Nazionale di calcio, il nuovo corso di Mancini inizia nel peggiore dei modi

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DI CLEMENTE CORVO

L’Italia riparte da dove non avrebbe mai dovuto ripartire. Ieri sera la nuova, vecchia Nazionale di Roberto Mancini ha debuttato con una sconfitta casalinga per 2-0 contro il Belgio. Un risultato che è la fotografia perfetta di una scelta sbagliata a monte.

Il nuovo corso è iniziato nella peggiore delle situazioni possibili, ma la colpa non è del campo. La colpa è di chi ha deciso di richiamare in panchina un uomo che la Nazionale l’aveva lasciata nel modo più vergognoso possibile.

Non dimentichiamo. Roberto Mancini ha abbandonato l’Italia, ha abbandonato l’Azzurro, per un’offerta milionaria dall’Arabia Saudita. Ha lasciato la Nazionale da commissario tecnico in carica per andare a fare il mercenario del golfo. Ha voltato le spalle alla maglia per i petrodollari. E ora, dopo una breve parentesi finita tra divergenze con la FIGC, viene richiamato come se nulla fosse dal nuovo presidente.

Vederlo ieri cantare l’Inno d’Italia è stata una scena deprimente. Labbra che non cantavano con il cuore, sguardo assente. Un uomo che non meritava certamente di ritornare sulla panchina italiana. Lui è stato una delle cause principali del fallimento delle qualificazioni italiane, dell’umiliazione che ci ha tenuti fuori dai grandi appuntamenti. Ha creato un vuoto che ancora oggi paghiamo.

E mentre l’Under 21 ci dimostra che in Italia c’è un grande uomo, c’è un grande professionista e c’è un grande allenatore come Silvio Baldini, che sta facendo un lavoro straordinario con i giovani, ci chiediamo: per quale motivo la Nazionale maggiore non è stata assegnata proprio a lui?

Perché continuare con una persona che si è ripetutamente identificata come un mercenario? Perché insistere con chi ha già dimostrato di mettere il conto in banca davanti all’onore di allenare l’Italia?

E poi clamoroso a fine partita ciò che ha detto Cambiaghi in campo: “L’importante è che ci dobbiamo divertire”. Ma se si vuole divertire può andare a giocare all’oratorio, non nelle gare della Nazionale italiana dove indossa la maglia più prestigiosa d’Italia e dove prende anche tanti soldi per andare in campo per vincere, ma non per divertirsi.

Baldini rappresenta la competenza, la meritocrazia, l’amore per la maglia. Mancini rappresenta l’opportunismo. Ieri il campo ha dato la prima risposta: 2-0 per il Belgio. Ma la sconfitta più grande l’ha subita la FIGC, che ha scelto il passato peggiore invece del futuro migliore.