Di Antonino Napoli
Abraham Lincoln diceva: «Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre».
È una frase che dovrebbe tornare utile, soprattutto in un’epoca nella quale le battaglie politiche e quelle di pensiero, che un tempo trovavano spazio sui giornali, nei libri e nei luoghi della discussione pubblica (strumenti che, nel bene e nel male, obbligavano comunque a confrontarsi con la cultura) oggi si combattono sempre più spesso sui social.
Lì ognuno tende a sostenere la propria verità. Spesso, purtroppo, non per convincere l’avversario, ma per sentirsi confermato dai propri.
Poi è arrivata l’intelligenza artificiale. Una straordinaria conquista della tecnologia, che può ampliare enormemente le possibilità di conoscenza, ma che ha prodotto anche un curioso effetto collaterale consentendo persino a chi un tempo aveva qualche problema con la «a» con l’«h», con la «e» con l’accento e, per non infierire, con il congiuntivo, di trasformarsi improvvisamente in opinion maker.
E siamo arrivati persino ai profili impersonali, identità senza volto che pontificano, giudicano, assolvono e condannano. Una sorta di oracolo digitale senza nome, nel quale spesso la sicurezza dell’affermazione sostituisce la solidità dell’argomento.
Bisogna avere la serenità di guardare al futuro senza dimenticare di guardarsi indietro. Perché il passato non diventa necessariamente più vero soltanto perché è passato, così come il presente non diventa necessariamente migliore soltanto perché è presente.
E soprattutto la memoria non sempre si sbiadisce con il tempo. Talvolta accade esattamente il contrario e così alcuni ricordi diventano più nitidi, soprattutto quando ciò che accade oggi pretende di riscrivere ciò che è accaduto ieri.
Il rischio, allora, è quello di trasformare il trapassato prossimo in un remoto così lontano da non avere più colpe, responsabilità né protagonisti.
Ma la storia, come la grammatica, ha le sue regole.
E non basta cambiare il tempo verbale per cambiare ciò che è stato.
Alla fine, ed è proprio questo il senso delle parole di Lincoln, la realtà ha una memoria più lunga di quella degli uomini.



