Ortopedia Polistena, il prezzo del silenzio

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Ortopedia Polistena, il prezzo del silenzio

C’è una domanda che continua a riecheggiare nella Piana: perché chi ha denunciato il progressivo indebolimento dell’Ortopedia di Polistena si ritrova oggi sotto la lente della magistratura? È da questo interrogativo che prende avvio una vicenda destinata a far discutere, dopo l’avviso di garanzia notificato al direttore di Approdo, Luigi Longo, e ai rappresentanti del Comitato per la tutela della salute.
La crisi del reparto non è nata all’improvviso. Da tempo, spiegano, l’Ortopedia viveva una situazione di forte instabilità. Alla guida del reparto c’era il dottor Laganà, affiancato dalla dottoressa Pugliese. In quello stesso contesto operava anche un chirurgo ritenuto di alto livello professionale, il dottor Felice Bugge’  successivamente trasferito a Locri,  una decisione  incomprensibile e dannosa.
Con il pensionamento del dottor Laganà e la successiva scelta della dottoressa Pugliese di lasciare il servizio pubblico per seguire l’attività privata dell’ex primario, il reparto avrebbe perso, secondo questa ricostruzione, gran parte della propria capacità operativa. Le emergenze ortopediche rischiavano di non trovare risposte adeguate e il futuro dell’ospedale appariva sempre più incerto.
È in questo scenario che il Comitato per la tutela della salute decise di mobilitarsi. L’obiettivo dichiarato era evitare il depotenziamento dell’Ortopedia e ottenere il rientro del dottor Bugge’ a Polistena, coinvolgendo anche il primario di Locri, il dottor Zavettieri. Un’iniziativa che, contribuì a restituire ossigeno a un reparto ormai in evidente difficoltà.
Ma la questione,  andava oltre il destino di un singolo medico. In gioco c’era il futuro dell’intero ospedale. Il timore era che Polistena venisse progressivamente ridimensionato fino a diventare una struttura prevalentemente ambulatoriale, perdendo il ruolo di presidio ospedaliero di riferimento per un vasto territorio.
Da qui nasce anche la convinzione, espressa dagli esponenti del Comitato, che le iniziative giudiziarie nei confronti di chi ha denunciato pubblicamente queste criticità possano produrre un effetto intimidatorio. Una convinzione che dovrà naturalmente confrontarsi con gli accertamenti della magistratura, chiamata a verificare fatti e responsabilità nel pieno rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.
Resta però una questione che riguarda tutti, al di là delle inchieste e delle contrapposizioni: quando un reparto strategico entra in crisi, i cittadini hanno il diritto di conoscere le ragioni di quella crisi e di chiedere risposte. La difesa della sanità pubblica non può trasformarsi in uno scontro tra istituzioni e comunità. Deve, piuttosto, essere il terreno sul quale trasparenza, responsabilità e interesse collettivo tornano finalmente a incontrarsi.