di Graziano Tomarchio
È emergenza fumo! Sono gli ultimi dati riportati dall’Istituto Superiore della Sanità a confermarlo, fornendo numeri allarmanti circa il totale di fumatori attivi nel mondo.
Ad esso corrisponde un altrettanto allarmante numero di morti per patologie fumocorrelate, circa 7 milioni nel mondo ogni anno, di cui 93 mila in Italia.
Un cancro sociale aumentato nel tempo che ora si colloca al primo posto nella classifica dei rischi di sviluppo di patologie cardiovascolari, quelle che nel tempo possono risultare letali per per il sogget toche ne è affetto.
Fumare una sigaretta tradizionale, comporta la formazione di oltre 4 mila sostanze tossiche prodotte dalla combustione del tabacco, di cui almeno 80 sono cancerogene.
Il fumatore attivo è per tanto esposto ad un rischio tre volte maggiore all’infarto, rispetto a un non fumatore, due volte maggiore all’ictus, e nelle donne fumatrici, 10 volte maggiore all’aneurisma dell’aorta addominale.
L’inalazione di fumo di sigaretta tradizionale non danneggia solo il sistema cardiovascolare, ma comporta allo sviluppo di malattie oncologiche quali il carcinoma della vescica, causato dal quattro aminobifenile, un cancerogeno prodotto dalla combustione del tabacco che si espelle attraverso le urine.
A questo si aggiunge il carcinoma polmonare, le cui cause sono legate per oltre il 70% alla dipendenza di fumo, e quello del fegato, in merito del quale i dati sono allarmanti in vista dell’aumento di casi annui che dai 5 mila del 2019, sono passati ai 13 mila del 2024.
Ai nostri microfoni ascoltiamo ora il dott. Vincenzo Montemurro, cardiologo presso “La Casa della Salute di Scilla” intervistato da Graziano Tomarchio.



