Nel menù oggi c’è l’aumento dei ticket sanitari. Gli italiani (e soprattutto i calabresi) a stento riescono a mangiare e loro pensano ad “Abolizione (?) bollo auto”, “Legge elettorale” e altre corbellerie governative e intanto da oggi: chi si può permettere di curarsi?
Set 21, 2026 - Giuseppe Larosa
Inizia oggi la mannaia sui ticket sanitari, e in Calabria mentre si lotta ogni giorno per il diritto alla salute contro la carenza di personale negli ospedali, da oggi bisogna affrontare un’altra battaglia, l’ennesima per la povera gente, quella del diritto a curarsi. Non è più una questione di strutture aperte o chiuse, adesso è una questione di sopravvivenza e di lesione palese dell’art. 32 della Costituzione Italiana che recita, “La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario un determinato se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Siamo sicuri che ad oggi nel terzo millennio è così? Noi crediamo di no, lo dicono i numeri impietosi e drammatici.
Oggi vengono aggiornati i compensi riconosciuti dal Servizio sanitario alle strutture pubbliche e private accreditate. Non significa, però, che ogni aumento diventi automaticamente un ticket più alto per il cittadino. Si modificano così le tariffe di 448 visite, esami e procedure ambulatoriali e di 222 codici della protesica su misura. Molte prestazioni restano ferme, altre aumentano di pochi centesimi o di un euro; in alcuni casi l’incremento della tariffa supera i quattro o cinque euro. In Calabria, tuttavia, per stabilire quanto sarà effettivamente chiesto ai non esenti occorre distinguere il valore della prestazione dalla quota di compartecipazione e verificare l’aggiornamento regionale. Le nuove tariffe si applicano alle prestazioni prescritte da oggi in avanti. A fare fede, dunque, è la data della ricetta e non semplicemente quella fissata per la visita o per l’esame. Chi ha già prenotato una prestazione utilizzando una prescrizione emessa prima del 21 settembre dovrebbe mantenere il precedente importo, anche se l’appuntamento è programmato nelle prossime settimane.
Anche nel nodo dell’applicazione dell’aumento dei ticket sulle tariffe massime da applicare, in Calabria ci distinguiamo sempre, il decreto nazionale fissa tariffe massime di riferimento e lascia alle Regioni la disciplina del proprio sistema tariffario e la situazione calabrese presenta una particolarità. Nella maggior parte delle Regioni il ticket massimo per ricetta è fissato a 36,15 euro. In Calabria il limite arriva invece a 45 euro. Questo significa che il tetto regionale riesce ad assorbire meno frequentemente gli aumenti: quando la nuova tariffa rimane sotto i 45 euro, il cittadino non esente può essere chiamato a sostenere per intero il rincaro.
Vediamo alcuni esempi contenuti nel tariffario, la prima visita cardiologica comprensiva di elettrocardiogramma, che passa da 33,60 a 38 euro, con un incremento di 4,40 euro. In una Regione con il massimale di 36,15 euro una parte dell’aumento resta a carico del servizio sanitario; in Calabria, se il nuovo valore sarà applicato senza altre rimodulazioni, la cifra rimarrà sotto il tetto e potrà ricadere integralmente sul paziente non esente. La tariffa dell’agoaspirato della mammella sale invece da 31,25 a 36,50 euro, cioè 5,25 euro in più. Anche questo importo è inferiore al limite calabrese, ma l’effettivo ticket dovrà essere verificato nel catalogo regionale aggiornato e al momento della prenotazione. E inoltre per la maggior parte delle prime visite specialistiche l’aumento della tariffa nazionale è di un euro: il valore di base passa da 25 a 26 euro. Il ritocco interessa, tra le altre, le prime visite neurologiche, ginecologiche, ortopediche, pneumologiche, endocrinologiche e gastroenterologiche.
La prima visita oculistica passa da 25,80 a 26,80 euro, mentre quelle dermatologiche e allergologiche arrivano a 26,40 euro. L’elettrocardiogramma sale da 11,60 a 12,05 euro e la spirometria semplice da 24 a 24,90 euro. Per gli esami del sangue non cambiano le tariffe dei principali parametri, ma aumenta il valore riconosciuto per il prelievo venoso, che passa da 3,80 a 4,30 euro. L’eventuale effetto sul ticket dipenderà dalla somma delle prestazioni inserite nella ricetta, dal massimale e dall’applicazione regionale. Il nuovo tariffario non modifica la maggior parte delle prestazioni più comuni. Rimane ferma a 17,90 euro la visita specialistica di controllo, così come non cambiano la radiografia del torace, fissata a 15,45 euro, l’ecografia ginecologica a 30,95 euro, l’ecografia dell’addome inferiore a 37,80 euro e la densitometria ossea lombare o femorale a 31,50 euro.
Restano invariate anche le tariffe di numerosi esami di laboratorio, tra cui emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH e VES. L’effetto concreto dipenderà comunque dalla composizione della ricetta: quando vengono prescritti più esami insieme, gli importi si sommano fino al raggiungimento del tetto di 45 euro, oltre il quale la differenza resta a carico del Servizio sanitario regionale.
Il decreto non modifica le esenzioni. Continuano quindi ad applicarsi le regole previste per reddito, patologia, invalidità, gravidanza e per le altre condizioni tutelate dal Servizio sanitario nazionale. Per chi possiede un’esenzione valida non scatta automaticamente alcun nuovo pagamento.
Quando il valore della prestazione aumenta ma supera già il massimale previsto, il rincaro non viene trasferito per intero sul paziente. In Calabria, però, il limite più alto di 45 euro rende più probabile che ciò avvenga.



