Ospedale Polistena, Lucia Di Furia esce allo scoperto nella denuncia a Marisa Valensise, “Tutte le attività svolte a all’ospedale di Polistena passeranno a Palmi’. Il comitato, “Adesso siamo alle barricate”
Mar 30, 2026 - redazione
Polistena. Si può denunciare la verità? I cittadini hanno il diritto di parlare. Marisa Valensise: “Non ci fermeremo mai”

CONFERENZA STAMPA COMITATO A TUTELA DELLA SALUTE DI POLISTENA
L’introduzione di MARISA VALENSISE
Carissimi cittadini,
gentili rappresentanti delle istituzioni presenti,
siamo profondamente scioccati e, allo stesso tempo, senza parole per quanto accaduto in questi ultimi giorni. Riteniamo che quanto successo segni un precedente che resterà nella storia: non si è mai visto, né si era mai sentito, che un Comitato legittimamente costituito venga messo alla berlina soltanto per aver evidenziato dei disservizi.
Sinceramente, non avevamo intenzione di rispondere. Tuttavia, sollecitati dai nostri associati, abbiamo ritenuto doveroso farlo, perché una risposta, da parte nostra, era necessaria. Noi chiedevamo soltanto ciò che da 16 anni viene disatteso: servizi e diritti fondamentali.
Vi ringrazio per la vostra presenza, anche a nome di tutto il Comitato direttivo.
Siamo qui oggi per affrontare un fatto grave, che non può e non deve passare sotto silenzio.









L’ASP ha deciso di denunciare circa 2.400 cittadini.
Non per un reato, non per un comportamento illecito, ma per aver esercitato un diritto: quello di chiedere una sanità migliore.
Tra queste persone ci siamo anche io e il vicepresidente, Ciccio Trimarchi.
Siamo stati denunciati per aver raccontato ciò che accade ogni giorno sotto gli occhi di tutti.
E allora la domanda è semplice: si può denunciare la verità?
Perché qui non si tratta di opinioni.
Si tratta di fatti.
Si tratta di pronto soccorso in cui si resta per ore, di reparti con personale insufficiente, di cittadini costretti a spostarsi per ricevere cure essenziali, di anziani e malati lasciati ad aspettare, spesso senza condizioni dignitose.
Questa non è una narrazione. Questa è la realtà.
Eppure ci viene detto che abbiamo creato allarme. Ma quale allarme, se i cittadini vivono tutto questo ogni giorno? I cittadini vedono. I cittadini sanno. I cittadini non sono ingenui. E, soprattutto, hanno diritto di parlare.
E proprio per questo sentiamo il dovere di dire anche un’altra cosa, con chiarezza: vogliamo ringraziare molti medici e tutto il personale sanitario dell’ospedale di Polistena.
Ci sono tanti professionisti che ogni giorno lavorano con dedizione, dando anima e cuore nonostante le difficoltà. Sono donne e uomini che vanno sostenuti e protetti, non lasciati soli.
Noi abbiamo una storia, a Polistena. Una storia che nessuno può negarci.
Una storia fatta di cittadini che, negli anni, hanno sostenuto il proprio ospedale.
E di professionisti che hanno dato la vita per portare lustro a questa struttura.
Ed è proprio per rispetto di questa storia che oggi chiediamo di più.
Vogliamo che l’ospedale di Polistena migliori la propria offerta di servizi.
E chiediamo con forza all’ASP di intervenire quanto prima con una ristrutturazione seria dell’intero nosocomio.
Non interventi tampone. Non manutenzioni ordinarie fatte passare per straordinarie. Non ci stiamo più.
Perché il diritto alla salute viene prima di ogni azienda e prima di ogni conto economico.
In questi anni ci è stato chiesto di avere pazienza.
Ci è stato detto che le cose sarebbero migliorate, che ciò che oggi manca domani sarebbe arrivato.
Ma dopo anni di attesa, possiamo ancora accontentarci di promesse?
Possiamo dire a chi ha bisogno di curarsi oggi di aspettare ancora?
Noi crediamo di no. Per questo abbiamo parlato. Per questo abbiamo raccolto firme. Per questo continueremo a farlo.
Di fronte a questa denuncia, la nostra risposta è stata chiara e trasparente: abbiamo risposto punto per punto.
E soprattutto abbiamo chiesto agli organi competenti — la Corte dei Conti e la Procura — di verificare quanto abbiamo denunciato.
Perché chi dice la verità non teme controlli.
Oggi, però, non possiamo nascondere il nostro stato d’animo.
Siamo amareggiati. Siamo delusi. E, soprattutto, non ci sentiamo tutelati.
Da chi amministra la sanità ci aspetteremmo ascolto, dialogo e collaborazione.
Non denunce.
Ci aspetteremmo un confronto con i cittadini, con i comitati, con i sindaci che hanno firmato il documento.
Non tentativi di silenziare il dissenso.
La decisione dell’ASP di RC di denunciare 2.400 persone è un fatto gravissimo, che segna un precedente preoccupante.
Viviamo in una democrazia, dove il diritto di dissentire deve essere garantito.
Le istituzioni hanno il dovere di costruire fiducia.
E la fiducia non si costruisce mettendo a tacere le persone.
Noi non ci fermeremo.
Continueremo a rappresentare i cittadini.
Continueremo a denunciare ciò che non funziona.
Continueremo a difendere un principio semplice ma fondamentale: la salute è un diritto, non una concessione.
E i diritti, in uno Stato democratico, non possono essere messi a tacere con una denuncia.
L’ASP ha dato mandato ai propri legali,pagati con risorse pubbliche di denunciare cittadini che chiedono soltanto di essere curati e di vedere garantito il proprio diritto alla salute.
Abbiamo già due, a volte tre anni di aspettativa di vita in meno rispetto a un cittadino del Nord. Questo, da solo, basta a far comprendere in che stato versa la sanità calabrese.
Riteniamo inoltre che il governatore non sia pienamente a conoscenza di quanto un direttore generale si sia permesso anche solo di ipotizzare.
Non abbiamo mai rivolto attacchi personali alla dottoressa Di Furia o alla dottoressa Bernardi, che conoscono bene il Comitato, presente anche tre anni fa al Consiglio comunale di Polistena.
Abbiamo sempre parlato delle loro azioni come professioniste e dirigenti di un’ASP che, pur mostrando segnali di ripresa, fatica ancora a garantire i servizi indispensabili, costringendo i cittadini ai cosiddetti “viaggi della speranza”.
E mentre siamo qui a discutere, continuano ad arrivarci immagini che mostrano le condizioni dello spogliatoio del personale in diversi reparti di Polistena: un seminterrato, con accessi non adeguatamente controllati, dove — a causa di una porta già segnalata come insicura — si rischiano situazioni di pericolo per gli operatori.
Questa è la realtà che chiediamo di affrontare.




