Lino LIcari spiega la scoperta della “vasche in contrada Palazzo, nel territorio montano di San Luca
Ott 01, 2026 - redazione
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Lino Licari, l’esploratore appassionato e il ricercatore dell’antico, continua a sorprendere a far parlare del territorio montano e delle sue primitive ricchezze.
Dopo aver presentato già le sue opere, come sintesi delle sue scoperte e come utile guida ad una nuova rilettura del passato, anzi contestualmente a tutto questo, poiché il suo cammino non si è mai fermato, oggi si presenta con forti novità.
Certo è che agli appassionati e alle appassionate di escursionismo montano, di animi curiosi di archeologia del preistorico, non saranno sfuggite del tutto alcune orme lasciate in montagna, e in questo caso in Aspromonte, da parte dei nostri progenitori.
Lungo i suoi cammini, spesso difficili e complessi, rintraccia segni di antiche presenze e così ci riporta le sue segnalazioni “Le vasche in contrada Palazzo, nel territorio montano di San Luca, sono chiamate le Rocce di Sansone, sono stranissime e molto complesse, se sono palmenti sono tra i più arcaici, perchè il bordo è bassissimo e anche le vasche di raccolta sono con bordo basso e con canalizzazione esterna senza fori.” In un’intervista ci descrive in dettaglio alcune caratteristiche dei suoi rinvenimenti. Secondo lo studioso per questa tipologia sarebbe da escludere l’ipotesi della loro interpretazione in qualità di altari, ma è ovvia la considerazione che, per poter meglio ricondurre delle analisi più scientifiche e fare delle conclusioni più certe, sia di assoluta necessità studiare i luoghi con supporti e risorse contestualizzati in progetti ben guidati.
Inoltre, il Licari, in un abbondante excursus sul territorio “viaggiato”, riferisce anche di altre vasche presenti con peculiarità simili e anche dissimili. Sul Monte Briga, nei pressi di Bova, allerta la presenza di altre due vasche, che per qualità hanno una maggiore definizione di vasche – palmenti.
Ma su alcune scoperte il pensiero del Licari è molto più sospettoso, poiché la singolarità dei dettagli di vasche presenti anche in territori come Gerace, e in special modo anche Ferruzzano, generano ipotesi ancora più complesse rispetto alla giacenza di vasche semplici. Alcuni rinvenimenti, fa notare lo studioso, presentano dei fori nella roccia, forse fori di aggancio e di posa di pali di legno o altro materiale rigido, e la posizione di questi con dei tracciati di linee fa pensare persino al possibile uso di una lettura dell’ombra come di un orologio arcaico.
Certo è che le eccezionali scoperte dell’instancabile rosarnese Lino Licari proiettano ancora una volta in un contesto storico troppo poco conosciuto, di difficilissima lettura e interpretazione, e sollevano curiosità incredibili verso il paesaggio montano del nostro straordinario Aspromonte.
Caterina Restuccia




