Zapatero, il dossier americano che terrorizza l’Europa: ora i leader anti Trump (e anti-Israele) tremano davvero. E’ lo stesso meccanismo ( teorema) che hanno utilizzato per far fuori Bettino Craxi ?
Mag 28, 2026 - redazione
Il caso Zapatero agita l’Europa: il coinvolgimento dell’Homeland Security americana apre un fronte geopolitico
Nelle cancellerie europee circola da giorni una battuta che, col passare delle ore, ha assunto contorni sempre meno ironici: “Il problema non è perdere le elezioni. Il problema è finire nel radar americano”. Una frase che sintetizza il clima di crescente inquietudine che si respira tra Madrid, Bruxelles e Parigi dopo l’esplosione del caso giudiziario che coinvolge l’ex premier socialista spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero.
Al centro dell’inchiesta ci sono presunti traffici di influenze, riciclaggio e fondi opachi legati al salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra durante la pandemia. Ma a far scattare l’allarme politico in Europa non è soltanto il contenuto dell’indagine. Il vero elemento che ha dato alla vicenda una dimensione internazionale è il coinvolgimento diretto del Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, il DHS, che avrebbe collaborato ufficialmente con la polizia spagnola fornendo materiale investigativo considerato rilevante.
Un dettaglio che, nelle attuali tensioni geopolitiche tra Washington e alcuni governi europei, viene letto da molti osservatori come qualcosa di più di una semplice cooperazione giudiziaria internazionale.
Secondo diverse fonti diplomatiche europee, il caso viene ormai interpretato anche alla luce dei rapporti sempre più complicati tra il premier spagnolo Pedro Sánchez e l’amministrazione americana guidata da Donald Trump. Negli ultimi mesi Sánchez è stato infatti uno dei pochi leader europei ad assumere posizioni apertamente critiche verso Israele durante l’escalation in Medio Oriente e, secondo indiscrezioni circolate in ambienti diplomatici, avrebbe inoltre limitato il pieno utilizzo delle basi militari spagnole di Rota e Morón nelle operazioni statunitensi contro l’Iran.
Un atteggiamento che avrebbe provocato forti tensioni con Washington.
Non esistono al momento prove pubbliche che colleghino direttamente l’inchiesta su Zapatero a una strategia politica americana contro il governo spagnolo. Tuttavia, il semplice coinvolgimento degli apparati di sicurezza statunitensi ha alimentato in Europa il timore che il confine tra pressione geopolitica, intelligence e cooperazione giudiziaria possa diventare sempre più sottile nella nuova fase internazionale inaugurata dal ritorno di Trump alla Casa Bianca.
Il tema è particolarmente delicato perché gli Stati Uniti dispongono di una straordinaria capacità di raccolta di informazioni finanziarie e digitali attraverso i propri apparati investigativi, dal Tesoro americano all’FBI fino alle agenzie di intelligence. Inchieste transnazionali, flussi bancari, fondazioni, società offshore e relazioni internazionali rappresentano da anni terreno di collaborazione tra Washington e le procure europee.
Ed è proprio questo aspetto che preoccupa diversi governi del continente.
Molti leader europei sanno infatti che le grandi reti finanziarie globali lasciano inevitabilmente tracce: consulenze, triangolazioni fiscali, rapporti con oligarchie straniere o fondazioni politiche possono trasformarsi rapidamente in materiale sensibile sotto il profilo giudiziario o mediatico.
Per questo motivo, spiegano alcune fonti diplomatiche, numerosi governi europei hanno spesso preferito mantenere un equilibrio prudente nei rapporti con Washington, evitando scontri frontali anche nei momenti di maggiore tensione politica.
Il caso spagnolo viene osservato con particolare attenzione anche per un altro elemento: i presunti collegamenti con ambienti venezuelani vicini al vecchio sistema chavista. Washington considera da tempo il Venezuela uno dei dossier strategici più importanti nel continente americano e qualsiasi relazione politica o finanziaria con Caracas viene monitorata con estrema attenzione dagli apparati statunitensi.
Nel frattempo, il terremoto giudiziario continua a scuotere il socialismo spagnolo. Le perquisizioni negli uffici del PSOE, i sequestri di documenti e i sospetti su reti finanziarie internazionali hanno aumentato la pressione sul governo Sánchez, già indebolito da una fase politica particolarmente complessa.
Resta però aperta la domanda centrale che oggi agita le cancellerie europee: dove finisce la normale cooperazione internazionale contro i reati finanziari e dove inizia invece l’uso geopolitico delle informazioni e degli apparati investigativi?
Una domanda destinata a pesare sempre di più nei rapporti tra Europa e Stati Uniti durante l’era Trump 2.0.




