Inchiesta su depurazione e servizio idrico, quattro indagati in Calabria, c’è anche un sindaco
Mar 14, 2026 - redazione
In un’articolata indagine condotta dai Carabinieri della Stazione di Belvedere Spinello, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone guidata dal Procuratore Domenico Guarascio, ha fatto luce su una gestione fallimentare del servizio idrico integrato nel territorio comunale. L’attività investigativa ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di quattro soggetti, accusati a vario titolo di gravi reati che spaziano dall’inquinamento ambientale al falso ideologico.
Al centro dell’inchiesta ci sono gli impianti di depurazione situati in località “Chiusa del Pozzo” e “Chiatrette”. Secondo l’ipotesi accusatoria, la mancata manutenzione avrebbe causato lo sversamento continuo e incontrollato di reflui fognari non trattati. I liquami, seguendo le linee di drenaggio naturale, sono finiti direttamente nelle acque del fiume Neto, provocando l’impaludamento di diverse aree e una grave compromissione delle matrici ambientali.
Il quadro delineato dalla Procura di Crotone è complesso e tocca diversi profili di illegalità come il presunto inquinamento ambientale. I militari, infatti, hanno accertato il deterioramento delle acque del Neto, area inserita nella Rete Natura 2000. I rilievi tecnici hanno evidenziato carichi organici e batteriologici (tra cui Escherichia coli) che hanno alterato l’habitat e la biodiversità. E poi le omissioni e il rifiuto di atti d’Ufficio perché, nonostante la situazione critica fosse nota da tempo, non sarebbero stati adottati gli interventi necessari per garantire l’igiene pubblica e il corretto funzionamento degli impianti. Secondo la ricostruzione della Procura, il disastro ambientale sarebbe la conseguenza di un meccanismo contabile profondamente lacunoso. Gli inquirenti contestano infatti ipotesi di falso ideologico nei bilanci relativi agli anni dal 2021 al 2025: sarebbero state iscritte previsioni di entrata per il servizio idrico prive di qualsiasi fondamento giuridico, poiché riferite a somme mai effettivamente richieste agli utenti attraverso l’emissione dei ruoli. Questa mancata fatturazione ha creato un corto circuito finanziario che ha privato l’ente delle risorse essenziali per la conduzione e la manutenzione degli impianti, determinando un legame diretto tra il caos amministrativo e il degrado delle infrastrutture. In questo scenario di abbandono, a carico di uno degli indagati è stata contestata anche la gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi e RAEE, rinvenuti in prossimità dell’impianto “Chiatrette”.




