Nicola Cotroneo: talento, visione e autismo consapevole

La storia di un giovane reggino che ha trasformato metodo e disciplina in una forma silenziosa di eccellenza
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Sgomberiamo il campo: questa storia non vuole strappare applausi. È, semmai, una
storia di straordinario amore per la vita. Gli applausi, arriveranno col tempo.
Quella di Nicola Cotroneo è una storia delicata.
Ha 24 anni, eppure il suo percorso ha la solidità di chi ha imparato presto a stare
dentro le cose con disciplina. Tra Roma e Napoli ha conseguito la laurea magistrale
in Linguistica moderna, scegliendo di formarsi prima di attraversare il mondo. In
mezzo a città, biblioteche, aule e giornate che iniziavano presto e finivano tardi.
Oggi Nicola lavora all’interno di un importante gruppo di abbigliamento del
territorio reggino, con base a Melicucco, il suo paese natale. Un ambiente dinamico,
competitivo, dove affidabilità e visione contano più di ogni altra cosa. Ed è lì che
Nicola ha trovato il suo spazio naturale per il momento. Quella che oggi
chiameremmo comfort zone.
Il suo datore di lavoro non ha dubbi:
«In Nicola abbiamo trovato un’eccellente risorsa. È preciso, determinato, ha una
capacità di concentrazione rara e un senso di responsabilità che fa la differenza. È
uno di quei collaboratori su cui puoi contare davvero».
Parole che non sanno di circostanza. Parole vere.
Nicola è un ragazzo con autismo. Ma ridurre la narrazione a questa condizione
sarebbe un errore di prospettiva. Perché ciò che emerge, prima di tutto, sono le sue
qualità professionali: metodo, serietà, attenzione al dettaglio, coerenza. In un
mondo del lavoro spesso dominato dalla superficialità e dall’improvvisazione, Nicola
rappresenta una forma diversa di eccellenza: silenziosa, costante, sostanziale.
Quando parla del suo lavoro lo fa con uno sguardo limpido:
«Svolgo questo compito con amore. È una responsabilità che mi è stata assegnata e
la vivo con gratitudine. Mi piace sognare in grande, ma ho imparato a vivere le cose
giorno dopo giorno».
In queste parole c’è molto più di una dichiarazione d’intenti. C’è una filosofia.
In un tempo veloce, dematerializzato, eccessivamente connesso, in cui tutto scorre
senza sedimentare, Nicola pratica – senza nominarlo – l’hic et nunc. Il qui e ora.
L’attenzione piena al presente. La dedizione alla singola azione. La capacità di stare
dentro ciò che fa senza lasciarsi divorare dall’ansia del dopo.
Il suo esempio ci racconta che l’inclusione non potrà mai essere uno slogan ma un
processo concreto che passa attraverso il riconoscimento del valore. Racconta che il
talento assume forme diverse. Racconta che la professionalità non fa rumore,
produce risultati.
Nicola sogna, sì. Ma non si perde in essi: li costruisce e un passo alla volta.
E mentre il mondo corre, lui sceglie di camminare piano, con la stessa leggiadria con
cui ha risposto alle domande.
Forse è proprio questo il suo insegnamento più grande: tornare al presente, fare
bene ciò che abbiamo tra le mani e credere che la qualità umana sia ancora la vera
rivoluzione a nostra disposizione.