Energia alle stelle, se continua così c’è il serio rischio della tenuta delle imprese in Calabria con gravi ripercussioni nelle tasche dei calabresi
Set 21, 2026 - Giuseppe Larosa
L’imprenditoria calabrese è nel bel mezzo di una crisi che non vuole fermarsi e addirittura aumenta a dismisura. Dai comparti manifatturieri arriva l’allarme perché stanno subendo una pressione dei costi di produzione sempre più difficili da sostenere. Il conto della nuova fiammata energetica rischia di arrivare in una regione dove la struttura produttiva ha già margini ridotti e una domanda interna debole. Il problema non riguarda soltanto le fabbriche ad alto consumo. L’ondata di piena travolge anche le piccole realtà: dal negozio al ristorante, dal trasporto alla logistica, l’aumento dei costi tende a propagarsi lungo tutta la catena, fino allo scontrino. L’allarma lanciato da Confesercenti Calabria ne è la prova, “L’aumento dei carburanti non è più soltanto un problema legato al costo degli spostamenti. Se le tensioni internazionali dovessero proseguire e i prezzi dell’energia restassero sugli attuali livelli, i rincari rischiano di trasferirsi progressivamente su trasporti, forniture, prezzi dei beni e, infine, consumi. In Calabria l’effetto può essere più pesante, perché si innesta su un tessuto economico composto soprattutto da micro e piccole imprese, con margini finanziari spesso più limitati”. Il presidente Alosiio continua, “Il primo elemento è la mobilità: il Piano regionale dei trasporti indica un uso dell’automobile superiore al 91%. In molte aree della Calabria l’auto non è una scelta, ma una necessità. Per questo il caro carburanti colpisce una spesa che difficilmente può essere eliminata o compressa”. Ma quello che più preoccupa è “l’effetto domino” ovvero che “Il rincaro entra nel camion che trasporta la merce, nei costi di produzione, nelle bollette. E prima o poi una parte di quel costo arriva sullo scontrino”. Oggi occorre fare i conti anche con la drammatica situazione del caro carburanti che in Calabria al self ha raggiunto 2,34 euro al litro per la benzina e 2,30 per il gasolio. Mentre sul fronte delle famiglie, la spesa media mensile dei nuclei calabresi è di circa 2.075 euro, tra le più basse d’Italia, con il 28,2% assorbito da alimentari e bevande, contro il 19,3% della media nazionale. E inoltre continua Aloisio, “Un eventuale trasferimento integrale del recente rialzo dei tassi potrebbe costare alle imprese italiane sotto i 20 addetti circa 460 milioni di euro l’anno, secondo Confesercenti. In Calabria, a marzo 2026, i finanziamenti per le medie e grandi imprese sono aumentati del 9%, mentre le piccole imprese sono state penalizzate con una riduzione del 2,8% su base annua. Inoltre, alla fine del 2025, il credito per l’operatività corrente costava quasi due punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. La piccola impresa rischia quindi di trovarsi stretta tra due pressioni”, osserva Aloisio. “Aumentano energia, trasporti e forniture, mentre il credito resta più caro e più difficile da ottenere proprio quando serve maggiore liquidità”. “Non servono misure a pioggia”, conclude Aloisio. “Servono strumenti selettivi, rapidi e verificabili. La Regione non può determinare il prezzo del petrolio o dei carburanti, ma può intervenire sugli effetti che questo shock produce sulle imprese calabresi. E può farlo adesso, prima che l’aumento dei costi si trasformi in meno investimenti, meno occupazione e meno consumi. Allo stesso tempo, la crisi attuale può essere l’occasione per dotare la Calabria di una capacità stabile di leggere i cambiamenti economici, anticiparne gli effetti e costruire politiche di sviluppo meno dipendenti dall’emergenza”.



