Reggina, Ballarino si ferma: ora la città scelga il futuro, senza più alibi

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Reggina, Ballarino si ferma: ora la città scelga il futuro, senza più alibi


di Luigi Longo


La conferenza stampa del patron della Reggina 1914, Ballarino, segna uno spartiacque. Le sue parole sono state nette: non ci sono più le condizioni per andare avanti. E la disponibilità a fare un passo indietro apre ufficialmente una nuova fase.
Non è un passaggio banale. È, di fatto, la presa d’atto che il progetto si è fermato.
Ballarino, al netto delle critiche, è stato chiaro anche su un altro punto: negli ultimi mesi sarebbero arrivate manifestazioni di interesse per rilevare la società, ma – a suo dire – non si trattava di imprenditori solidi, né affidabili, né in grado di sostenere economicamente il rilancio del club. “Associazioni burlesche”, le ha definite. Un giudizio duro, che però fotografa una realtà: la Reggina non può più permettersi improvvisazioni.
Eppure, qualcosa si è inceppato. Dopo una lunga rincorsa, una squadra che aveva dimostrato di poter competere si è improvvisamente smarrita. Le ragioni restano poco chiare: problemi mentali, pressione, mancanza di compattezza. Non certo – da quanto emerge – questioni economiche, visto che stipendi e staff sarebbero stati regolarmente pagati.
Il risultato, però, è sotto gli occhi di tutti: la Reggina è fuori dalla corsa alla Serie C.
Ed è qui che il discorso si sposta dal campo alla città.
Reggio Calabria non merita la Serie D. Non lo merita la sua storia, non lo merita la sua tifoseria. Ma per dirlo con onestà: non lo merita neanche una classe dirigente che, negli anni, ha spesso gestito il calcio con superficialità, senza visione e senza una strategia capace di garantire continuità.
Adesso, però, non c’è più spazio per errori.
Se – come sembra – Ballarino è pronto a cedere, il titolo sportivo deve diventare un’opportunità per rifondare davvero. Ma attenzione: non può essere una partita giocata nelle stanze della politica o piegata a logiche elettorali.
Il sindaco facente funzione, Battagli, ha una responsabilità enorme. Non può chiudersi, non può decidere da solo, non può permettere che il futuro della Reggina diventi terreno di scontro politico.
Serve un tavolo istituzionale vero. Aperto. Trasparente. Con dentro tutti: maggioranza, opposizione, imprenditori, professionisti, rappresentanti dei tifosi e del mondo associativo.
Le proposte devono essere valutate alla luce del sole. Senza scorciatoie, senza trattative opache, senza soluzioni di comodo.
Perché questa volta non si può sbagliare.
La Reggina è un patrimonio collettivo. E come tale va difesa.
Reggio Calabria merita di tornare nel calcio che conta.
Ma per farlo, servono serietà, competenza e coraggio.
Tutto il resto, oggi, non basta più.