue restrizioni e di tutti i commissariamenti della sanità calabrese. Da notare che la Campania che era nella nostra stessa condizione ha avuto la chiusura del Piano di Rientro Sanitario dal TAR Campania cui il governatore De Luca ha fatto ricorso., B) il Governatore commissario Occhiuto dovrebbe andare alla prossima riunione della Conferenza Stato Regioni e chiedere con urgenza l’applicazione di tutti i criteri (specialmente del quinto) del comma 34 art. 1 della legge 662 del 1996 con la minaccia di bloccare i lavori della commissione stessa se questa richiesta non venisse accolta. Il Governatore Occhiuto potrebbe fare ciò perché le regioni che dovrebbero finalmente e giustamente “cedere” un pò di fondi sanitari per i malati calabresi sono in maggioranza diretti da politici del suo partito e/o coalizione. Se ciò non avviene i malati calabresi sanno di chi è la colpa.
Catanzaro 09/10/2026
Dott. Nanci Giacinto Medico di Famiglia in Pensione



