Il Coordinamento delle Camere Penali Calabresi: “Può il Garante dei detenuti della Regione Calabria esultare per gli arresti dell’Antimafia?”

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Il Coordinamento delle Camere Penali Calabresi scrive al Consiglio regionale e alla rete dei Garanti
dei detenuti: “può il Garante dei detenuti della regione Calabria esultare per gli arresti dell’Antimafia?”
Il Coordinamento delle Camere Penali Calabresi ha rivolto un appello al Presidente del Consiglio
regionale della Calabria, ai Consiglieri regionali, al Garante nazionale delle persone private della
libertà personale e al Coordinamento nazionale dei Garanti territoriali.
L’iniziativa – che non include la Camera Penale di Reggio Cal. separatamente attivatasi per muovere
rilevi analoghi, con nota diretta personalmente al Garante regionale calabrese- nasce da una
convinzione che non dovrebbe dividere nessuno: la lotta alla criminalità organizzata rappresenta
un dovere irrinunciabile dello Stato e un’esigenza primaria per la tutela della libertà, della sicurezza
e dello sviluppo economico della Calabria. La mafia è un fenomeno che va contrastato con
fermezza, senza esitazioni e con il massimo sostegno alle magistrature e alle Forze dell’ordine.
Ma proprio perché le istituzioni sono tanto più autorevoli quanto più rispettano il proprio ruolo, il
Coordinamento ritiene necessario aprire una riflessione sul significato e sulle funzioni
dell’istituzione del Garante delle persone detenute.
Il Garante non è un organo di indirizzo politico, né un soggetto chiamato a condividere o
promuovere strategie di sicurezza. La legge gli affida un compito diverso e complementare: vigilare
sul rispetto dei diritti fondamentali delle persone private della libertà personale, verificare le
condizioni di detenzione, segnalare criticità e contribuire affinché la pena si svolga nel rispetto della
dignità della persona, come impone l’articolo 27 della Costituzione.
È proprio questa autonomia che rende il Garante una figura preziosa per lo Stato di diritto.
Per tale ragione, il Coordinamento esprime forti perplessità rispetto a dichiarazioni e proposte del
Garante Calabrese che sembrano collocare l’istituzione di garanzia sul terreno delle politiche di
sicurezza e del contrasto alla criminalità organizzata. Si tratta di obiettivi certamente meritevoli, ma
che appartengono alle competenze di altri organi dello Stato.
La questione, dunque, non riguarda il valore dell’antimafia, che nessuno mette in discussione, bensì
la necessità che ciascuna istituzione continui a svolgere il compito per il quale è stata prevista
dall’ordinamento.
Per questo il Coordinamento chiede che si apra un confronto pubblico e istituzionale sul ruolo del
Garante regionale e sull’opportunità che tale funzione rimanga rigorosamente ancorata alla propria
missione originaria: la tutela dei diritti delle persone detenute, senza sovrapposizioni con funzioni
di carattere politico o di sicurezza.
In uno Stato di diritto, la forza delle istituzioni non deriva dalla sovrapposizione dei ruoli, ma dalla
loro distinzione. È proprio questa distinzione che garantisce, insieme, la sicurezza dei cittadini,
l’efficacia dell’azione dello Stato e la tutela dei diritti fondamentali.