Sorprendente la decisione assunta dalla Corte di appello di Napoli, quarta sezione penale, con la quale, in totale accoglimento delle articolate questioni giuridiche introdotte dal nuovo difensore dell’ex sottosegretario all’importantissimo ministero dell’ economia Nicola Cosentino, l’avvocato Dario Vannetiello .
I giudici partenopei hanno riconosciuto il vincolo della continuazione tra il reato di concorso esterno con il clan dei casalesi- per il quale fu condannato ad anni 10 di reclusione – ed alcuni episodi di corruzione di agenti penitenziari maturati durante la sua restrizione carceraria – per i quali fu condannato ad anni 4 di reclusione.
L’iter processuale è stato indubbiamente complesso e si è snodato in quattro udienze all’interno delle quali la difesa ha depositato, oltre alla istanza iniziale, ben tre ulteriori scritti difensivi, anche al fine di contrastare il parere contrario del Procuratore Generale che aveva invocato sia la inammissibilità che il rigetto della richiesta.
La Corte di appello, con una motivazione indubbiamente di elevata tecnicità, resa da Magistrati di elevata preparazione giuridica come comprovato dall’articolato provvedimento, facendo leva sulla interpretazione di importanti principi affermati dalla Suprema Corte di Cassazione, è giunta a riconoscere la sussistenza del medesimo disegno criminoso tra il reato di concorso esterno in associazione camorristica ed i reati di corruzione, nonostante questi ultimi si sono verificati a distanza di molti anni dalla consumazione del reato associativo e nonostante lo scopo dei reati di corruzione era finalizzato solo ad agevolare la persona, e non il clan dei casalesi.
La decisione assunta è sorprendente sia perché è innovativa nel panorama giurisprudenziale, sia perché era stata pure ed addirittura preceduta da due decisioni reiettive assunte anni prima dal Tribunale di S. Maria Capua Vetere. Ma la competenza a decidere della Corte partenopea, a discapito dei giudici sammaritani, è stata illustrata con sottili rilievi di natura giuridica dal neo difensore dell’ex deputato, il quale ha finito per convincere la Corte di appello sulla incompetenza a decidere sia del Tribunale di S. Maria Capua Vetere, sia quella ad emettere l’ordine di esecuzione della pena da parte della Procura della Repubblica presso il predetto Tribunale, uffici giudiziari sammaritani che sino ad ora erano stati sicuri della loro competenza a decidere.
La ordinanza assunta dalla Corte di appello è stata di innegabile importanza per sia perché ha unificato i due reati che ora sono ridotti ad unità, sia perché ha determinato la riduzione della pena complessiva di anni uno e mesi due di reclusione, sia perchè il riconoscimento del medesimo disegno criminoso consente oggi a Cosentino di far attribuire tutta la carcerazione sino ad ora sofferta alla pena di anno 10 inflitta per il reato associativo, con la importante conseguenza che la pena residua attiene ad un reato di semplice corruzione il quale consente di ottenere benefici penitenziari, quali l’affidamento in prova ai servizi sociali. E così grazie al sapiente lavoro difensivo dell’avv. Dario Vannetiello, grazie all’indubbia preparazione giuridica dimostrata dalla Corte territoriale nell’analizzare le condotte assunte nel corso del tempo dall’ex deputato di Forza Italia, la posizione giuridica di chi è stato deputato della Repubblica Italina per ben 17 anni (dal 1996 al 2013) è decisamente cambiata in melius, rendendo possibile a breve la sua remissione in libertà lasciando il carcere di Spoleto ove trovasi attualmente detenuto.




