Cannizzaro, la vittoria è sua: a Reggio Calabria il voto diventa un plebiscito personale
Set 28, 2026 - redazione
Cannizzaro, la vittoria è sua: a Reggio Calabria il voto diventa un plebiscito personale
A Reggio Calabria il risultato elettorale racconta molto più della semplice affermazione di un candidato. Racconta la forza territoriale di Francesco Cannizzaro, che ha puntato con decisione su Fabio Roscioli e ha trasformato la partita elettorale in una vera e propria prova di leadership personale.
Cannizzaro aveva scelto Roscioli con convinzione, arrivando a sostenerlo pubblicamente fino agli ultimi giorni della campagna elettorale. Una scelta tutt’altro che scontata, soprattutto perché Roscioli non era un candidato reggino e, come ricordato pubblicamente dallo stesso Cannizzaro, non conosceva direttamente il territorio di Reggio Calabria.
Eppure il risultato ha premiato quella strategia.
Il dato più significativo arriva proprio dalla città: Roscioli ha ottenuto circa 7.000 voti in più rispetto a Frank Benedetto, candidato reggino e profondamente radicato nel territorio. Un risultato che, al di là delle appartenenze politiche, viene letto come un’indicazione precisa: una parte consistente dell’elettorato ha riconosciuto in Cannizzaro il principale punto di riferimento della competizione.
Ma la partita non si è giocata soltanto a Reggio Calabria. Cannizzaro ha avuto un ruolo rilevante anche nel resto della provincia, sebbene non siano mancati risultati territoriali meno lineari e dati che meritano un’analisi più approfondita.
Il quadro della fascia ionica, ad esempio, presenta elementi differenti da comune a comune. In alcuni centri l’affermazione di Benedetto era largamente attesa, mentre altrove il risultato ha evidenziato dinamiche politiche locali più complesse.
Anche il dato di Giannetta, che alla fine mantiene una percentuale vicina all’11% insieme a Vannacci, rappresenta un elemento da non trascurare nella lettura complessiva del voto.
Ma il messaggio politico più evidente resta un altro: Cannizzaro si conferma una figura capace di mobilitare consenso e piazze.
È questa, probabilmente, la chiave per interpretare il risultato. Non soltanto l’organizzazione politica, non soltanto i simboli di partito, ma una presenza personale costruita nel tempo attraverso il rapporto con amministratori, cittadini e territori.
Ed è qui che emerge la differenza tra una candidatura calata dall’alto e una campagna elettorale costruita sul territorio. Girare nei comuni, incontrare gli amministratori, ascoltare le esigenze delle comunità e mantenere un rapporto diretto con gli elettori può diventare determinante quando arriva il momento del voto.
La Lega, dal canto suo, ha avuto in Mattiani uno degli esponenti più impegnati nella competizione, ma il quadro complessivo sembra raccontare una dinamica nella quale Cannizzaro è riuscito a concentrare su di sé una parte importante dell’attenzione e del consenso.
È la conferma di una politica che, per caratteristiche e metodo, sembra collocarsi a cavallo tra due stagioni: quella della Prima Repubblica, fatta di rapporti personali e radicamento territoriale, e quella della Seconda Repubblica, costruita sulla leadership individuale e sulla capacità di comunicare direttamente con l’elettorato.
Alla fine, dunque, il punto non è soltanto chi abbia vinto nei singoli comuni.
Il punto è capire chi sia riuscito a trasformare una candidatura in una mobilitazione politica.
E a Reggio Calabria, il protagonista è stato Francesco Cannizzaro.
Lo show può attirare l’attenzione. Ma quando si aprono le urne, a parlare sono i voti.
E questa volta, dietro quei voti, il nome di Cannizzaro è diventato impossibile da ignorare.



