ALDO ALESSIO :” AMAZON FUGGE DA GIOIA TAURO”

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MISS BALLE SPAZIALI
alias La Capasanta
Cronaca di un governo all’insegna dell’arroganza

<< La Capasanta ci aggiorna giornalmente su tutte le magnificenze che compie ogni giorno nel suo reame per il bene di tutti. È serena. Continuerà la sua opera missionaria fino all’ultimo giorno.>>

AMAZON FUGGE DA GIOIA TAURO
I Piromalli ritengono di essere i padroni della Città.
Tutto tace!

La DDA di Reggio Calabria con l’Operazione “Res Tauro”, che ha colpito la cosca dei Piromalli, svela i retroscena su un grande hub logistico di Amazon che sarebbe dovuto nascere proprio a Gioia Tauro, ma che non è mai stato realizzato.

Le intercettazioni telefoniche ambientali e gli atti dell’inchiesta Res Tauro svelano gli elementi chiavi dell’inchiesta, l’investimento di Amazon che si sarebbe dovuto realizzare con un suo progetto d’insediamento a Gioia Tauro e gli interessi dei clan che hanno fatto fallire il progetto a seguito di una richiesta di mazzette.

Il Controllo del territorio e l’interesse del Clan Piromalli

L’obiettivo era quello di un incontro con i colonnelli di Amazon per concordare la mazzetta che i clan avrebbero dovuto riscuotere in cambio della protezione e della sicurezza dell’investimento. Non è la prima volta che la ‘ndrangheta gioiese fa fuggire, o meglio, non permette neanche che l’insediamento si faccia sul territorio se prima non si apre una trattativa con l’antistato.

Lo Stato e la comunità non possono rimanere a guardare e devono reagire

Nonostante l’enorme spazio retroportuale e le sue potenzialità che potrebbe offrire con il Porto ad Amazon, quest’ultima ha deciso di non investire in un territorio ad alto rischio di ‘ndrangheta.

Nessuna voce di protesta si è sollevata contro la ‘ndrangheta. Il Governo centrale e quello della Regione Calabria, assieme al Ministro degli interni e al Prefetto di Reggio Calabria dovrebbero aprire un tavolo di trattative con Amazon a Roma per fornirgli tutte le assicurazioni dello Stato di essere in grado di assicurare il controllo del territorio impedendo alla ‘ndrangheta di riscuotere la mazzetta, dimostrando così che il vero padrone del territorio e della città di Gioia Tauro non è Pino Piromalli ma bensì lo Stato democratico in tutte le sue forme e articolazioni.

Il paradosso

Il paradosso è che un territorio strategico e baricentrico nel Mediterraneo come Gioia Tauro continua a perdere grandi investimenti, insediamenti industriali e opportunità di sviluppo sol perché c’è la presenza asfissiante della ‘ndrangheta che, nonostante i gravissimi colpi inferti in questi anni dalla DDA di Reggio Calabria e dalle Forze dell’Ordine verso le quali non ci stancheremo mai di ringraziare e di essere riconoscenti per il loro quotidiano ed impegnativo lavoro svolto sul territorio, intimorisce gli imprenditori che non vogliono venire a rischiare il loro investimento in un’area a rischio mafia.

La ‘ndrangheta è il nostro principale nemico da sconfiggere

La ‘ndrangheta è il nostro principale nemico da sconfiggere se vogliamo fare decollare uno sviluppo armonico, ambientale e sostenibile a Gioia Tauro, nel retroporto e nella Piana.

La ‘ndrangheta non si limita più a chiedere la mazzetta a questo e a quell’imprenditore, ma pretende di entrare dentro il meccanismo dell’investimento. Punta a un controllo strutturale dell’investimento:

• Monopolio dei subappalti: Imporre le proprie ditte di movimento terra, edilizia e fornitura materiali per la costruzione dell’hub.

• Controllo della forza lavoro: Gestire le assunzioni del personale, trasformando i posti di lavoro in bacino di consenso e potere sul territorio.

• Logistica e trasporti: Controllare l’indotto dei trasporti su gomma in entrata e in uscita dall’hub.

• Insomma vuole diventare il ladrone di tutto e noi non possiamo permetterglielo

Di fronte a un contesto ambientale così pesantemente inquinato e al rischio concreto di infiltrazioni criminali nei cantieri (con conseguenti sequestri giudiziari, interdittive antimafia e danni d’immagine incalcolabili a livello globale), il colosso di Seattle ha applicato i propri rigidi protocolli di sicurezza e conformità (compliance). E la scelta è stata netta: recedere dal progetto e investire altrove, dove il rischio ambientale e criminale fosse nullo o nettamente inferiore.

• Mancato sviluppo: L’insediamento di Amazon avrebbe garantito centinaia di posti di lavoro diretti e migliaia nell’indotto, offrendo un’alternativa occupazionale concreta in una regione ad altissimo tasso di disoccupazione giovanile.

• Fuga degli investitori: Il caso Amazon funge da “effetto deterrente” per qualsiasi altro grande gruppo internazionale. Quando una multinazionale di quel livello decide di scappare da un territorio a causa della criminalità, lancia un segnale d’allarme globale che scoraggia futuri investimenti privati nell’area retroportuale.

Ecco perché dobbiamo insistere che si apra questa trattativa istituzionale affinché Amazon si convinca che noi tutti siamo in grado di garantire quella sicurezza del territorio senza la quale gli investitori come Amazon non verranno mai ad investire un euro a Gioia Tauro.

Sul Bilancio Comunale

Credevamo di aver risposto sul bilancio con il nostro comunicato n. 34 dell’8 maggio alle accuse strumentali ricevute dall’amministrazione in carica, che ancora insiste facendo parlare questo e quello.

Possiamo sapere almeno chi è il vostro assessore al bilancio atteso che prima avete fatto rispondere a un assessore e poi addirittura, avete persino scomodato il Presidente del Consiglio Comunale?

Ma una volta per tutte possiamo sapere chi è il vero assessore al bilancio dell’attuale amministrazione?

Le nostre osservazioni e le nostre critiche politiche sono il frutto dei documenti ufficiali che ci fate leggere e vedere. Dimostrateci il contrario.

Intanto rileggetevi con calma il nostro comunicato n. 34 dell’8 maggio 2026 all’interno del quale vi abbiamo già risposto.

Sul Comunicato anonimo

Non sapevamo che il nostro appunto su un vostro comunicato anonimo pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale del comune di Gioia Tauro potesse suscitare tanta confusione per nulla e non crediamo che prima di fare delle osservazioni o delle critiche politiche dovremmo anche verificare chi è stato l’estensore di quel comunicato quando non è firmato.
Allora incominciate a firmare i vostri comunicati che compaiono sulla pagina ufficiale del Comune e se avete un addetto stampa che ve li prepara consentitegli almeno l’onore e l’onere di poterli firmare nella qualità di Addetto Stampa del Comune di Gioia Tauro con il suo nome e cognome, così ogni eventuale dubbio lo possiamo chiarire con il nostro interlocutore anche con una semplice conversazione telefonica.

«Tutti i nodi vengono al pettine.»
«Ce la faremo, perché non ci siamo mai arresi.»

Con stima selettiva,
Aldo Alessio (Ulisse)
già Sindaco di Gioia Tauro