La scomparda di Alex Zanardi. Oggi il mondo dello sport perde un campione, ma l’umanità perde un maestro

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Di CLEMENTE CORVO

Oggi le bandiere sono a mezz’asta e il cuore è pesante. Alex Zanardi ci ha lasciati. Se n’è andato in silenzio, come aveva scelto di vivere dopo quel 19 giugno 2020: lottando, senza mai chiedere pietà.

Non era solo un pilota. Non era solo un atleta. Era Alex.
Era il sorriso che spaccava l’asfalto della Formula 1 e della CART, dove ha vinto due titoli mondiali facendo innamorare l’America. Era l’uomo che il 15 settembre 2001, al Lausitzring, ha visto la morte in faccia e le ha detto _”non oggi”_. Ha perso le gambe, ma ha trovato una strada nuova.

E quella strada ce l’ha insegnata.

La lezione più grande non sta nelle medaglie
Londra 2012, Rio 2016: quattro ori paralimpici, un argento. Record del mondo nell’Ironman. Ma chi ha avuto la fortuna di incrociare Alex sa che le medaglie erano solo la cornice. Il quadro era lui. Era quel _”Daicon”_ urlato dopo ogni traguardo. Era l’ironia feroce con cui prendeva in giro la sfortuna. Era la capacità di trasformare ogni caduta in una ripartenza.

Alex ci ha insegnato che la vita non è quello che ti capita. È quello che fai con quello che ti capita. Ci ha insegnato che il limite non sta nel corpo, ma nella testa. Che piangere si può, ma solo per cinque minuti. Poi si pedala. Anche al buio. Anche in salita. Anche quando nessuno ti guarda.

In un mondo di lamentele, lui era gratitudine. In un’epoca di scorciatoie, lui era fatica. In un tempo di apparenza, lui era sostanza, carne, cuore.

Il campione della vera vita
Zanardi ha vinto perché non si è mai arreso all’idea di essere _”un poveretto”_. Ha vinto perché ha scelto, ogni santo giorno, di essere felice. Ha vinto perché ha reso la sua disabilità un megafono per dire a tutti noi: _”Smettetela di cercare scuse. Vivete.”_

Oggi che Alex non c’è più, quel messaggio pesa di più. Brucia di più. Resta di più.

Grazie, Alex
Grazie per averci fatto vergognare delle nostre piccole rese quotidiane. Grazie per averci ricordato che si può perdere tutto e restare comunque ricchi. Ricchi di dignità, di amore, di senso.

Approdo Calabria si stringe con dolore e immensa riconoscenza attorno alla moglie Daniela e al figlio Niccolò. La nostra terra, abituata alla fatica e alla resistenza, riconosce in te, Alex, uno di famiglia. Un calabrese d’adozione nel carattere: testardo, generoso, incapace di mollare.

Non diremo _”riposa in pace”_. Non sarebbe da te. Diremo _”corri, Alex”_. Corri libero, finalmente, su quelle strade infinite dove le gambe non servono e il vento non fa male.

Il traguardo lo hai tagliato per primo anche stavolta. A modo tuo. Da campione. Da uomo.

_Daicon, Alex. Per sempre Daicon._