Gioia Tauro, il consiglio comunale delle fratture e delle verità scomode. Simona Scarcella: “Il 18 dicembre 2025 ho ricevuto 7 proiettili. Poi rivolgendosi al direttore di Approdo, “Tu sei un bravo giornalista, basta capire chi è il proprietario dell’immobile, che abbiamo demolito, per capire il tutto”

Un consigliere comunale minacciato in aula: "Se parli di mia moglie ti scippo la testa". Il Consiglio vota la decadenza di Salvatore La Rosa. La sindaca rompe il silenzio sui sette proiettili ricevuti e collega l'intimidazione all'abbattimento di un immobile riconducibile ai Piromalli
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Gioia Tauro, il consiglio comunale delle fratture e delle verità scomode. Simona Scarcella: “Il 18 dicembre 2025 ho ricevuto 7 proiettili. Poi rivolgendosi al direttore di Approdo, “Tu sei un bravo giornalista, basta capire chi è il proprietario dell’immobile, che abbiamo demolito, per capire il tutto”

Un consigliere comunale minacciato in aula: “Se parli di mia moglie ti scippo la testa”. Il Consiglio vota la decadenza di Salvatore La Rosa. La sindaca rompe il silenzio sui sette proiettili ricevuti e collega l’intimidazione all’abbattimento di un immobile riconducibile ai Piromalli

Quello andato in scena a Gioia Tauro non è stato un normale consiglio comunale. È stata una seduta destinata a lasciare il segno, soprattutto perché arriva in un momento delicatissimo per la città, all’indomani dell’insediamento della commissione d’accesso prefettizia.
L’aula consiliare è diventata il teatro di uno scontro politico senza precedenti recenti, tra accuse, rotture, tensioni personali e rivelazioni che aprono interrogativi inquietanti sul rapporto tra amministrazione, legalità e poteri presenti sul territorio.
Il primo punto caldo della seduta è stato il voto sulla decadenza del consigliere comunale Salvatore La Rosa. Una decisione assunta sulla base delle assenze contestate e prevista dal regolamento comunale, ma che inevitabilmente assume anche un forte significato politico. Il dibattito è stato acceso, con interventi a difesa del consigliere provenienti anche da esponenti che fino a pochi mesi fa sedevano nella maggioranza. La partita, tuttavia, non si chiude in consiglio comunale: sarà il Tribunale Amministrativo Regionale a pronunciarsi definitivamente sulla legittimità dell’atto.
Ma la vera frattura politica è emersa dalle dichiarazioni della consigliera Giusi Magno, ormai fuori dalla maggioranza. Un intervento duro, nel quale sono state illustrate le ragioni dell’addio al progetto politico della sindaca Simona Scarcella. La replica del primo cittadino è stata immediata e altrettanto pesante.
“Voleva la testa dell’assessore Romeo”, ha dichiarato la sindaca, respingendo le accuse e attribuendo proprio a quella richiesta l’origine della rottura politica. Uno scontro frontale che certifica una divisione ormai profonda e probabilmente irreversibile.
Ma il momento destinato a rimanere negli atti politici della città è arrivato quando la sindaca ha affrontato pubblicamente la vicenda dei sette proiettili ricevuti il 18 dicembre scorso. Per la prima volta, davanti al consiglio comunale e alla cittadinanza, ha indicato una possibile motivazione dietro quell’intimidazione.
Secondo quanto affermato dalla stessa Scarcella, i proiettili sarebbero arrivati dopo l’attività amministrativa che ha portato all’abbattimento di opere ritenute abusive, tra cui una struttura riconducibile alla famiglia Piromalli.
Parole gravissime, che chiamano inevitabilmente in causa questioni che vanno oltre il semplice confronto politico e che meritano la massima attenzione da parte delle autorità competenti.
Come se tutto questo non bastasse, la seduta è stata segnata anche da un episodio che nulla ha a che vedere con il confronto democratico. Durante un intervento del consigliere Maggiore, il marito di una consigliera di minoranza avrebbe pronunciato una frase minacciosa che ha lasciato sgomenti i presenti.
“Se parli di mia moglie ti scippo la testa.”
Parole che, se confermate, rappresentano un fatto di estrema gravità istituzionale e civile. In una sede democratica il dissenso può essere duro, il confronto anche aspro, ma la minaccia non può mai trovare spazio.
Alla fine sono stati approvati anche gli atti finanziari all’ordine del giorno, compresa una variazione di bilancio. Ma sarebbe riduttivo ricordare questa seduta per gli aspetti amministrativi.
Ciò che emerge dal consiglio comunale è il ritratto di una città attraversata da tensioni profonde, da rapporti politici deteriorati e da questioni che toccano il cuore stesso delle istituzioni locali.
Gioia Tauro si trova davanti a una fase decisiva della propria storia amministrativa. L’arrivo della commissione d’accesso, le divisioni interne alla maggioranza, le accuse pubbliche, le intimidazioni denunciate e il clima di crescente conflittualità impongono un’assunzione di responsabilità collettiva.
Perché il futuro della città non può essere affidato agli scontri personali, alle minacce o alle contrapposizioni permanenti. Può essere costruito soltanto attraverso istituzioni credibili, trasparenti e capaci di difendere la legalità e la fiducia dei cittadini.