Una ricerca guidata dall’Università di Manchester ha scoperto che usando un cocktail
basato sul trastuzumab, un anticorpo monoclonale umanizzato, si possono ridurre e
perfino eliminare tumori al seno della tipologia ‘Her2 positivo’ in sole due settimane.
Lo studio presentato ad Amsterdam durante il Convegno europeo sul cancro al seno
potrebbe, qualora la sperimentazione andasse avanti con successo, permettere in futuro
di evitare che molte pazienti siano sottoposte alla chemioterapia. I farmaci, testati
negli ospedali di Manchester su 257 donne con tumori di 1-3 centimetri di dimensione,
hanno preso come bersaglio una particolare proteina, Her2, a cui sono positivi i
tumori al seno in un caso su 10, e che risultano particolarmente aggressivi. I medici
non si aspettavano però di avere dei risultati così buoni. Stavano infatti studiando
come i farmaci cambiano i tumori nel breve arco di tempo che passa dalla diagnosi
alla rimozione chirurgica. Ma al momento dell’operazione, in alcuni casi non c’erano
più segni del cancro. Entrambi i farmaci, si è visto, hanno attaccato la proteina
Her2, che alimenta la crescita di alcuni tipi di cancro al seno. Il trastuzumab lavora
sulla superficie delle cellule tumorali, mentre il lapatinib riesce a penetrarci
dentro e mettere fuori gioco la proteina. In meno di due settimane di terapia, il
cancro è sparito completamente nell’11% dei casi, e si è rimpicciolito di 5 millimetri
in un altro 17% di pazienti. Attualmente, per le donne con tumore positivo alla proteina
Her2, la terapia è prima chirurgica, seguita da chemioterapia e trastuzumab. Il
nuovo preparato osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti
[1]”, rappresenta il maggiore progresso nella cura di tale forma aggressiva del
cancro al seno. Oggi, il futuro del trattamento del cancro e le possibilità di sopravvivenza
è più che una promessa. Infatti secondo il Guardian, non ci sono dubbi su questo
cocktail basato sul trastuzumab che ha dato “risultati straordinari” nella lotta
contro il cancro al seno. Tuttavia serviranno ora sperimentazioni più ampie, per
vedere anche il rischio di recidive.



